Cinque motivi per cui amo Scerbanenco


Inauguriamo oggi la nostra nuova rubrica “Il noir alla quinta”. Sarà la prima rubrica fissa di Noir Italiano, online ogni sabato, per consigliare, raccontare e valorizzare il noir che amiamo: quello italiano.
Non potevamo non cominciare, nel mese a lui dedicato, con i cinque motivi per cui amo Scerbanenco.

E’ stato il primo

E’ lui l’indiscusso capostipite del noir in Italia. I suoi romanzi sono innovativi, propongono realtà e situazioni fino ad allora mai esplorate. E per me, appassionato del poliziesco italiano, non possono non essere fondamentali

E’ politicamente scorrettissimo

Scerbanenco possiede uno stile cattivo, politicamente scorretto, a volte quasi scandaloso. Chiama invertiti, malati, non giusti gli omosessuali, Lamberti utilizza spesso la violenza e le torture psicologiche (come nell’interrogatorio dei ragazzi colpevoli del massacro della maestrina). Non lesina sui particolari truculenti e mostra Milano per quello che era: un mondo di ombre popolato da puttane, papponi, criminali, terroni. Nessuno oggi scriverebbe così senza beccarsi critiche o una denuncia.

Perché c’è Milano

Io non sono milanese, sono brianzolo. E’ diverso. E’ come dare del veneziano a uno di Chioggia o del livornese a uno di Viareggio. Ma per me Milano ha sempre rappresentato la città. Il resto è solo provincia. Banale, a volte, ma sicura. Mentre Milano è grande, chiassosa, sporca, difficile da capire, pericolosa. E la Milano descritta da Scerbanenco è la somma di tutte queste cose.

 E’ diretto come un pugno allo stomaco

Scerbanenco non utilizza artifici letterari. La sua scrittura è sintetica, priva di fronzoli, diretta, al limite del parlato. Tutto quello che l’autore voleva raccontare lo si trova in poche parole e tante righe che si possono contare sulle dita di una mano. Per questo i suoi romanzi dicono tanto e raccontano molto in meno di 150 pagine. La sintesi è un dono che pochi hanno e ancor meno sanno usare. Ecco perché i suoi romanzi filano lisci come l’olio in poche ore.

Racconta un passato che non tornerà più

Gli anni ’60 non torneranno mai più. Per molti sono il decennio del “boom” economico, del benessere, della 500 bianca parcheggiata sotto casa, di Gianni Morandi e dei Dik Dik. Ma sono anche gli anni del clientelismo democristiano, dell’abusivismo brutale delle periferie italiane, del distacco e della perdita delle tradizioni, del nero a tutti i costi. Scerbanenco racconta una versione del decennio del benessere come pochi hanno fatto. Tutto il nero dell’Italia dell’epoca condensato in 4 romanzi. Meglio di moltissimi trattati di sociologia.

Quali sono i vostri motivi per cui amate (oppure non sopportate) Scerbanenco? Raccontameli!

Se t’interessa l’argomento, allora dai un’occhiata a:

Scerbenanco Calibro 9

Sui passi di Duca Lamberti

Il mondo di Giorgio Scerbanenco

Scerbanenco al cinema

Scerbanenco è tornato

Stazione centrale ammazzare subito

Milano noir, omaggio a Giorgio Scerbanenco

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