Un calice con Andrea Campanella


Noir Italiano: Ciao Andrea e benvenuto. Ci prendiamo un calice di Sciacchetrà?

Andrea Campanella :  e prendiamoci sto goto ,grazie volentieri  offro io, magari con i cantucci. A dire il vero  preferisco un Vermentino fresco magari con acciughe di Monterosso marinate. (A proposito è Sciachetrà con una c sola)

NI: Cosa significa per te noir?

AC: un romanzo  che ha al centro non solo la risoluzione di un crimine ma che presenta aspetti sui quali il lettore è chiamato a riflettere, ad approfondire. Nel noir bene e male non sono mai così nettamente divisi, anzi si confondono e spesso non c’è redenzione o consolazione finale.

NI: Cosa rende La Spezia una città noir?

La sua collocazione geografica, il porto, i misfatti soprattutto di tipo ambientale che ha subito, la forte presenza militare, massonica, l’ intreccio di traffici, interessi poco chiari, alcuni dei quali ho trattato e tratterò ancora. Nel ’72 siamo stati uno degli epicentri della Rosa dei venti, movimento golpista tra estrema destra massoneria e militari. Da noi, durante la seconda guerra mondiale,  era di stanza la X° Mas di Junio Valerio Borghese, il “principe nero”, tanto per dire

NI: Perché in Italia il noir ha così un buon seguito tra i lettori?

AC: il nostro è un paese irrisolto e non riconciliato, pieno di fantasmi che si materializzano ciclicamente

Il noir si è rivelato di fatto il genere che meglio di altri sa essere specchio delle angoscie e dei drammi del paese

NI: Come nascono i tuoi romanzi?

AC: dai ricordi, dall’osservazione, da un’idea che evolve col tempo. Nei romanzi con Alvise Bertani ho affrontato temi  a carattere ambientale, storico, sociologico. Quel  lato oscuro dell’esistenza che il commissario porta dentro di se e ritrova nella vita di tutti i giorni sotto forma di degrado, di crimine, di abuso di imbecillità. Come dicevo, cerco sempre di portare nel corpo del romanzo una buona dose di documenti. Su quelli il lettore è chiamato a riflettere e a farsi un’opinione

 NI: Un noir è anche verosimiglianza. Come ti documenti per scrivere un romanzo? 

AC: in modo approfondito e costante. In genere ci vogliono sei mesi di preparazione. Ed è la parte più divertente. Un vero lavoro di detection. Preparo un vero e proprio dossier, così procedo anche quando scrivo e sceneggio graphic novel. Nei romanzi porto i documenti dentro il romanzo, in modo sia palese la verità dei fatti da un lato e la fiction narrativa dall’altro. Il pericolo è che la documentazione appesantisca la narrazione. L’intento è di informare, di ricostruire le vicende storiche e di portarle al servizio dell’indagine. Visti i consensi ottenuti dai due romanzi sembra che il pericolo sia stato scongiurato e che l’operazione sia riuscita

NI: Come ti sei avvicinato alla scrittura?

AC: Perché avevo qualcosa da dire e credevo che l’avrei fatto in modo originale. Questo è cominciato al tempo del liceo. Professionalmente dal ’96 quando pubblicai le prime cose per Castelvecchi.

NI :Il consiglio che daresti a un autore che volesse avvicinarsi al noir?

AC: ho conosciuto ragazzi bravi ma incostanti. Quando gli facevo notare dove intervenire per migliorare, mollavano. Puoi avere la migliore idea del mondo ma se non conosci il mestiere per valorizzarla al meglio, quell’idea non vale niente, resta un’occasione sprecata. Scrivere è un lavoro continuo, un percorso di affinamento che si perfeziona con il tempo anche attraverso la crescita personale. Per cui il consiglio è di lavorare lavorare e lavorare. Eppoi la scrittura te la porti sempre dietro, in quello che vedi, che mangi, che ascolti, tutto confluisce in quelle pagine

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

AC: grazie a te. Questa è inedita ( per ora) “ bravo Bertani, proprio bravo. Pensavi di avere trovato la chiave che avrebbe aperto tutte le porte. Pensavi di avere in mano il gioco. Peccato che la chiave apre quasi tutte le porte. Non quella che interessa  te. Per cui getta la chiave e preparati ad abbattere quella porta, sempre che tu ne sia capace. Eh si, perché non è detto che tu ci riesca e anche se così fosse, sei sicuro che dall’altra parte troveresti quello che cerchi. E soprattutto, ti piacerebbe? Quante domande Bertani. Troppe, per uno che credeva di avere trovato la chiave giusta, di essere padrone del gioco”

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