Conosciamo Vera Q


Noir Italiano: Ciao Vera  e benvenuta  a Noir Italiano. Posso offrirti un caffè?

Vera Q:  Ristretto, grazie. E, possibilmente, in vena: il cambio di stagione fa di me un bradipo.

NI: Cosa significa per te noir?

VQ: Sopra ogni cosa lo associo al colore nero, “pigmento” che considero rassicurante essendo il fondersi di ogni colore. Apprezzo l’idea che l’arcobaleno possa essere rappresentato da un unico simbolo.
Il noir inoltre permette, grazie alla sua etichetta letteraria, di spingere il lettore di genere verso una meta conosciuta: una sorta di consolidato picnic fuori porta dove gli ingredienti del pasto, hanno un sapore noto.
Tuttavia nei miei scritti, permeano profumi forti oliati da sarcasmo, salati dall’odio e pepati dal rancore. Il tutto presentato sopra un vassoio di ironia. Questa è la mia personale idea di noir: sì al picnic, ma che abbia come location Hanging Rock.

NI: Perché tra tutti i generi, hai scelto di cimentarti con il noir?

VQ: E’ il noir che ha scelto me. Provengo da letture gotiche ed horror eppure, nonostante la mia personale propensione verso il mostro non umano, mi sento più vicina alla realtà quando scrivo, il che mi porta a preferire mostri tragicamente terreni. Il genere noir mi permette di sondare l’abisso interiore dei miei simili presentandoli nella loro quotidianità perfettamente inseriti in un contesto sociale attuale, dove la normalità è tutta da dimostrarsi.

NI: Quando ti vengono delle idee per i tuoi romanzi, le scrivi subito o lasci che ti “fermentino” in testa?

VQ: Dipende dai momenti. Talvolta scrivo di getto senza neppure rileggere finché la frenesia del fare me lo permette e, soltanto dopo, ne verifico il senso.  In altre occasioni rimango pietrificata in doccia, (lo so, scontata quanto gli slogan elettorali!) con il balsamo in capo a fissare le piastrelle mentre compongo improbabili puzzle mentali. Ben capirai che in certe occasioni, io abbia i capelli talmente allisciati dal balsamo da assomigliare in modo preoccupante ad un cantante metal anni ‘80.

NI: Quando scrivi ti prepari una scaletta oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

VQ: Nessuna scaletta, nonostante ci abbia provato. Ho difficoltà nel seguire i protocolli, rifiuto addirittura la lista della spesa ritrovandomi poi con 4 pacchi di pasta, ma senza alcuna scatola di pelati. E’carattere, non posso violentarmi in qualcosa che non mi appartiene.

NI: Noir al femminile. Sono molte le donne che si cimentano con successo nel noir. Qual è il tocco in più che un’autrice può dare al noir, rispetto a un collega uomo?

VQ: Se la memoria non mi inganna rubo una frase, secondo me geniale ed in tema, al film South Park: «io non mi fido di una cosa che sanguina per 5 giorni e poi non muore.»
Sintesi impeccabile che mi ricorda d’essere strega.

NI: Credi che il noir possa anche fungere da strumento di denuncia sociale? Come?

VQ: Lo credo eccome. Non propriamente come denuncia sociale piuttosto nelle vesti di spaccato della società.
Narrare attraverso le gesta dei protagonisti quel che è sotto gli occhi di chiunque e che troppe volte, viene assimilato come “giusto” quando fa solo parte di un malessere cucito ad un’epoca.

NI: Quanto tempo impieghi per scrivere un romanzo tra creazione, scrittura e revisione?

VQ:  Non mi curo molto delle tempistiche che sono legate, purtroppo, al tempo che ritaglio per la scrittura. Se potessi dedicarmi esclusivamente a quello, sarei una grafomane incallita. Diciamo che il libro appena pubblicato “La scatola di cioccolatini di Silvia… (e di altre crudeltà)” , disponibile su Amazon, mi ha sottratta dal mondo per parecchi mesi, tuttavia è stata un’assenza piacevolissima.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

VQ:  Gli errori irreversibili si pagano con un C:/format.

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2 risposte a “Conosciamo Vera Q

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