Uno spritz con Susanna Raule


Noir Italiano: Ciao Susanna  e benvenuta  a Noir Italiano. Posso offrirti uno spritz?

Susanna Raule: ah, ah, volentieri!

NI: Cosa significa per te noir?

SR: Molte cose. Per lo più, uno stato d’animo. Credo che le distinzioni tradizionali tra i generi letterari non abbiamo più molto senso. Ci sono libri in cui il delitto non è centrale che sono però marcatamente noir. Mi viene in mente “Blacklands” di Belinda Bouer, ma l’elenco sarebbe lungo. Nello stesso tempo, ci sono romanzi anche molto cruenti che non sono affatto noir. Romanzi quasi asettici, che puntano sullo straniamento più che sull’atmosfera. Credo che il noir faccia leva sui nostri sentimenti primordiali più di ogni altro genere, mostrandoci, in un senso, il peggio dell’umanità, ma rendendolo anche stranamente interessante, quasi affascinante.

NI: Perché tra tutti i generi, hai scelto di cimentarti con il noir? 

SR: Non l’ho scelto, mi è venuto naturale. Come dicevo, credo che il noir sia in grado di esprimere le nostre paure più profonde, quelle di cui non siamo neanche consapevoli, e, nello stesso tempo, ce ne mostri gli aspetti affascinanti. Per me scrivere noir è come leggere quelle belle fiabe dell’orrore che non vanno più di moda. Quelle dei fratelli Grimm o quelle, più moderne ma non meno terribili, di Roald Dahl.

Per di più, permette di parlare di una varietà di argomenti, dall’attualità alla psicologia degli esseri umani. E ti consente anche di divertirti mentre lo fai!

NI: Nel tuo romanzo racconti di satanismo. E’ un tema molto forte. Come ti sei documentata sull’argomento?

SR: In modi diversi. In parte mi ero già interessata al fenomeno ai tempi dell’università, dopo che mi era in modo del tutto casuale, di conoscere, molto superficialmente, persone che, in seguito, sarebbero state processate e condannate per omicidio, ovvero le cosiddette “Bestie di Satana”. Visto che in un certo senso li avevo “sfiorati”, ero curiosa. In realtà, credo che il satanismo, nel loro caso, fosse più che altro un “accessorio”. Ho conosciuto altri “satanisti”, molto meno inquietanti. Gente a cui piaceva l’idea un po’ folkloristica del satanismo, per il resto del tutto innocui. Poi mi sono documentata, ho letto dei libri, alcuni decisamente parziali, sul fenomeno delle sette. Infine ho girellato per il web, dove c’è un bel po’ di materiale su un altro tipo ancora di satanisti, quei satanisti “freddi” che sono perlopiù anticlericali atei che usano satana come segno di rottura rispetto a un certo tipo di moralità cattolica.

NI: Quando scrivi ti prepari una scaletta oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

SR: Dipende da che cosa scrivo. Se si tratta della sceneggiatura per un fumetto, stendo una scaletta. Per i romanzi no. Dato che c’è un mistero da risolvere, mi annoierei a morte se conoscessi la soluzione prima di iniziare a scrivere. Ovviamente, se poi qualcosa non torna, posso sempre “barare”… ossia tornare indietro e cambiare qualche dettaglio!

NI: Il consiglio che daresti a un autore che volesse avvicinarsi al noir?

SR: Be’, sarà banale, ma di leggere. Non solo noir e non solo letteratura di genere. Come dicevo anche prima, ci sono moltissimi libri che sono “noir” senza essere “gialli”. Il noir è una sfumatura, qualcosa che ognuno di noi sviluppa in modo personale, ma è anche qualcosa che si nutre di ciò che abbiamo letto, visto, vissuto. E dato che per scrivere cose “nere” serve un particolare tipo di immaginazione, probabilmente gli autori di cui parli lo stanno già facendo.

NI: La tua musica per scrivere? 

SR: Quando scrivo non ascolto musica e quando ascolto musica non faccio nient’altro. Per me è così, la musica mi assorbe completamente.  Ciò non significa che quando scrivo non ho una colonna sonora. Ce l’ho, solo che è una colonna sonora interna, che raramente coincide con un pezzo musicale vero e proprio. Invece, quando ascolto musica, spazio. Mi piacciono i pezzi musicali che raccontano una storia, che lo facciano con le parole o con le note. Ascolto musica classica, e industrial, e goth rock, e Cohen, e Jonny Cash, e i Led Zeppelin, e i Nine Inch Nails, e Fabrizio De Andrè, e i cantautori francesi, e Alice Cooper. Storie particolari e nere, se vogliamo. Non è nerissimo, Rachmaninov? L’unica cosa che davvero non sopporto è il neo-melodico. Ognuno ha i suoi limiti.

NI: Quanto tempo impieghi per scrivere un romanzo tra creazione, scrittura e revisione?

SR: A immaginarlo, un sacco di tempo. A immaginare scene sparse, che poi magari non userò. A scriverlo, una quindicina di giorni. Poi lo lascio lì per qualche mese prima di revisionarlo. Infine c’è il lavoro di editing, i cui tempi non dipendono da me. Di solito, dopo aver parlato con la mia editor mi metto subito a rivedere i punti in questione e li amplio, correggo o riscrivo molto velocemente.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

SR: Be’, la frase più nera di tutte l’ha scritta Shakespeare, chi altri? “l’assassinio è vicino alla lussuria come la fiamma al fumo”. Da Pericle, principe di Tiro.

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