Matteo Strukul @ Noir Italiano


Matteo Strukul, autore padovano, è tra i rappresentanti della nuova generazione del noir italiano. Quel tipo di letteratura scritta da giovani per i giovani, per raccontare i problemi e le ombre del nostro paese, senza ipocrisie e con il coraggio di osare. Tra le altre cose è anche tra i fondatori del movimento Sugar Pulp, che in questi giorni sta tenendo il proprio festival in quel di Padova.

Noir Italiano: Ciao Matteo e benvenuto. Che ci prendiamo? Per me un calice di Valdobbiadene. Tu?

Matteo Strukul: Un Prosecco ghiacciato.

NI: Cosa significa per te noir?

MS: Il noir è un genere preciso, mai consolatorio, con le ombre addosso. Lo caratterizza un senso di ineluttabilità. Il destino del protagonista, nel noir, in qualche modo è sempre già segnato. E malgrado tutto quello che egli potrà fare per cambiare il corso delle stelle non ci sarà modo per lui di sottrarsi a una sorte tragica. Solitamente nel noir il protagonista è un criminale, perciò nulla a
che vedere con l’hardboiled e i detective nè tantomeno con il thriller. Potremmo poi distinguere fra noir francese e americano, capirne le differenze, ma l’ultima cosa che voglio fare è una lezione, resta il fatto però che in Italia pochi sanno davvero che cos’è il noir e a causa di un’ignoranza diffusa si tende a chiamare noir ciò che noir non è affatto. Però certo l’etichetta funziona, qualcuno ha parlato perfino di post-noir. Aver lavorato a Meridiano Zero, aver
avuto e avere come maestro Massimo Carlotto ed essere oggi direttore del marchio editoriale Revolver di Edizioni BD, che non è una collana di noir tout court, anzi, mi ha aiutato molto a studiare e a farmi un’opinione sul tema. Ecco, se devo citarti un noir doc italiano dico ARRIVEDERCI AMORE CIAO di MASSIMO CARLOTTO che con questo romanzo è stato finalista all’Edgar Award, unico italiano nella storia ad arrivarci a parte Umberto Eco.

NI: Perché, tra tanti generi, hai scelto di cimentarti con il noir?

MS: Be’ appunto, non mi sono cimentato con il noir ma con il pulp, con lo sugarpulp cioè il pulp della barbabietola da zucchero, in omaggio al mio Veneto che tanto amo e al movimento che ho ideato e fondato nel 2009. Poi, certo, ci sono anche elementi noir nella storia de La ballata di Mila e ce ne saranno ancor di più nel prossimo romanzo, il sequel che uscirà all’inizio del 2013 sempre per le Edizioni E/O.Direi che ho scelto il pulp perchè era ed è un genere profondamente popolare – dove con popolare intendo di immediata fruibilità – specie se penso ad autori straordinari come Jim Thomspon ad esempio. La ballata di Mila è stato il romanzo che ha inaugurato la collezione Sabot/Age delle edizioni E/O diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto. Il leitmotiv che sta alla base del progetto è quello del sabotaggio, inteso come il racconto del non detto di questo Paese. Nel mio caso i temi sono la mafia cinese e la cultura della sopraffazione della donna che caratterizza l’Italia. Temi poco frequentati e su cui valeva la pena accendere i riflettori. Del resto il sabot era lo zoccolo che gli operai francesi incastravano negli ingranaggi delle macchine per bloccare la produzione. Quindi, allo stesso modo, gli scrittori Sabot/Age con le loro storie provano a bloccare la macchina della menzogna, del silenzio, dell’omissione. Forse per la prima volta una collana è caratterizzata dai contenuti e non dal genere. Io, come dicevo, ho scelto il pulp perchè sento che le mie storie sono state molto influenzate da autori come Joe R. Lansdale, Victor Gischler, Charlie Huston, Duane Swierczynski e dal cinema di Robert Rodriguez, Guy Ritchie, Quentin Tarantino. E poi però c’è molto altro: il fumetto di Jason Aaron e Alan Moore, i videogame come Bloodrayne e Assassin’s Creed, le serie Tv Spartacus o Sons of Anarchy sopra tutte, e una marea di letteratura gotica e romantica, cito in ordine sparso: Robert Louis Stevenson, Ernst Theodor Amadeus Hoffman, Friedrich Schiller, Thomas De Quincey, Edgar Allan Poe e poi ancora autori come Erskine Caldwell, William Faulkner, Theodor Storm, Alexandre Dumas, Emilio Salgari e in tempi più recenti Dan Simmons, Tim Willocks, David Peace, Derek Raymond, Mike Mignola, Daniel Woodrell, Cormac McCarthy, Don Winslow dai mi fermo qui.

NI: Nordest e noir, un connubio molto forte. Cosa rende “nera” questo
parte d’Italia?

MS: Il fatto che è un territorio di confine ed è immancabilmente la porta d’accesso sull’Est europeo che ha sviluppato, in tempi recenti, alcune delle forme di criminalità organizzata più potenti al mondo. Pensiamo alla mafia russa o cecena tanto per fare due esempi emblematici. Il tutto lasciando per un attimo da parte le Triadi e l’esplosione dell’Ex Jugoslavia. In questo senso il Nordest italiano diventa quasi geneticamente landa fertile per i connubi mafiosi specie se a questo aggiungi le infiltrazioni delle mafie del Sud Italia e
quelle autoctone.  E attenzione perchè non vanno dimenticate quella Nigeriana, Marocchina o Maghrebina, insomma davvero non possiamo lamentarci. Siamo una zona ancora ricca, dove il riciclaggio del denaro sporco da parte delle maxi cosche è all’ordine del giorno, fungiamo insomma da grande lavatrice un po’ come Berlino per i russi.

NI: Scerbanenco sosteneva che gli scrittori devono ambientare le storie nei luoghi in cui vivono, altrimenti non sarebbero credibili. Che ne pensi?

MS: Sono perfettamente d’accordo con questa sua affermazione.

NI: Carlotto mi ha raccontato che prima di scrivere un romanzo passa due anni a fare ricerche. Quindi la documentazione è la base di un buon noir. Come l’affronti?

MS: Non credo che la documentazione sia necessariamente la base di un noir. Certo, nel caso di Massimo lo è, anche se poi nei suoi romanzi c’è tantissimo altro: ritmo incalzante, azione, ricostruzione storica, intreccio magistrale… però ad esempio LA GABBIA DELLE SCIMMIE di Victor Gischler è un noir fantastico in puro Spillane style eppure non c’è un clamoroso lavoro di documentazione. Certo, per La ballata di Mila che è un pulp, mi sono documentato con giornali, monografie, attraverso colloqui e l’esperienza personale, ho lavorato per anni in uno studio legale. E lo stesso avverrà nel sequel ma devo anche dire che molta influenza nel mio caso la giocano anche gli altri linguaggi narrativi: il videogame, il fumetto, il film. Definirei la mia una
scrittura con una sola parola: meticcia. Questo si riflette anche in quello che scrivo per contenuti e forme.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

MS: Oggi per me è un’attività professionale. La alterno ogni giorno al mio lavoro di sceneggiatore di fumetti e direttore di Revolver www.revolverlibri.it marchio editoriale di Edizioni BD dedicato al romanzo noir contaminato con gli altri generi.

NI: Sei anche un editor. Cosa ti colpisce di più dei noir che analizzi? L’ambientazione, la vicenda, i personaggi.

MS: Direi il coraggio di osare. Gli autori che scelgo rinnovano il noir in modo determinante trasformandolo in qualcosa di diverso. Gischler lo mescola al pulp, al western, al fumetto, al cinema; Guthrie lo fonde con il gotico di Robert Louis Stevenson; Nikitas con la letteratura norrena e la mitologia, Willocks lo trasfigura in una visione letteraria di straordinario impatto emotivo. Ecco quello che vogliamo a Revolver è leggere noir contaminati che partano dal nero per colorare la tela con altre tinte.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

MS: “Imboccai la Florida Turnpike con il cadavere decapitato di Rollo Kramer nel bagagliaio della Chrysler, continuando a ripetermi mentalmente che avrei dovuto stenderci sotto un telo di plastica. D’accordo, la carretta era a nolo, ma non mi andava di lasciare in giro trofei per l’inevitabile safari della Scientifica. Ora mi sarebbe toccato staccare il tappetino del bagagliaio, innaffiare il sangue di candeggina e sperare che l’Avis impiegasse un sacco di tempo ad accorgersene. Molto meglio se avessi perso un minuto a stenderci sotto un telo di plastica. Merda.” (Da LA GABBIA delle SCIMMIE di Victor Gischler)

Grazie a te!

Se vuoi saperne di più su SugarPulp, dai un’occhiata a:

Uno spritz con Matteo Righetto

Conosciamo SugarPulp

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