Qualcosa da tenere per sé


Autore: Margherita Oggero

Tipologia: Noir metropolitano

Luogo: Torino

Filo conduttore: Indagine sull’omicidio di una prostituta

Ambientazione: la Torino delle olimpiadi invernali del 2006

Protagonista: Camilla Baudino, insegnante

Narrazione: In terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che il noir è pur sempre noir, anche se scritto con una vena ironica

Giudizio nero:  Una piacevole conquista (Guida ai giudizi)

Non avevo mai letto nulla di Margherita Oggero e devo dire che me ne sono pentito, perché ho scoperto un’autrice capace di fare noir in maniera originale e semplice. Una scrittura scorrevole, diretta, senza troppi giri di parole, delle profonde introspezione nei pensieri dei personaggi, scritte quasi fossero flussi di coscienza (alla James Joyce, per intenderci). Una Torino fredda e spietata, nonostante la parvenza di allegria e festosità della quale si è ammantata.

Torino, appunto, anno 2006, quello delle Olimpiadi invernali. Tutta la città è percorsa da un fremito festante. Ma i criminali non hanno mai rispettato la “tregua olimpica”, sia nell’antichità che ai giorni nostri. Per questo viene trovato il cadavere orribilmente mutilato di una prostituta, tale Flora. In seguito anche il cadavere di un ragazzo sarà ritrovato in un fosso. I due omicidi sembrano lontani tra loro ma in realtà sono opera della stessa mano. Ma quale? Il compito di risolvere il delitto è affidato al commissario Berardi e all’ispettore Vitello, ognuno alle prese con i propri problemi familiari. Così entra in scena anche la professoressa in libertà (sospese le lezione per l’evento olimpico) Camilla Baudino che conosce una ragazza, Liuba, che fa parte di un gruppo anarchico che fa capo a un centro sociale, lo Schirrù. Tutti questi personaggi non lo sanno ma sono destinati a incontrarsi, poiché una volta tirati i fili delle loro storie, questi si congiungeranno in un unico finale.

Margherita Oggero scrive noir che non sanno di noir, i toni sono pacati, la scrittura è originale, scorrevole, a volte ironica. Torino non è una città cupa, fosca e fredda. E’ una città e basta, con le sue contraddizioni, i suoi contrasti a volte stridenti, la sua patina di perbenismo e il suo ventre molle, una città popolata da imprenditori e puttane, tutti nello stesso calderone. Il romanzo della Oggero è un bell’esempio di come, in Italia, si possa far noir in maniera unica e originale, senza scopiazzare modelli stranieri e sorprendendo positivamente il lettore.

Perchè leggerlo: Perché è un noir accattivante, scritto con semplicità

Perchè non leggerlo: Se amate i noir dai toni cupi e foschi, allora non è quello che fa per voi

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Che modo originale di scrivere i polizieschi

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