Conosciamo Sarah Ceriani


Milanese di nascita ma “camuggina” per scelta, l’autrice Sarah Ceriani è un’esordiente capace e che promette bene. Il suo romanzo “Acqua nera” è un “grigio” che appassiona ed è ben scritto. Prima di recensirlo, però, vorrei che la conosceste!

Noir Italiano: Ciao Sarah  e benvenuta  a Noir Italiano. Ci beviamo un calice di vino? Scegli tu…

Sarah Ceriani: Be’, un calice di Pigato, direi. Qui in Liguria è d’obbligo.

NI: Cosa significa per te noir?

SC: Noir è un modo di vivere, un modo di procedere, un modo di raccontare. Si vive nel presente, si procede secondo un senso di giustizia personale, si racconta in maniera essenziale.

NI: Perché tra tutti i generi, hai scelto di cimentarti con il noir?

SC: Perché sono un’assidua lettrice di noir. Mi piacciono particolarmente i personaggi, eroi solitari contro tutto e tutti.  Così nel mio libro ho creato un protagonista schivo, introverso, un perdente secondo l’opinione comune, ma determinato ad andare sino in fondo. Penserai che sia il solito un poliziotto o investigatore privato. Invece, non è nemmeno un avvocato o un giornalista, ma un falegname. Un falegname che per caso si trova invischiato in una morte poco chiara diventa un perfetto eroe suo malgrado, che va avanti trascinato dagli eventi, armato di ironia e di ingegno.

NI: Cosa rende la Liguria una regione noir?

SC: I delitti contrastano con la bellezza dei luoghi: questo ne amplifica l’efferatezza. E poi i Liguri sono un popolo chiuso, cosa che già di per sé contribuisce a rendere le ambientazioni un po’ inquietanti. La presenza del mare, inoltre, fa sì che non si possa prescindere dalla radicata tradizione marinaresca. Essere marinaio vuol dire avere a che fare con altre razze, con esperienze diverse e lontane, con la dimensione del viaggio. La Liguria è una stanza a cui manca una parete. Ci si ripara dentro, ma le onde del mare, con il loro andare e venire, portano gente, cadaveri, storie dimenticate, misteri irrisolti.

NI: Quando scrivi ti prepari una scaletta oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

SC: Preparo una scaletta di massima, soprattutto per costruire un intreccio di eventi che possa funzionare. Il resto viene da sé. Per me scrivere è come viaggiare: decido un itinerario da seguire, ma tutto quello che incontro e su cui mi soffermo viene solo strada facendo. A volte modifico anche l’itinerario, se qualcosa attira particolarmente la mia attenzione.

NI: Noir al femminile. Sono molte le donne che si cimentano con successo nel noir. Qual è il tocco in più che un’autrice può dare al noir, rispetto a un collega uomo?

SC: Credo che possa tenere la scrivania su cui lavora più in ordine. Scherzo, ovviamente!

In un romanzo noir l’autore dovrebbe apparire il meno possibile. Tutto lo spazio è per la vicenda e per i personaggi. Il lettore non dovrebbe neppure essere in grado di riconoscere se l’autore sia uomo o donna. Quindi sono per l’assoluta parità tra autori e autrici.

NI: Credi che il noir possa anche fungere da strumento di denuncia sociale? Come?

SC: Certamente, molti romanzi noir lo fanno e vanno a segno. In alcuni romanzi il colpevole ultimo è addirittura la società. Mi vengono subito in mente i libri di Chester Himes o di André Helena. La denuncia sociale è l’estremizzazione della percezione negativa della realtà da parte dell’eroe noir. Qualcosa si è spezzato dentro di lui. Il nero che imbratta il mondo gli è entrato dentro: non si fida più di nulla, sa che non esiste una felicità a cui tendere, sa che non ci sarà un finale consolatorio. Prosegue il proprio viaggio da solo, contro un mondo ostile che non comprende il suo senso di giustizia.

NI: Parliamo di rapporti tra lettori e autori. Quant’è importante per te?

SC: Come autrice mi ricarica avere il riscontro del pubblico, incontrare qualcuno che ha letto quello che ho scritto e sentirmi dire che ha sentito qualcosa o che è stato rapito dalla lettura è come aver fatto centro su un bersaglio.

Come lettrice mi piace immaginare l’autore come meglio mi aggrada, facendone a volte un personaggio quasi mitico, spinta dall’amore per ciò che scrive. Spesso andare oltre e conoscere l’autore di persona è quasi sempre meno gratificante e l’idea che mi ero fatta dell’amato scrittore spesso si frantuma.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

SC: Grazie a te per la chiacchierata. Una frase? Mm… eccola.

“Io non vado mai da nessuna parte per scelta. Sono gli eventi che mi portano. E, se posso, fuggo via.”

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