Il noir d’inchiesta esiste?


Lo scrittore Vito Bollettino mi ha scritto, in forma privata, per mostrarmi i suoi dubbi riguardo al approfondimento dal titolo “L’Italia e il volto noir delle verità”. Nella sua mail, Vito si chiedeva effettivamente se si possa coniugare inchiesta giornalistica e romanzo noir. Noir Italiano è un blog che da voce a tutti quelli che abbiano qualcosa da dire e le parole per farlo, anche a chi non è d’accordo, per cui ho chiesto a Vito di raccontarmi il suo punto di vista. Questa è la sua risposta. Chiunque voglia rispondere, è il benvenuto.

IL NOIR D’INCHIESTA ESISTE?

di Vito Bollettino, in risposta a L’Italia e il volto noir delle verità_parte 3

Il tuo è un bel post, Omar, ma ci sono un paio di cosette che mi lasciano perplesso.
Cos’è la querela preventiva? Per quello che ne so, è solo un stupidaggine massmediatica (che per quanto abbia più volte sfogliato il codice penale e quello processuale non sono riuscito a trovare come istituto giuridico), un bau bau sparato contro Le Iene dall’ onorevole (quella scena aveva davvero poco di onorevole) Carlucci. Lei, FORSE, faceva confusione con la PROCURA SPECIALE PREVENTIVA A PROPORRE QUERELA, che è tutta una’altra cosa. In Italia, vivaddio, non si processano le intenzioni. Almeno nei tribunali.

Non condivido affatto l’affermazione “Il timore che la querelo-mania possa minacciare anche la narrativa e, in particolare, la narrativa d’inchiesta è molto vivo e ci inquieta” di Tersite Rossi. Molto più convincente Massimo Ranier che dice “se si fanno nomi e cognomi di persone realmente esistenti e ci si riferisce espressamente a fatti realmente accaduti, ci si assume anche l’onere di non essere diffamanti”. Sarebbe troppo facile andare in giro a tirare “sberle” a destra e a manca e pretendere di non rischiare nemmeno una querela.
Chi si propone di fare inchiesta si fa paladino, in qualche modo, della giustizia (giudiziaria o sociale che sia) e non può pensare di mettersi la bella casacca bianca del difensore di cause e poi farsela addosso alla prima minaccia di querela.

Forse sono altri i motivi per i quali in Italia si fa poca inchiesta. Magari, costa troppo e rende poco e ci si fa pure qualche nemico ed altre cose che meriterebbero un approfondimento che ora non mi sembra il caso di fare.
Poi, il ruolo di supplente del romanzo d’inchiesta al vuoto lasciato dal giornalismo d’inchiesta (Carlotto dice: è morto! Io dico: è in coma, profondo ma non irreversibile), comunque, mi convince poco. Ci sono molte cose che si possono fare con il noir (di cui non ho ancora compreso il reale significato e più leggo le spiegazioni di chi dice di saperlo e più confuso ne esco): politica, morale, denuncia sociale, allarme, sensibilizzazione. Ma che ci si può fare con il noir d’inchiesta? O meglio esiste il noir d’inchiesta? Io credo di no.
L’inchiesta può essere cibo per il romanzo noir (e magari lo fosse più spesso) ma non compagna. È possibile anche l’inverso, l’inchiesta che si nutre del romanzo, ovvero che ne prende spunto. Se si accoppiano, però, culmineranno in una bella polluzione sterile, a cui seguiranno mesi di gravidanza isterica e partoriranno un essere mitologico, una finzione di verità- la propria- spacciata per assoluta.

Il primo dovere di una inchiesta degna di essere considerata tale è quello di essere scrupolosa, approfondita e, nei limiti dell’umano, fedele ai fatti e ha lo scopo di portare alla luce la verità, magari parziale, come sono quelle umane, ma il fine deve essere quello. L’inchiesta non si può permettere il lusso di fare semplicemente insinuazioni. Ha fame di colpevoli, con tanto di nomi e cognomi, e ha il dovere d’inchiodarli alle proprie responsabilità. Cito; testualmente, lo Zingarelli:

Inchiesta s.f. investigazione., ricerca che si propone di appurare lo svolgimento di certi avvenimenti e lo stato di determinate situazioni. Polaris: …. ricerca metodica e diligente, da parte di chi ne ha l’autorità, delle prove di fatti criminosi/Indagine; sondaggio della pubblica opinione: un inchiesta giornalistica. Sulla stessa falsa riga è Wikipedia che ritiene esistere solo due tipi d’inchiesta, quella giudiziaria e quella giornalistica.
Si sa la lingua si evolve, i significati delle parole si ampliano (e, talvolta, cambiano) e non mi stupirei domani di trovare accanto all’ inchiesta giudiziaria e giornalistica, anche quella noir. Ma rimane il fatto che mentre l’inchiesta necessita di fatti nudi e crudi, scevri da preconcetti, da partigianerie, il romanzo è emozioni, suggestioni. Ancora di più, proprio per la natura forte delle storie che racconta, il noir non può fare a meno, pena la condanna all’insipido, di far parlare la parte recondita del malvagio, di mostrare il c.d. “punto di vista del Male”. E, fosse anche solo per questo, smetterebbe di essere vero, come l’inchiesta necessita per essere onesta.

Tutta questa emotività dei personaggi, la magie delle parole che lo scrittore insegue per creare il filo empatico con il lettore, falsano inevitabilmente la verità e la rendono, seppure di poco, distorta e incompatibile con l’inchiesta. Chi potrebbe dire, senza mentire, di conoscere veramente cosa ha pensato Leonarda Cianciulli mentre girava il bastone nel pentolone per fare il sapone con i corpi delle sue vittime?
Come ho già detto, il noir si può nutrire d’inchiesta, ma il risultato, è tutto un trucco, nulla di tutto quello che ho letto è vero. Lo puntualizza anche l’ ufficio legale della casa Editrice di Perdas de fogu «Questo romanzo è frutto di un’accurata inchiesta sul poligono di Salto di Quirra, ma, essendo un romanzo, nulla è vero». La stessa cosa vale per altre cose scritte da Carlotto e da quanti hanno imboccato questo filone.
E, allora, cosa resta di quello che ho letto, a parte il piacere della lettura in sé? Resta che mi guardo intorno, comincio a pensare e vedo che i malati da inquinamento di nano particelle esistono davvero, che la criminalità organizzata, i politici (e forse anche i poliziotti e lo dico con una punta di dolore) corrotti, i banchieri, un certo tipo d’imprenditoria stanno davvero fagocitando il nostro paese. Ed ecco il valore aggiunto.
Ma, per tornare al nocciolo, qualcuno è finito in galera e qualcuno si è dimesso? Io non ho memoria che questo sia mai accaduto dopo l’uscita di un romanzo e, allora, inchiesta non è. Il resto sono chiacchiere.
E, alla fin fine, dato che le chiacchiere, appunto, stanno a zero ed è la sostanza quella che conta, e dato che io mi nutro di dubbi, potrei facilmente cambiare idea se qualcuno mi dicesse quali noir hanno prodotto dimissioni di politici o faccendieri, arresti di criminali o corruttori. Grande merito do a quegli autori che si cimentano in romanzi così complessi ma non riesco a riconoscere l’esistenza reale del noir d’inchiesta.

Concludo sintetizzando la mia visione delle cose: l’inchiesta cerca la verità dei fatti, il noir la recondita ragione del Male. Beh, se non sei Dio, rinuncia a metterle insieme.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

L’Italia e il volto noir della verità

Un’introduzione al noir mediterraneo

L’eredità di Izzo di Piergiorgio Pulixi

The black album, con Massimo Carlotto

Intervista a Massimo Carlotto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...