Sui passi di Duca Lamberti_parte 2


Nel secondo episodio, intitolato “Traditori di tutti”, Lamberti è ancora un medico senza più professione, che non sa che fare della propria vita. Ingaggiato da loschi figuri per “ricostruire” la verginità di una ragazza di Buccinasco, si ritroverà invischiato in un torbido traffico di armi e in una spirale di delitti. Nel romanzo compare uno dei meglio riusciti (a mio giudizio) agguati letterari della storia del poliziesco italiano:

“Erano quasi a Ronchetto sul Naviglio, in un vero uragano di pioggia, vento, tuoni, lampi, un tram, dall’altra parte del canale, sull’altra strada, passò, solitario, unico, inverosimile e vuoto, avvolto quasi nei lampi, e nello stesso tempo l’autista disse: «Viene un’altra macchina incontro.» Morini, vicebrigadiere, gli disse: «Fermati.» Per lui era come se sapessero la misura esatta della strada che percorrevano. C’era insomma un canale in mezzo e ai lati due strade, non erano un gran che di strade nessuna delle due, ma quella a sinistra dove passava anche il tram era almeno larga e la sponda del canale era protetta da una ringhierina che forse poteva tenere poco, ma era meglio di niente. La strada sulla quale stavano loro, invece, poteva contenere, forse solo teoricamente, due macchine, una in un senso, una in un altro, e sul canale non vi era alcuna protezione, anche a piedi, qualche ubriaco, ogni tanto cascava dentro, erano gli inconvenienti dello stile veneziano.
La Giulietta verde, davanti a loro sembrò zampillare, illuminata spietatamente dai fari dell’altra macchina, ondeggiò come ubriaca.

«Ma le sparano addosso tutta una mitragliera,» disse Morini e vedeva distintamente ogni colpo di mitra che toccava la Giulietta, schizzare poi via come uno zampillo nel diluvio di pioggia illuminata dai fari.

«Spegni tutte le luci e saltiamo fuori,» disse Morini, ma fu inutile, la Giulietta, impazzita sotto la scarica di proiettili, ruggì con tutta la sua potenza e scatto via per uscire dal raggio di luce, ma per sfuggire c’erano solo due vie, a destra il muro di una casa, a sinistra il canale, e l’auto prima sbatté contro il muro, poi, come rimbalzando, affrontò il canale e vi cadde dentro.”

Nel finale Lamberti viene arruolato in polizia, con compiti di supporto alle indagini, sempre grazie all’amicizia con Carruà, che nel frattempo aveva instaurato una relazione con la sorella di Lamberti, Lorenza.

Ne “I ragazzi del massacro” vediamo per la prima volta Lamberti in veste ufficiale di investigatore, alle prese con un brutto caso. Una classe di ragazzi problematici, stupra e massacra la professoressa d’italiano, Matilde Cresenzaghi, delicata ventiduenne proveniente dall’alta borghesia milanese. Lamberti utilizza una metodologia d’indagine semplice, figlia del metodo medico a quale è stato educato. Alla riflessione accomuna anche la violenza, soprattutto negli interrogatori ai ragazzi, dove li fa ubriacare con anice opalescente, li prende a schiaffi e li minaccia. Scerbanenco giustifica così il ricorso a queste pratiche:

“E come è stato scoperto?” “A schiaffi. Era Mascaranti che l’interrogava. Quando combinano quei trucchi non pensano mai agli schiaffi. Non c’è mica bisogno di tante torture cinesi, al quinto o sesto schiaffo di Mascaranti, uno deve decidere prima che il cervello gli vada in acqua”.

Ma anche con questo metodo Lamberti non ottiene nulla. Scova così il più debole tra i ragazzi e decide di utilizzarlo per fare luce sull’accaduto:

“«Sei un uomo pieno di fascino,» gli disse Càrrua appena entrò. «Affascini tutti, donne, uomini, vecchi funzionari come me e perfino integerrimi direttori di istituto di rieducazione, voglio dire il direttore del Beccaria.»

Duca sedette davanti alla scrivania, credeva di capire.

 «Bene. Allora io ho chiesto al magistrato se ci concedeva di prelevare uno di quei ragazzi e di portarlo a spasso per qualche giorno per interrogarlo meglio, e lui, saputo che l’avrei affidato a te, questo ragazzo, ha detto di sì. Ti conosce, mi ha detto che non ha mai approvato la tua condanna per eutanasia, lui ti avrebbe assolto, e mi ha firmato subito l’ordine di affidamento. Eccolo qua.» «Allora con questo foglietto puoi andare al Beccaria. Il direttore, anche lui affascinato da te, ti consegnerà uno qualsiasi di quei ragazzi, a tua scelta. Mi pare che avevi accennato a uno che ha un nome curioso.»

«Sì, Carolino. Carolino Marassi.»”

Scopre, grazie al ragazzino, chi siano in effetti i reali mandanti del massacro e le motivazioni che li avevano portati a istigare i ragazzi a compiere quel gesto.

Se t’interessa l’argomento, allora dai un’occhiata a:

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