Scerbanenco vincerebbe lo “Scerbanenco”?


Oggi è facile, è un mese che sono qui a incensare il mio autore preferito e quello che reputo essere il più importante scrittore noir della storia del poliziesco italiano. Scerbanenco, il rivoluzionario del romanzo italiano, colui che gli ha saputo conferire maturità, che ha fatto capire a tutti che l’Italia è un paese da noir, eccome se lo è. Il punto è chiaro a tutti e non si discute. Ma se Scerbanenco non fosse lo Scerbanenco che conosciamo, ma fosse un comune aspirante scrittore di oggi, verrebbe pubblicato? Avrebbe poi lo stesso successo di pubblico?

La domanda non è così banale. Se ci pensate Scerbanenco non segue nessuna delle regole base che vengono prese dalle case editrici come dogmi inamovibili per giudicare la qualità di un romanzo. Gli incipit, a parte quello de “i milanesi ammazzano al sabato”, non sono memorabili. Lo scrittore usa poi un registro basso, non certo aulico, con le sue descrizioni di Milano, le ripetizioni, le perifrasi tipiche del parlato (“…dopo la pioggia il cielo di Milano, perché Milano ha un cielo, si colora di rosa…”).

Mettiamoci poi la concorrenza spietata degli autori, innumerevoli, presenti sul mercato. Riuscirebbe Scerbanenco, nome che non significherebbe niente per nessuno, uno senza agganci né santi in paradiso, a proporre il suo medico poliziotto Duca Lamberti a qualche agente letterario, a un editore come Einaudi, Mondadori, Garzanti?

Forse no, magari i suoi romanzi verrebbero giudicato poco commerciali dagli editor, oppure banali descrizioni di una Milano criminale che non interessa a nessuno, perché adesso il mercato vuole mattoni medioevali sulla Sindone oppure libri infarciti di gemiti di diciottenni che raccontano la propria iniziazione al sesso.

Chissà che il giovane Scerbanenco non finisca per pubblicare a pagamento, disgustato dai continui rifiuti e convinto che l’unico modo per emergere sia pagare, oppure si autopubblichi, regalando le copie di una “Venere Privata” ad amici e parenti.

E poi, diciamocela tutto, quale spazio troverebbe il giovane e sconosciuto Scerbanenco e il suo Duca Lamberti all’interno di una libreria, una volta pubblicato? Forse qualche copia qua e là, forse neanche quella, giusto a riempire i vuoti dell’autobiografia (e quella sì che vende) di un calciatore analfabeta o di una stella di un qualunque reality. E se, un lettore attento e originale, volesse poi comprare il romanzo di questo giovane Scerbanenco che si dice che scriva davvero bene, lo troverebbe davvero in libreria, oppure verrebbe liquidato con un “non c’è” o “Scerba…chi?”

Mettiamo per assurdo che il giovane e caparbio Scerbanenco riuscisse a sconfiggere l’immenso meccanismo del mercato editoriale e vedesse che il proprio romanzo, questa “Venere Privata” che ha avuto belle recensioni su Anobii e qualche parere positivo su dei blog, riuscisse a vendere e a conoscere un successo editoriale notevole, qualcuno si accorgerebbe di lui? Qualche premio, inteso come premio letterario noir di rilievo, sarebbe pronto a conferire a lui, a questo sconosciuto che parla di prostituzione, di una Milano nera, che da ai protagonisti nomi come Livia Ussaro, il premio come romanziere dell’anno? Lui, Scerbanenco, questo sconosciuto dal nome impronunciabile, vedrebbe il suo appunto impronunciabile nome inserito nella categoria dei finalisti di un qualunque premio, oppure i lettori leggeranno solo i soliti nomi, accompagnati dalle solite case editrici?

Insomma, Scerbanenco, oggi, lo vincerebbe lo Scerbanenco?

Se t’interessa l’argomento, allora dai un’occhiata a:

Scerbenanco Calibro 9

Sui passi di Duca Lamberti

Recensione de “Venere privata”

Recensione de “Traditori di tutti”

Il mondo di Giorgio Scerbanenco

Scerbanenco al cinema

Scerbanenco è tornato

Stazione centrale ammazzare subito

Milano noir, omaggio a Giorgio Scerbanenco

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Una risposta a “Scerbanenco vincerebbe lo “Scerbanenco”?

  1. Post molto interessante.

    Non so, la domanda è difficile, anche perché bisognerebbe vedere cosa scriverebbe Scerbanenco oggi. Di certo non gli stessi romanzi che ha scritto, ma libri influenzati dalla realtà milanese dei nostri anni… Insomma, bel post, risposta impossibile da dare!

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