L’ombra del bosco scarno


Autore: Massimo Rossi

Tipologia: Noir – Thriller

Luogo: Alto Adige

Filo conduttore: La ricerca della verità su una sparizione

Ambientazione: Il mondo idilliaco delle malghe trentine

Protagonista: Helena, psicologa

Narrazione: In terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Il male è dentro l’uomo, non all’esterno

Giudizio nero:  Una piacevole conquista

“Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette…questo altr’anno giocherà con la maglia numero sette”. Le parole di De Gregori si adattano benissimo alla scrittura di questo esordiente, Massimo Rossi. Un ragazzo cinquantenne che si propone al pubblico con un romanzo ben scritto e che lancia interrogativi pesanti.

Sudtirolo. Immaginate un panorama di montagne innevate, una valle rigogliosa solcata da torrenti e da masi in legno e pietra, chiese dai tetti spioventi, gente sincera e generosa. E’ qui che vive la famiglia Baumann. Quattro fratelli e il vecchio padre, il paralitico Dragomar. Una valle chiusa, che da secoli vive secondo la Comunanza, codice di leggi create dal beato Thomas nel Medioevo. Aaron, il figlio di un’immigrata eritrea che alloggia presso i Baumann, si perde nel bosco durante una tempesta. Quando viene ritrovato, appare distante e terrorizzato. Per la psicologa Helena la diagnosi è terribile nella sua semplicità. Per tutti i valligiani, la colpa è dei nuovi inquilini del maso Becker, acquistato da un eccentrico stilista svizzero. Sarà la stessa Helena a cercare il pedofilo colpevole dell’abominio, un mostro che vive all’interno di quella pittoresca comunità.

Il romanzo è godibile, ben scritto e turba il lettore perché tratta temi come la pedofilia, i maltrattamenti e gli abusi sessuali perpetrati all’interno della famiglia. Un luogo che dovrebbe infondere sicurezza e che invece diviene prigione e una succursale dell’inferno. Così come la comunità, non più sinonimo di fratellanza bensì di turpe alleanza affinché le perversioni e il male degli uomini venga nascosto e insabbiato, cosicché tutti possano cullarsi nell’illusione di vivere in una dimensione priva di pericoli.

La scrittura è buona, scorrevole, senza grandi balzi linguistici. L’autore non ha paura di sporcarsi le mani e di parlare di situazioni scomode. Forse alcuni passaggi rallentano il ritmo, magari il lettore preferirebbe correre verso la soluzione del caso piuttosto che essere guidato per valli e malghe seppur meravigliose. Comunque un romanzo valido e un autore che sentiremo ancora nominare.

Perchè leggerlo: Perché è ben scritto e non “racconta” tutto subito

Perchè non leggerlo: Alcune parti rallentano

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Tutto insabbiato, come sempre

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