Bologna in “salsa” noir


“Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale, Bologna la grassa e l’ umana già un poco Romagna e in odor di Toscana…”

Così cantava Francesco Guccini in una sua canzone dedicata al capoluogo emiliano. Quella Bologna, che per me, da lombardo che crede che il mondo finisca a Milano, è sinonimo di tortellini, Lucio Dalla e il traffico di Borgo Panigale in direzione di Rimini e delle vacanze. Una città che negli anni ’60 veniva indicata come esempio di buon governo, di tolleranza, di eccelsa qualità della vita. In quegli anni la città è stata la capitale di una rivoluzione, quella del noir italiano. Una rivoluzione innescata da uno scrittore chiamato Loriano Macchiavelli e dal personaggio uscito dalla sua penna: il questurino Antonio Sarti.

Oggi, a quasi quarant’anni di distanza, un’altra rivoluzione si è compiuta a Bologna: è la rivoluzione del noir della “Guerrera”.

Chi è la Guerrera? E’ una ragazza (potrebbe essere una mia coetanea), appassionata di musica latino americana e studentessa di criminologia all’università. In realtà detta così potrebbe sembrare una descrizione semplicistica ma la Guerrera, al secolo Elisa Guerra, è un personaggio complesso e ricco di sfumature.

Ha alle spalle un passato tormentato, un’infanzia segnata dalla morte dei genitori e dalle cure poco amorevoli di una prozia perbenista e rigida come una matrona vittoriana. Questo la rende un personaggio estremamente caratterizzato, misantropo e incapace di costruire una relazione stabile (se si eccettua una storia d’amore sofferta e difficile con un famoso cantante cubano). La Guerrera è una ragazza che non crede a nulla e trova soltanto nella salsa e nella capoeira (arte marziale di origine brasiliana) le valvole di sfogo alle sue frustrazioni.

Marilù Oliva descrive così la nascita della Guerrera:

Volevo un personaggio lontano dai cliché femminili, sia fisicamente che caratterialmente, una donna che spezzasse gli schemi. In lei c’è qualcosa di molto forte (l’impeto, la volontà) e qualcosa di molto fragile (il suo non credere nell’altro)”

Come molti giovani italiani anche Elisa non riesce a trovare un lavoro degno degli studi compiuti e degli sforzi fatti. Se si eccettuano esperienze nella redazione di una rivista d’infimo ordine e la Pony Express per una pizzeria, la Guerrera è una disoccupata perennemente in cerca di una chance. Quindi non stiamo parlando di romanzi noir con protagonista un investigatore privato dal grugno cattivo e dal cuore tenero o un commissario di polizia con il pallino per l’arte. Tutt’altro. I romanzi di Marilù Oliva raccontano i fatti attraverso la lente d’ingrandimento di una semplice ragazza d’oggi, che incappa suo malgrado in avventure “noir” in seguito a omicidi che coinvolgono persone a lei vicine. Un personaggio nel quale il lettore si può immedesimare, poiché è passato egli stesso attraverso la trafila di colloqui e pseudo-impieghi del tipo “ottima percentuale sulle vendite”, “necessario orientamento al problem solving”, “il candidato deve lavorare in un team giovane e dinamico”, “contratto a termine più proroghe”, oppure perché c’è passato qualcuno che conosce.

In questo, la Guerrera è estremamente noir, se con questa parola intendiamo la capacità dello scrittore di catturare un momento delle nostra società e della sua evoluzione. Il nostro periodo è purtroppo fin troppo influenzato dalla cosiddetta mancanza del “futuro di una volta”, ovvero di quell’idea di lavoro stabile e fisso che garantiva l’apertura di un mutuo, l’acquisto di una casa, la creazione di una famiglia, il pagamento delle tasse, il raggiungimento della pensione. La Guerrera non potrà mai fare nessuna di queste cose e con lei (e questo dovrebbe far riflettere i nostri governanti) una moltitudine di giovani italiani. Marilù descrive così la scelta di un personaggio così “normale” e precario:

“Ho raccolto testimonianze di amici, io stessa ho svolto diversi lavori (dall’autista dell’autobus alla redattrice sottopagata, all’insegnante di salsa) ma soprattutto mi sono guardata intorno.L’empatia di cui già avevamo parlato: ricordi? Il precariato è un problema che segna la nostra epoca e dal momento che io tratto di una giovane ragazza al momento quasi conclusivo del suo percorso formativo e quindi in “età da lavoro”… come avrei potuto non lambire l’argomento? certo, avrei potuto farlo se la mia protagonista fosse una di quelle ragazzine viziate che hanno la strada spianata da favoritismi e raccomandazioni: ma non era il suo caso.”

Nei tre romanzi della serie della Guerrera, si percepisce una colonna sonora che mantiene alto il ritmo. Rumba, cha cha cha, salsa, bachata, reaggeton, bolero, ritmi latino americani analizzati, amati, sentiti nel profondo dell’anima. Canzoni che implorano perdono, che cantano di tradimenti, di amori impossibili, che invitano i corpi a muoversi, a fondersi insieme. Un’immensa raccolta di canzoni e testi latini, dei quali Marilù è ottima conoscitrice, che accompagnano gli stati d’animo della Guerrera e, per osmosi, anche il lettore.

Il mondo della noche bolognese, viene descritto con abilità. utilizzando personaggi secondari che non sono solo dei comprimari ma veri e propri emblemi di un diffuso sentire: essere, anche solo per qualche ora, ciò che non si è nella vita di tutti i giorni. C’è Adolfo, anziano proprietario del locale, fascista convinto e innamorato di Princesa.  Si tratta di una donna bellissima, ma la cosa peggiore è che sia consapevole di esserlo. Questo la porta ad essere altezzosa, sempre alla ricerca di una notorietà confinata a quel piccolo mondo degli amanti della musica latina a Bologna. C’è il Pony, squallido come uomo e come dj, rissoso, rancoroso e sempre pronto a scaricare sugli altri la colpa dei propri fallimenti. Un mondo e una realtà intessuti di trame, invidie, sotterfugi e reciproche antipatie. Ma, Marilù, è proprio così la notte bolognese?

“No. Ho estremizzato per esigenze narrative. l’ambiente umano è così pittoresco, nei locali salseri. però sono luoghi seri. almeno io non ho mai visto giri strani.”

Ecco, infatti, la rivoluzione di Marilù e della sua Guerrera. Raccontare uno spaccato di un mondo senza ipocrisie e senza una vena marcatamente noir. Nella scrittura di Marilù non ci sono artifici letterari, frasi ad effetto messe lì solo per colpire, un’ambientazione cupa e carica di sospetto.Bensì c’è leggerezza e freschezza, Bologna è descritta com’è, senza abbellire né calcare la mano. Il suo perbenismo, i bimbiminchia, l’immigrazione, i suoi portici e i suoi viali, il traffico sulla circonvallazione, la perdita di un’identità condivisa.

Esattamente come, quaranta anni fa, fece il suo illustre concittadino, Loriano Macchiavelli, quando propose il personaggio di Antonio Sarti, quasi comico nelle sue sventure e così maledettamente noir.

Se l’argomento t’interessa allora dai un’occhiata a:

Mala Suerte

Tu la pagaras!

Fuego

Intervista a Marilù Oliva

Sui premi letterari noir di Marilù Oliva

Annunci

Una risposta a “Bologna in “salsa” noir

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...