Noir Italiano incontra Maria Masella


Maria Masella, genovese, è l’autrice che ha creato il personaggio del commissario Mariani. La fortunata serie di noir con protagonista il commissario, edita da Fratelli Frilli editori, ha ottenuto un buon successo, tanto da diventare una ficton. Ho chiesta a Maria di raccontarci la sua visione del noir e della scrittura.

Noir Italiano: Ciao Maria e benvenuta a Noir Italiano. Io prendo uno spritz, far fighetto, lo so, ma che ci vuoi fare…tu?

Maria Masella: Caffè caffè caffè, sempre. Quando è una giornata calda, e oggi lo è, un bicchierino d’acqua fresca da sorseggiare dopo. Siamo all’aperto? Se sì, accendo una sigaretta e sono a tiro.

NI: Cosa significa per te noir?

MM: Nero. Il colore più intrigante e misterioso, il colore dell’assenza di colori. Come scrittore, e lettore, scrivere, e leggere, noir è sondare i lati oscuri della vita: un delitto ha sollevato per un attimo l’involucro di apparente ordine e si può scrutare, ascoltare, annusare… Questo è il noir.

NI: L’angolo più noir di Genova? 

MM: La prima risposta, immediata, a pelle, è Raibetta. Ma soltanto perché nel noir in lavorazione sono proprio qui. Il mare è a un passo, ne senti l’odore, ma non lo vedi… Mi piace scoprire il “noir” anche in zone inconsuete, meno “pittoresche” e la seconda risposta, di cuore e di testa, è la mia Sampierdarena, per la precisione gli archivolti sotto la ferrovia che costeggia la via del tram (via Buranello, ma nessuno la chiama così): in uno di quegli archivolti ho ambientato la prima scena del ciclo Mariani.

NI: Perché tra tutti i generi, hai scelto di cimentarti con il noir?

MM: Sono bestia anomala… Passo dal noir al romance, con puntate ai romanzi non di genere. Ho voglia di una storia e cerco la voce, il genere giusto per raccontarmela. Raccontarmela, non raccontarla: non è un errore di battitura! Quando inizio un romanzo non ho scaletta, non ho nulla! Per leggerlo devo scriverlo. Da qualche mese ho una storia che gira e gira e bussa e devo ancora trovare la via giusta per dirla, che poi non è una storia fatta e finita, ma una sensazione sulla pelle. Diventerà un noir o un non-noir? O resterà lì in attesa?

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

MM: Un’ora, massimo due al giorno, senza preferenze e spesso non “tutte di fila”, non per mancanza di ispirazione ma perché la mia vita è abbastanza piena; in pratica scrivo quando posso, a spizzichi e bocconi, accendo il pc, richiamo il file e comincio a scrivere dopo aver letto l’ultima riga. Questo se sono in prima stesura, mentre per le revisioni (tante) devo lavorare almeno un’ora senza interruzioni (se è la prima revisione, che in realtà è la prima lettura, due ore di fila sono essenziali). C’è però un’altra risposta, opposta alla precedente, vera anch’essa: scrivo sempre. Una parte di me è sempre al lavoro ad ascoltare, guardare, memorizzare, vagliare possibilità… Alcune storie si formano in quel tempo strano prima di addormentarsi o mentre ci si sveglia.

NI: Quando stai creando e scrivendo ti aiuti prendendo appunti oppure tieni tutto in testa? 

MM: Niente appunti, per fortuna ho una discreta memoria esercitata da una vita da matematico. L’unica volta in cui, forzata da un editor, ho scritto una scaletta, non sono riuscita a scrivere il romanzo che voleva prendere una direzione diversa. Però tengo un foglio accanto al pc, pieno di scarabocchi e con annotazioni varie, ma tutto in meraviglioso disordine.

NI: Credi che il noir possa anche fungere da strumento di denuncia sociale? Come? 

MM: Qualunque storia, ben scritta, è anche un’ indagine sociale. Il lettore potrà indignarsi leggendo quanto lo scrittore gli ha mostrato… E quella storia diventerà uno strumento di denuncia sociale. So di aver risposto soltanto in parte: diffido dei romanzi scritti per uno scopo, per quanto ammirevole.

NI: Su che tipo di lavoro di documentazione si basano i tuoi romanzi?

MM: Preferisco mettere in scena persone comuni, quelle che si incontrano per strada o nel bus. Giro e guardo, ascolto… E poi guide, libri, internet. E ricordi, studi precedenti. Per Primo ricordavo di aver letto un dettaglio relativo ad un’arma da fuoco: ho scritto alla Polizia di Stato e sono stati gentilissimi. Per quello su cui sto lavorando ho trovato su internet le informazioni che mi servivano. Quando insegnavo interpellavo i colleghi…

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

MM: Niente autocitazioni, ma De André, Via del campo: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” . Non sembra una frase noir, ma lo è.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Intervista a Carlo Frilli, della Fratelli Frilli Editore

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2 risposte a “Noir Italiano incontra Maria Masella

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