Noir Italiano incontra Piergiorgio Di Cara


Commissario con esperienza nelle zone più calde d’Italia, il palermitano Piergiorgio di Cara è, come lui stesso si definisce, “uno sbirro che scrive storie di sbirri”. Un autore senza mezzi termini dunque. Per Noir Italiano è un piacere incontrarlo.

Noir Italiano: Ciao Piergiorgio  e benvenuto. Che ci prendiamo? Per me un calice di Donna Fugata. Tu?

Piergiorgio di Cara: Una birra, grazie, una guinness spillata a dovere.

NI: Cosa significa per te noir?

PdC: credo che il noir sia un mezzo per scandagliare le città, le sue anime, per raccontare la disperazione di una civiltà malata e provare a far trionfare la logica esatta di un processo investigativo, per cui il problema più complesso può essere risolto trovando il punto di vista giusto.

NI: Perché, tra tanti generi, hai scelto di cimentarti con il noir? 

PdC: perché nella vita faccio lo sbirro, perché volevo leggere romanzi in cui gli sbirri somigliassero agli sbirri che conosco e i cattivi ai cattivi che conosco. Gente normale cioè, alle prese con la fatica di vivere.

NI: Cosa rende Palermo una città noir?

PdC: una città teatro di tante violenze, di tanti misteri, fatta di vicoli in cui a dieci metri da un ristorante alla moda puoi assistere a scambi roba/soldi mentre mangi un piatto di crudité di pesce che costa un botto, non può non essere una città noir.

NI: Scerbanenco sosteneva che gli scrittori devono ambientare le storie nei luoghi in cui vivono, altrimenti non sarebbero credibili. Che ne pensi?

PdC: credo che in linea di massima abbia ragione, ma uno scrittore è cittadino del mondo per cui ogni città può essere la sua città, e ogni epoca la sua epoca. Io ho scritto un romanzo western ambientato nel Texas post guerra civile, eppure non ci ho mai messo piede. La scrittura si ciba di anima, e l’anima è libera di viaggiare come gli pare.

NI:Il noir è verosimiglia. Come affronti il tema della documentazione per i tuoi romanzi? 

PdC: mi basta leggere il Mattinale della Questura, o i verbali di arresto, le annotazioni d’indagine o le relazioni di servizio dei miei collaboratori per avere una documentazione originale, incredibile e freschissima.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura? 

PdC: meno di quanto dovrei e meno di quanto vorrei, ma quel tanto me lo faccio bastare.

NI: Il noir, per te, è letteratura d’evasione o può divenire lo strumento per raccontare e portare alla luce lati oscuri e storture della nostra società?

PdC: è sicuramente un mezzo di indagine delle società in cui viviamo, ma deve appassionare e regalare evasione dal carcere della quotidianità.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

PdC: “cammina, stronzo!”

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