Irene Pecikar@Noir Italiano


Oggi, per il mese dedicato al noir al femminile, ci viene a trovare la scrittrice triestina Irene Pecikar. Buona lettura!

Noir Italiano: Ciao Irene e benvenuta. Fa un freddo cane, io prendo un buon caffè bollente. Tu?

Irene Pecikar: Ciao e grazie per l’ospitalità. Un deca lungo, se non è un problema.

NI: Cosa significa per te noir?

IP: Il noir è una fiammella introspettiva (o di denuncia) che si insinua nei meandri della mente (o della società) carpendo le angosce, a volte le aspettative negate, gli atti più biechi e cerca di portarli alla luce prima di spegnarsi, lasciando spesso tutto nel buio, nel dubbio dell’irrisolto.

NI: Cosa rende Trieste una città da noir?

IP: Trieste è un crocevia di culture ed etnie, un punto estremo di passaggio, talvolta obbligato, per approdi più sicuri per chi è in fuga. Inoltre la città stessa ha angoli nascosti molto caratteristici, il Carso che la circonda è un altro punto forte. Trieste è noir, senza dubbio.

NI: Come mai, tra tutti i generi, hai sentito il bisogno di utilizzare il noir per raccontare le storie che avevi in mente?

IP: Io non mi limito a scrivere noir, mi piace sperimentare, trovo che le contaminazioni, per esempio, possano arricchire una trama. Ma scrivere noir è un’esigenza, un voler portare alla luce tra le righe un qualcosa, talvolta anche solo un’indagine introspettiva.

NI: Noir al femminile. Molte autrici si lamentano che le scrittrici, nel panorama poliziesco, siano snobbate. Qual è la tua opinione?

IP: Dicono anche che il noir sia un genere maschile… Eppure io (e tante altre donne) ho sempre letto noir. Quando un lavoro è fatto bene al lettore non importa se a scriverlo sia stato un uomo o una donna e nemmeno al critico letterario.

NI: Il noir è solo letteratura d’intrattenimento o può essere uno strumento di denuncia sociale?

IP: Si presta bene come strumento di denuncia sociale, ma non deve esserlo per forza. C’è un aspetto del noir che stuzzica e diverte solo per il piacere di leggerlo.

NI: I blog e i social network hanno azzerato le distanze tra autori e lettori. Come giudichi questo rapporto? E’ importante per te?

IP: Come lettrice prima e autrice poi, questo confronto per me è fondamentale. Ho conosciuto davvero tante persone del settore e ho imparato molto, soprattutto dall’umiltà e disponibilità di certi autori e autrici affermati. La critica diretta di chi ti legge poi aiuta a crescere e a migliorarsi.

NI: Quando scrivi utilizzi una scaletta o preferisci lasciare che sia la scrittura a guidarti?

IP: Scrivere un noir senza scaletta… Uhm, no, uso la scaletta, la scheda dei personaggi e così via. Una volta incanalata, la vena creativa fa il suo. Mi capita, però, a volte, di avere un’idea migliore che si incastra bene e faccio qualche modifica, ma in linea di massima una volta partorita l’idea, la vedo così bene nella mia testa che non faccio altro che descriverla.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

IP: Grazie a te! Guarda verso il mare, una massa cupa che potrebbe essere la notte se i lumi immobili delle navi in attesa di entrare nel porto non sottolineassero il suo essere mare. Tratta da Il filo dell’orizzonte di Antonio Tabucchi.

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