Un caffè con Raffaella Romagnolo


La piemontese Raffaella Romagnolo ha pubblicato con Piemme una saga familiare dai toni noir: La Masnà. Ho chiesto a Raffaella di venire su queste pagine a raccontarci la sua visione della scrittura e del noir.

Noir Italiano: Ciao Raffaella e benvenuta. Posso offrirti un caffè?

Raffaella Romagnolo: Grazie, macchiato caldo, senza zucchero.

NI: Cominciamo. Cosa significa per te noir?

RR: Atmosfera, soprattutto. Mi capita di pensare che siano noir grandi romanzi che poco hanno a che fare con il poliziesco, ma sanno offrire, della realtà, una lettura perturbante.

NI: Cosa rende Casale Monferrato una città noir?

RR: Sono nata a Casale Monferrato, ma mi sono trasferita in un’altra città quando ero molto piccola. Casale è più che altro, per me, il luogo irraggiungibile dell’infanzia perduta. In generale, comunque, non credo ci siano luoghi che più di altri abbiano un’atmosfera noir. Ci sono scrittori che ne hanno saputo cogliere – o inventare – il carattere misterioso e inquietante.

NI: Come nascono i tuoi romanzi? Pensi “vorrei scrivere una storia che parli di…”, oppure lasci che sia la scrittura a guidarti?

RR: sono molto metodica e riflessiva. Amo costruire schemi, scalette, canovacci che rivedo molte volte prima di cominciare la stesura. Poi, però, la scrittura va un po’ per conto suo, con mio grande scoramento. Sento il bisogno di aver tutto sotto controllo, ma è un’illusione.

NI: Cosa fai quando sei a caccia d’idee?

RR: leggo. Non c’è stimolo migliore a scrivere di un buon romanzo.

NI: Ho conosciuto parecchi autrici noir, dal carattere e dalla scrittura valida e intrigante, eppure non viene dato loro abbastanza spazio. Perché?

RR: lo stesso accade in molti settori. Nell’industria, nella finanza, in politica. Perché in letteratura dovrebbe essere diverso? Ma le cose stanno cambiando, credo. Spero.

NI: Il noir è un genere che necessita di accurate ricerche per risultare credibile. Come affronti la cosa?

LV: La necessità di documentarsi non riguarda solo i noir. E aumenta se affronti cose molto lontane dal tuo vissuto: vicende che si svolgono nel passato, luoghi che non hai mai visitato. Cerco di studiare, di informarmi. E ogni tanto chiedo aiuto a qualche “esperto”.

NI: La tua musica per scrivere?

RR: Il silenzio. Non sono capace di scrivere narrativa con un sottofondo. Il ritmo altrui mi influenzerebbe.

NI: Quanto tempo dedichi in media alla scrittura?

RR: dipende dai periodi. Comunque almeno due-tre giorni alla settimana

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

RR: “era uno di quei personaggi che solo una cleptocrazia poteva generare: aveva un ricco conto in banca e neppure uno yen di misericordia nell’anima”. Junot Diaz, La breve favolosa vita di Oscar Wao. Ti piace?

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Una risposta a “Un caffè con Raffaella Romagnolo

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