Loriano Macchiavelli@Noir Italiano


Chi sia Loriano Macchiavelli non ve lo dovrei nemmeno dire. E’ l’autore che ha creato il personaggio di Sarti Antonio, il questurino bolognese con la colite, che ha letteralmente rivoluzionato il modo d’intendere e di fare noir in Italia. Macchiavelli è una sorta (mi perdoni il termine) “grande vecchio” del noir italiano e per me è un piacere aver avuto questo dialogo con lui. Dialogo su temi come noir, scrittura e attualità e che condivido volentieri con i lettori.

Noir Italiano: Buongiorno Loriano, benvenuto. Ci prendiamo un caffè, fatto alla maniera di Antonio Sarti?

Loriano Macchiavelli: Non glielo consiglio. Dalle mie parti si mormora che io faccia il peggior caffè nel raggio di parecchi chilometri. Non capisco: eppure applico le regole di Sarti Antonio.

Noir italiano: Cosa significa per lei “noir?”

LM: Premessa che serve per tutte le risposte che verranno: i pareri che esporrò, non sono indelebili e immutabili. Sono semplicemente il mio modo di vedere la letteratura che faccio. Condivisibili o no, sono le motivazioni che ho adottato, ma non è escluso che domani io cambi idea. Il che non dovrà fare orrore.

Noir. Significa esattamente ciò che significa giallo. Solo che fa più raffinato. Nella mia vita di lettore ho letto gialli che, al confronto, i noir fanno ridere. Ho idea che alcuni autori si dichiarino scrittori di noir perché si vergognano della parola giallo. Hanno anche ragione: per anni il romanzo giallo è stato sinonimo di letteratura di serie B. Non lo è più e la parola giallo si è trasformata in noir. Ci si era semplicemente dimenticati (o lo si voleva dimenticare) che nella letteratura ci sono romanzi belli e romanzi brutti. La sola differenza fra noir e giallo, come ha sentenziato un mio collega, è che alla fine del noir sono tutti un po’ più tristi.

Volendo essere seri a tutti i costi, si posso fare alcuni distinguo. Per esempio, nel noir c’è la metafora della vita, dei tempi. L’assassino, l’investigatore e persino la vittima lo sono della società. Il noir cerca di scoprirne la parte nascosta e di porre la domanda: “Ma lo vedete (o capite) dove siamo arrivati?”.

Se ci pensiamo un poco, non è la stessa per il giallo contemporaneo?

NI: Che differenze ci sono tra la Bologna nera di Sarti Antonio e quella odierna?

LM: Non lo so. So che Bologna non è più la mia città, che è cambiata (non so se in meglio o in peggio) e che io non mi ci ritrovo. Colpa della città? No, colpa mia che non sono stato al passo coi tempi.

NI: Bologna è forse la città, dopo Milano, con il maggior numero di autori noir. Si può parlare di una scuola noir bolognese?

LM: Non direi. C’è stato il Gruppo 13, che ha dato una bella mano a far uscire il giallo dal ghetto culturale nel quale una cultura miope l’aveva confinato. E per cultura intendo nomi illustri, gente che ha fatto la storia della letteratura italiana.

Il G 13 non è stata una scuola o una tendenza. Semplicemente un gruppo di scrittori (tutti giovani alle prime esperienze letterarie, tranne il sottoscritto) che aveva finalità comuni: dare impulso al romanzo d’indagine, presentare progetti agli editori, incontrarsi con i futuri lettori, capire le nuove strade da percorrere… Ognuno con le proprie idee, il proprio stile, le proprie finalità…

NI: Il noir è solo letteratura d’intrattenimento oppure può anche essere strumento per un “risveglio delle coscienze” e per raccontare le storture della società?

LM: Ne ho già parlato in alcune delle risposte precedenti. Per approfondire dirò in merito il mio parere. Ovvero, perché scrivo romanzi gialli.

Fin dal suo nascere, il genere ha avuto, forse senza rendersene conto, una precisa connotazione: raccontare la gente e il suo mondo attraverso il delitto, che è la più precisa identità della società di ieri, di oggi e del futuro. Questa connotazione è stata mantenuta dai grandi scrittori. I piccoli scrittori hanno dato ai lettori delle parole crociate.

NI: Lei, con il romanzo “Strage”, ha avuto dei problemi con la giustizia, poiché un imputato si era rivisto in un personaggio della vicenda. E’ possibile che vi sia una sorta di avversità da parte dei poteri forti nei confronti del noir e della sua capacità di analisi della società?

LM: Mi ha dato più problemi di tutti gli altri romanzi messi assieme. La domanda ha una risposta semplice che la storia della letteratura, assieme alla storia della politica, conferma: le dittature, le oligarchie, i poteri forti e chi ha altri termini li aggiunga, hanno sempre temuto il romanzo giallo. Ovviamente quando era un vero ROMANZO. Ci sono stati addirittura regimi che ne hanno vietato la pubblicazione. O ne hanno condizionato la struttura narrativa attraverso la censura.

Vogliamo fare nomi e cognomi? Le dittature fascista, nazista, staliniana. Anche la Dc, nei tempi della sua maggior potenza politica, ha fatto molto perché i lettori ignorassero i romanzi gialli di autore italiano. La motivazione era la stessa per cui si osteggiava in tutti i modi il cinema neorealista: i panni sporchi si lavano in famiglia. Ovvero, teniamo per noi le nostre schifezze.

Un motivo ci sarà.

Oggi il giallo, o il noir se vi piace di più, non fa paura a nessuno. Per cui: c’è qualcosa che non va.

NI: Le caratteristiche che deve avere un autore di noir?

LM: Le stesse che deve avere uno scrittore qualunque: saper scrivere.

NI: A cosa è dovuto, secondo lei, il successo di pubblico che sta avendo il giallo italiano in questo periodo?

LM: L’ho accennato sopra: non dà più fastidio e quindi… Racconta cose banali e quindi… È esattamente come un romanzo qualsiasi e quindi…

NI: In un panorama così affollato di autori, tra marescialli, poliziotti, detective, gente comune, medici… è ancora possibile essere originali e trovare soluzioni innovative oppure il noir è destinato a ripetersi?

LM: Lei ha dimenticato una categoria piuttosto importante: i magistrati. Da quando i magistrati arrivano con sempre maggior difficoltà a scoprire e a far punire i delinquenti reali, hanno pensato di raggiungerli e punirli con la fantasia. Non è un peccato, intendiamoci. Fanno benissimo. Il mio parere è sempre stato: più sono coloro che scrivono, più facilmente avremo buoni romanzi. Fra i tanti mediocri.

Il noir è destinato a ripetersi non perché siano in tanti a scriverli. È destinato a ripetersi quando gli scrittori non sono capace di rinnovarsi. Allora, non solo si ripete, ma muore di afasia.

NI: Come vede il futuro del romanzo poliziesco italiano?

LM: Noir.

NI: Il consiglio che darebbe a un autore che volesse avvicinarsi al noir?

LM: Se avessi dei consigli a dare a qualcuno, li darei per primo a me stesso. Anch’io soffro di afasia. La differenza è che io lo sento e cerco di venirne fuori. Non so se ci riuscirò.

NI: Quanto tempo impiega in media, tra scrittura, rilettura e revisione, a completare un romanzo?

LM:Non tutti i romanzi sono uguali. Alcuni li ho scritti in un paio di mesi. Per altri ho impiegato un paio d’anni. Fra quelli che mi hanno impegnato per un tempo più lungo, c’è Strage.

NI: La ringrazio. Ci regali una frase noir…

LM: Chi scrive deve stare dalla parte del disordine sociale. Anche economico. Il delinquente deve essere il suo accusatore.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

La lezione di Macchiavelli

Recensione de “Fiori alla memoria”

Recensione de “Passato, presente e chissà”

Recensione de “I sotterranei di Bologna”

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