Happy Hour


Autore: Elisabetta Bucciarelli

Tipologia: Noir metropolitano

Luogo: Milano

Filo conduttore: Indagine sulla morte di una ragazza

Ambientazione: il mondo dell’illegalità milanese

Protagonista: Maria Dolores Vergani, ispettore di polizia

Narrazione: In terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che il marcio è ovunque

Giudizio nero:  Amaro noir (Guida ai giudizi)

Una volta l’aperitivo si chiamava aperitivo e consisteva in un crodino (o un campari con il bianco), con tre olive, due salatini e quattro patatine. Ora invece a Milano impazza l’happy hour, l’apericena e un sacco di altre amenità, dove al prezzo di un cocktail si mangia a buffet, abbuffandosi (scusate il gioco di parole) fino a scoppiare. Questo è l’ambiente entro il quale si svolge il romanzo di Elisabetta Bucciarelli, opera prima con protagonista l’ispettore di polizia Maria Dolores Vergani.

Una donna viene trovata uccisa e nel videoregistratore è inserita una cassetta che la raffigura durante un amplesso con un uomo di colore. La pista da seguire è quella dei bar, dei pub e dei locali alla moda milanesi, che la ragazza era solita frequentare e dove lavora l’atletico performer erotico, al secolo Maner Desaj, barista sudamericano. Le indagini condurranno a due fratelli, proprietari di un locale e al mondo dell’arte e delle compravendite milanesi.

L’autrice è bravissima nel raccontare la banalità e l’importanza del rituale dell’happy hour a Milano, vissuto come un vero e proprio rito al quale chi non partecipa è “out”. La scrittura è leggera, veloce e ci sono un sacco di neologismi divertenti che riescono a spiegare in un secondo quello che l’autrice vuole raccontare. Il romanzo, a parte il primo capitolo (un po’ criptico), scivola bene e si fa leggere senza problemi. Nonostante il tono leggero, quasi canzonatorio, “Happy Hour” è un amarissimo noir, un ritratto senza scampo della vuota vetrina che è la mondanità milanese.

Perchè leggerlo: Per capire Milano e i suoi riti

Perchè non leggerlo: Il primo capitolo è criptico

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Che giri assurdi!

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