Cinque infami per il noir italiano


Infamia

[in-fà-mia] s.f.

Condizione morale di chi ha commesso le azioni ritenute più gravi e disonorevoli

Azione, parole che per la loro bassezza morale suscitano sdegno

Persona o cosa che è causa di disonore

Chi sono i personaggi più turpi e infami creati dagli autori del noir italiano? Ecco la mia personale classifica.

GIORGIO PELLEGRINI (“Arrivederci amore, ciao”, “Alla fine di un giorno noioso”)

Il bergamasco Giorgio Pellegrini è il più scorretto, schifoso e pericoloso personaggio che abbia mai incontrato nella mia carriera di lettore noir. Un uomo pronto a tutto pur di ottenere ciò che vuole, che non si fa problemi a tradire, uccidere, minacciare, ricattare, stuprare chiunque si metta contro la sua voglia di rivalsa. Tra l’altro tutta questa violenza è finalizzata a ripulirsi la fedina penale e a ritrovare uno status di vita da incensurato. Un uomo depravato e maligno che affascina, perché il male attrae in maniera impressionante.

IL DANDI (“Romanzo criminale”)

Il Dandi, rispetto a Pellegrini, è un infame alla seconda. Pellegrini si sporca le mani con il sangue delle proprie vittime, mentre il Dandi tratta alle spalle dei propri compagni, alleandosi con la mafia siciliana in affari personali. Di vendicare la morte del Libanese non gliene importa nulla e quando si trovano tutti nella villa di Gemito, la vigliaccheria lo porta a vendere Bufalo alla polizia. Un vero infame.

MOSCATELLI (“Monza delle Delizie”)

AD di un’importante azienda informatica della Brianza. La particolarità? Essere il referente della cosca che spadroneggia in Lombardia e utilizzare i fondi provenienti da spaccio e pizzo per mandare avanti la baracca. Non impiega nemmeno cinque minuti a far eliminare i due amministratori che lo hanno accompagnato sin dagli inizi, poiché i due stavano rendendosi troppo autonomi. Non esita nemmeno a rivolgersi ai calabresi per far saltare in aria un appartamento pieno di prove compromettenti. Purtroppo, imprenditori così, in Lombardia ce ne sono stati parecchi e le indagini lo hanno dimostrato.

MICHELE  (“I milanesi ammazzano al sabato”)

Un uomo ama la propria figlia in modo incredibile, poiché questa è una minorata mentale. Affetta da una rara malattia che la rende una ninfomane. La ragazza è anche una splendida gigantessa bionda, che sul mercato delle marchette può valere parecchi milioni. E io che mi chiamo Michele, faccio il barista nel locale dove questo sfortunato padre viene a lagnarsi delle proprie sventure, cosa posso fare? Con una mano consolo il pover’uomo e con l’altra compongo il numero di un amico, ben introdotto nel mondo della prostituzione. Così rapiamo la donna, la droghiamo, la facciamo battere e poi l’ammazziamo e la bruciamo. Figlio di puttana.

DONNA (“Una brutta storia”)

Una donna di classe, venuta su a colpi di marchette e di soffiate all’amico (nonché sbirro corrotto Biagio Mazzeo). Peccato che Mazzeo, per lei, non sia solo un amico, bensì un amore segreto e mai confessato. Così quando la donna di Mazzeo, una ex prostituta rumena salvata dalla strada, viene brutalmente violentata dai ceceni (che sono in guerra con il poliziotto) Donna si offre di farle da guardia mentre si trova in coma all’ospedale. Una voce nel cervello le suggerisce che se la rumena dovesse morire, Mazzeo allora tornerebbe libero e disponibile. Questo pensa Donna quando preme il cuscino sul viso della giovane compagna di Biagio. Schifosamente noir.

E voi, che ne pensate? Quali sono i vostri personaggi più infami?

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