La sconosciuta del lago


Autore: Nicola Verde

Tipologia: Noir

Luogo: Roma

Filo conduttore: L’indagine sul ritrovamento di un cadavere senza testa

Ambientazione: Anni ’50

Protagonista: Leopardo Malerba commissario della questura di Roma

Narrazione: in terza persona e in prima persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che l’animo umano è pieno di sorprese… e non sempre sono belle

Giudizio nero: Amaro noir (Guida ai giudizi)

Nicola Verde trae lo spunto per il suo romanzo da un fatto di cronaca vera e soprattutto nera. E’ l’estate del 1955 quando il corpo di una sconosciuta viene rinvenuto sulle rive del lago di Castelgandolfo, il particolare più agghiacciante è che quel corpo è privo della testa. Un fatto di cronaca che ha sconvolto l’Italia del dopoguerra, occupata a rimboccarsi le maniche e a leccarsi le ferite. Partendo da quell’ambientazione Nicola Verde trasforma Castelgandolfo in Castelghedino, ma è l’unica concessione di fantasia geografica. Per tutto il percorso di lettura si ha la netta sensazione di vivere gli anni ’50, i sapori, gli odori, le speranze di un popolo, sono una costante della narrazione che si articola con maestria fra vicende dei personaggi e caratterizzazione degli stessi. Uno fra tutti è Leopardo Malerba commissario della questura di Roma con l’incarico d’indagare su quella morte misteriosa. Leopardo è un antieroe, nel senso che è il contrario dello stereotipo dell’eroe. Brutto, basso, che cammina come una papera, e con un soprannome affibbiatogli da giovane tanto gravoso da portare quanto da nascondere. Perché “mezzacanna” dice tutto di lui, delle dimensioni di quello che si vede e di quello che non si vede. Malerba però non è uno stupido, e a tratti ci si appassiona al personaggio sperando che in qualche modo l’arguzia della mente possa riscattare la pochezza di fisico. Allo stesso tempo però non è un personaggio verso il quale si riesce a provare empatia. Un commissario che va con le prostitute, anzi solo con una, appunto per evitare commenti sulla sue scarsità, e qualche volta adesca alcune ragazze che vanno a servizio presso le famiglie più ricche. Burbero sul lavoro, con una vita privata che è un disastro in tutti i sensi, neppure la moglie lo capisce e lo aiuta, e come se non bastasse ci si mette pure un figlio non del tutto a posto che lui non riesce ad amare. E’ fra i risvolti dell’animo del commissario che la vicenda prende forma, i personaggi s’intrecciano, e a cercare di fare chiarezza Nicola Verde adotta un’interessante espediente narrativo, dove in alcune fasi è la vittima stessa a parlare (da morta), all’unica persona che può restituirle un’identità. Gli ingredienti del noir ci sono davvero tutti: un delitto efferato e misterioso, l’investigatore, gli indiziati tutti potenzialmente colpevoli, un modo fatto di vizi, miserie e tante bugie. A completare le pagine, un finale per nulla scontato che riunisce tutto in un’unica verità.

Non mi rimane che ricordare che a giusto riconoscimento del valore del volume edito dalla Hobby & Work, si è aggiunto un riconoscimento al Festival mediterraneo del giallo e del noir dove si è aggiudicato il premio per la sezione romanzi storici.

Perchè leggerlo: perché è un vero noir

Perchè non leggerlo: perché non si amano i veri noir

Cos’ho pensato quando l’ho finito: che i finali per nulla scontati esistono ancora

Contributo del gentilissimo Marco Ischia

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Una risposta a “La sconosciuta del lago

  1. Vi ringrazio per l’attenzione. La recensione coglie lo spirito del romanzo e forse pure qualcosina in più. Mille ringraziamenti anche a Marco Ischia.

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