Sole, tristi e incapaci di amare?


Sono diventato (posso dirlo senza falsa modestia) un buon esperto del noir italiano scritto al femminile. Per dedicare questo mese alle autrici e alle protagoniste del poliziesco del nostro paese, ho letto parecchi romanzi, conversato con autrici e donne dell’editoria, ho avuto interessanti scambi di mail con tante persone (e le ringrazio tutte) che hanno voluto spendere il proprio tempo per aiutarmi in questa ricerca.

Mi sono fatto la mia idea, che è personale e soggettiva, criticabile quanto volete: le donne del noir italiano (a parte rari casi di vanità allucinante o di vittimismo a priori) hanno le palle. Ci sanno fare, scrivono bene e hanno qualcosa da dire e da trasmettere.

E allora mi domando, perché se le autrici noir in Italia sono delle toste, le protagoniste dei romanzi sembrano invece tutte delle solitarie, tristi, impelagate in relazioni che non le soddisfano o, come in alcuni casi, incapaci di innamorarsi? E’ soltanto un artificio letterario creato ad hoc per colpire il lettore o un sintomo di una situazione reale della società nostro paese?

Se prendiamo, non me ne vogliano le altre autrici, i tre casi che più mi hanno colpito, le cose vanno esattamente così. Non ce n’è una che abbia una relazione stabile, duratura, felice (forse perché certe relazioni esistono solo nella pubblicità del Mulino Bianco,? ndr)

“M’interessava  soprattutto riportare lo spaccato sociale di molte donne di oggi, che devono fare i conti con la solitudine o con la difficoltà relazionale con l’altro sesso. La Guerrera non cerca una storia solida, detesta l’idea dell’impegno affettivo: le è sufficiente colmare le lacune dei sensi, ma non mette in gioco il cuore.”

Afferma Marilù Oliva, che ha dato vita alla Guerrera, ragazza bolognese sola e davvero restia a innamorarsi (però bravissima a intrecciare relazioni con grandi mascalzoni). Una donna che non riesce mai a vincere le proprie paure, incertezze, che teme di amare perché, lo dicono tutti, amare fa soffrire. In realtà qualcosa sotto, che va al di là del semplice espediente narrativo, probabilmente c’è.

“Io credo che il problema sia di tipo societario. le donne hanno fatto passi da giganti, è indubbio, ma è un dato che la società non è in grado di assorbire. Di conseguenza si crea un conflitto tra sessi che sfocia spesso nella più totale diffidenza, competizione, paura reciproca. l’uomo, in questo momento, sembra tornare a una più rassicurante visione da anni ‘50, mentre le donne non sanno come e dove collocarsi, perchè sono sullo stesso piano degli uomini ma la società non lo ha ancora capito e assimilato, non è pronta a farlo…”

Dice Grazia Verasani, anche lei bolognese, scrittrice capace di creare un personaggio come Giorgia Cantini, investigatrice privata, sola e solitaria, impelagata in una complicata relazione con un poliziotto sposato e padre di famiglia. Una donna disillusa e senza più aspettative, tanto da affermare che “lì sotto non si bagna più neanche sotto la doccia”.

Bene, allora qualcosa brucia sotto le ceneri, un malcontento, un sentimento, chiamatelo come volete, qualcosa che poi viene riflesso e trova spazio nel noir.

 “L’ispettrice dei miei libri è una donna alla ricerca. Di un colpevole, di molte risposte a domande universali (la verità, il perdono) e anche di un modello maschile che possa aderire alle sue alte aspettative. E’ una protagonista “normale”. Non è bisessuale, né particolarmente tormentata, incazzata o frustrata e nemmeno una femme fatale. Normale, una donna che potresti incontrare e magari non notare. Esattamente come gli uomini e le donne che ci passano vicino tutti i giorni. Ma se ti fermi e la guardi diventa bella e interessante. In un libro posso permettermi quello che nella vita non si può. Offrire più di una chance ai personaggi e spingerli fino al limite massimo della sopportazione.”

Queste le parole di Elisabetta Bucciarelli, autrice che ha pubblicato i romanzi che vedono all’opera l’ispettrice della Questura di Milano Maria Dolores Vergani. Uno dei personaggi femminili più combattuti, alla ricerca di un equilibrio tra sentimento, ragione e verità. Perfettamente in grado di ritenersi fidanzata a un uomo della Digos (che vede di rado) e poi d’intrattenere un una relazione assolutamente platonica con un finanziere.

Forse questi ragionamenti sono solo paturnie di un lettore che non ha capito un’acca del noir e delle donne ma il fatto che tutte queste quattro protagoniste avessero problemi sentimentali, relazioni instabili o comunque dei problemi coniugali, mi ha fatto saltare la mosca al naso. Realtà o solo artefici letterario?

E’ una domanda che non ha risposta. Però il noir è una sorta di fotografia della realtà della società, anche se estremizzata o incattivita, per cui il problema, da qualche parte, deve pur esistere.

Rimane il fatto che, anche se siano tristi, sole, incapaci di amare, le donne del noir italiano (inteso come personaggi), sono valide, sfaccettate, ben caratterizzate e, su questo ci si può giurare, terribilmente noir.

E voi che ne pensate?

(Nel disegno in apertura, La Guerrera, disegnata da Niccolò PIzzorno)

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Intervista a Grazia Verasani

Intervista a Marilù Oliva

Intervista a Elisabetta Bucciarelli

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3 risposte a “Sole, tristi e incapaci di amare?

  1. Potrebbe essere una lettura ma se ci pensi sono moltissimi gli ispettori incapaci di relazioni stabili, maschi e femmine che siano. Per esempio mi viene in mente Mario Conde di Padura Fuentes, Adamsberg della Vargas, il commissario De Luca di De Giovanni, Harry Hole di Nesbo, Pedra Delicado della Bartlett). L’unico che mi sovviene con una relazione super stabile e il mitico commissario Maigret. Forse è più semplice far muovere i personaggi, maschili e fimminili, dentro una trama che sia più libera possibile e che quindi tengo meno conto delle ovvie responsabilità familiari!

    • Ciao,
      grazie per leggerci! Sì, in effetti anche io sono convinto che un personaggio con una vita familiare come quella del commissario Maigret, oggi come oggi, sarebbe noioso. E darebbe pochi spunti all’autore per sviluppare le storie e far affezionare il personaggio ai lettori! Che ne pensi?

  2. Forse, tutto dipende dalla capacità dell’autore di dar vita a un personaggio memorabile. Io Maigret lo adoro, è come un toccasana: quando sono stanza e stressata mi “sparo” un Maigret che con la sua stabilità e ripetitività mi tranquillizza. Insomma, come ho scritto su un post nel nostro sito “Maigret è come un Ferrero Rocher”.

    Ora che ci penso comunque, il Commissario Ponzetti di Giovanni Ricciardi tiene famiglia!

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