Cinque uomini simbolo della Milano criminale


OTELLO ONOFRI

Appartenente alla ligera, la mala milanese vecchio stampo, disorganizzata e romantica. Venne incoronato con il soprannome di “Re dei ladri” perché, durante il matrimonio tra Grace Kelly e il principe Ranieri di Monaco, s’intrufolò nel panfilo reale e si mise a svaligiarlo. Venne scoperto solo grazie ai miagolii insistenti di un gatto.

LUCIANO LUTRING

Luciano Lutring è, per così dire, il tramite tra la ligera e la criminalità che verrà. Artista delle rapine in banca, era un uomo che amava le belle donne e la bella vita. Rapinava non per necessità ma esclusivamente per “diletto”. L’utilizzo della violenza era limitato al massimo e solo in casi eccezionali. In questo era perfettamente testimone delle regole della ligera, che vietava la violenza e soprattutto proibiva di coinvolgere donne e bambini. Più che un bandito fu un “ladro gentiluomo”, riconoscibile dalle frasi in dialetto meneghino, pronunciate durante i colpi.

ANGELO EPAMINONDA

Catanese trapiantato in Brianza da piccolo. Teppistello con nessuna voglia di lavorare, inizia a inserirsi nel giro delle rapine alle banche. Riuscendo a crearsi un solido nome, entra nel giro che conta, immischiandosi negli affari delle bische clandestine gestite da Turatello e dello spaccio di cocaina per importanti industriali lombardi e criminali prezzolati. Dopo l’arresto e la morte di Turatello, diverrà il referente della mafia catanese al Nord. Arrestato nel 1984, collaborerà con la giustizia. Vive ora sotto protezione.

FRANCIS TURATELLO

Soprannominato “Faccia d’Angelo”. Cresce nei quartieri periferici di Milano e viene iniziato al crimine dallo stesso Otello Onofri, che vede in quel ladruncolo d’auto un potenziale boss della mala. Negli anni ’70 è il principale esponente della malavita milanese, anche se non instaura una vera e propria organizzazione criminale, bensì solo una banda gestita grazie al suo carisma. E’ il padrone occulto di Milano. Le bische clandestine sono tutte di sua proprietà (famoso l’episodio nel quale entra in una bisca non controllata, depone una bomba a mano sul tavolo e dice: “Banco”). Uomo crudele e senza scrupoli, ordinò a Epaminonda di uccidere la ex moglie soltanto per evitare che “rompesse le scatole” per l’affidamento del figlio. Arrestato nel 1981, viene soppiantato da Angelo Epaminonda, suo vice. Viene ucciso in un carcere di massima sicurezza sardo, dove viene accoltellato, sventrato e il suo cuore morsicato dai suoi assassini. Un tale scempio, sono ipotesi poiché la realtà non è mai stata svelata, fa pensare che Turatello avesse offeso qualcuno all’interno della criminalità.

RENATO VALLANZASCA

Il più famoso e conosciuto criminale milanese è in realtà quello che più si avvicina alla figura del bandito in senso stretto. Vallanzasca non ha il carisma né l’intelligenza di Turatello. La sua è una banda che ha pianta stabile nel quartiere della Comasina e che si dedica alle rapine e ai sequestri di persona. Non sarà mai in grado di costruire una potente organizzazione criminale come Epaminonda o Turatello, né di possedere l’aura di laro gentiluomo di Lutring (Vallanzasca infatti non lesina sull’utilizzo delle armi). Soprannominato il bel René per i suoi occhi cerulei e per lo sguardo intenso, scorrazzerà per le strade di Milano fino all’arresto e alle ripetute evasioni. Si trova attualmente in carcere.

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