Cinque regole d’ora della ligera


VIETATO RUBARE  QUI DA NOI

Una delle regole ferree della vecchia ligera milanese, la mala romantica e disorganizzata che venne spazzata dall’arrivo delle grandi bande criminali nel secondo dopoguerra, impediva a chiunque di rubare nella propria zona. Un detto brianzolo afferma che “non si ruba in casa del ladro” e i “leggeri” l’applicavano alla lettera. Non si poteva rubare in casa di altri malavitosi o comunque nella zona di porta Ticinese. Per rubare si doveva andare fuori

OCCUPARSI DELLA FAMIGLIA DEL CARCERATO

Quando qualcuno veniva incarcerato, i suoi compagni avevano il dovere di occuparsi dei genitori, della moglie e dei figli del galeotto. Si autotassavano e ogni mattina compravano latte e pane per i figli e un po’ di carbone per fare andare la stufa.

NON SI TOCCANO DONNE E BAMBINI

Argomento vietatissimo all’interno della ligera milanese. Il codice d’onore dei disgraziati che ne facevano parte imponeva il divieto assoluto di coinvolgere donne (anche prostitute) e bambini e di far loro del male.

LA VIOLENZA E’ L’ULTIMO DEI RIMEDI

Non che i “leggeri” fossero dei santi ma si trattava per lo più di scapestrati o di disgraziati senza lavoro né arte. I colpi venivano decisi all’osteria, era possibile utilizzare il coltello o la pistola per minacciare o spaventare le vittime ma la violenza era l’ultima ratio, da utilizzare solo se non v’era più scampo.

LA BESTIA PIU’ FEROCE L’E’ IL COMMISSARIO

Parafrasando un verso della canzone “Porta Romana bella”, una delle canzoni simbolo della ligera, voglio affermare che tra le regole che formavano un codice d’onore (tra l’altro mai codificato ma da tutti accettato) c’era quella di non fidarsi mai delle forze dell’ordine. Guai ad averci a che fare. In un’altra canzone, la povera Rosetta, una prostituta di porta Ticinese, viene uccisa da un poliziotto. Tutti i “leggeri” giurano vendetta e ingiuriano la polizia, simbolo (visto con gli occhi della ligera) di spie, ladri e infami.

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