I ragazzi del massacro


Autore: Giorgio Scerbanenco

Tipologia: Noir metropolitano

Luogo: Milano

Filo conduttore: Indagine sul massacro di una giovane insegnante

Ambientazione: il mondo dei “reietti”

Protagonista: Duca Lamberti, medico poliziotto

Narrazione: In terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che gli infelici sono sempre esistiti

Giudizio nero:  Amaro noir (Guida ai giudizi)

I ragazzi del massacro è il romanzo più forte di Scerbanenco. Il delitto che sta alla base è tra i più strazianti. Un’intera scolaresca, composta da ragazzi difficili, stupra ripetutamente, sevizia e uccide la propria insegnante, la ventiduenne Matilde Crescenzaghi. Un delitto raccapricciante che colpisce profondamente Duca Lamberti e lo proietta nel mondo dell’emarginazione milanese. Una classe composta da ragazzi deviati, affetti da turbe psichiche, sifilitici, tubercolotici o dementi, capaci di organizzarsi e massacrare la povera maestrina. Duca Lamberti organizza un interrogatorio cattivo e duro, che sintetizza con questa frase che mi ha parecchio colpito: “”Tre giorni fa questi ragazzi si sono presi una sbronza di anice lattescente a quasi 80 gradi. Sono ancora sotto choc etilico e questo odore li nausea.”
Versò l’intera bottiglia di anice sulla sedia dove si sarebbe seduto il prossimo ragazzo da interrogare, e in terra.
“Siccome la legge non mi permette di interrogare questi delinquenti a calcioni in faccia, allora devo ricorrere ai metodi psicologici.”

Ma i ragazzi sono stati addestrati bene e rispondo tutti “io non so niente, sono stato costretto”, cosicché Duca si ritrova con un pugno di mosche in mano. Sarà solo utilizzando uno dei ragazzi, Carolino Marassi, facendoselo amico e seguendolo nei suoi spostamenti che riuscirà a giungere alla conclusione del delitto.

Il romanzo è, come ho detto, il più tosto dell’intera produzione di Duca Lamberti. Scerbanenco non lesina sui dettagli scabrosi del massacro né ha remore nel descrivere il cadavere della povera maestrina. Il romanzo procede diritto come un fuso e i colpi di scena sono quasi inesistenti. Quello che colpisce è l’immersione nella realtà dei “reietti” della Milano dell’epoca. Ragazzi figli di tossici, prostitute, papponi, drogati a loro volta oppure omosessuali, affetti da turbe psichiche. Un corollario di un’umanità alla deriva che ha sempre fatto parte della società milanese, solo che in quell’occasione si era resa colpevole di un assurdo massacro. Un titolo forte, che può anche colpire il lettore, nonostante l’ambientazione risulti datata e ormai sorpassata.

Perchè leggerlo: Perché è il titolo più forte della produzione milanese di Scerbanenco

Perchè non leggerlo: Se lenocinio, basedoviano e ereloudetico sono parole a voi sconosciute

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Bello e tosto…

Se t’interessa l’argomento, allora dai un’occhiata a:

Scerbenanco Calibro 9

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