Misteri, detective e fornelli_parte 3


Su gentile concessione di Oscar Montani e del suo blog SoftBoiled, trattasi della serie di articoli firmati proprio da Montani, riguardanti il connubio letterario tra detective, misteri e cibo.

Il commissario Maigret, ma dietro cui c’è Simenon, è un fine gourmand: nelle numerosissime pagine dei romanzi pubblicati, scopriamo la “sua” cucina, i suoi piatti e i suoi gusti. Il talento di Simenon consiste nel descrivere il protagonista anche attraverso il suo rapporto con il cibo, nella società in cui vive – la piccola borghesia francese, della capitale o dei piccoli paesi di periferia, che ama frequentare le trattorie familiari, le brasseries. Come la mitica brasserie “Dauphine” (al secolo Caffè Restourant aux Trois Marches), diventata quasi il suo secondo ufficio, dove il commissario continua le sue indagini e appare, se possibile, più concretato e acuto, davanti a una birra, a un bicchiere di vino o a un piatto tipico della cucina francese. Il cibo, anzi, sembra scandire il ritmo stesso delle indagini.
Fra le numerose inchieste, ricordiamo Maigret et l’affaire Saint Fiacre, uno dei primi libri, pubblicato nel 1932, dove il commissario ritorna nei luoghi della sua infanzia.
Una volta risolto il caso, tornato alla propria abitazione, viene accolto da Louise Léonard la premurosa moglie  che tenta di risollevarlo dalla stanchezza con i piatti più elaborati.
Si ricordi che ogni sera, tornato a casa, appendendo il cappello, il commissario  si divertiva a indovinare quale delizia sua moglie gli avesse cucinato: un “boeuf miroton“, una “blanquette de veau“, del “fricandeau all’oseille“, una “tarte aux mirabelles“, un “gâteau aux amandes“… ? Mica roba da poco: son ricette che la signora Maigret scambia con la signora Pardon.
Maigret, anche se esigente, rimane uomo dai gusti semplici e, pur consumando spesso i pasti al ristorante, preferisce un’alimentazione di stampo tipicamente francese e domestico. Pur amante della buona cucina popolare francese e dei buoni cibi che gli prepara la moglie, spesso, se non c’è la minestra di pomodori, si accontenta anche dei panini della brasserie Dauphine, vicina al Quai des Orfévres.
Beve d’abitudine di tutto: birra, vino, liquori, anche di fattura casalinga, che egli di solito associa alle indagini che sta seguendo: ci sono per esempio indagini “al calvados” o “al vino bianco”. Si sa che desidera che poche gocce di liquore alle prugne siano  aggiungente al   coq au vin che lui ama. Quando può chiede anche ilPatè di campagna con laVichyssoise, le fricandeau o l’arrosto di maiale con lenticchie Va matto, come dessert, per la Torta di riso.
Molti anni fa  uscì il libro di M.Courtine: “Le ricette della signora Maigret”, (Mondadori 1977). Ricordiamone una.
<< Finito il pranzo, sparecchiata la tavola, servito il caffè, Maigret offrì un sigaro al dottore, mentre le due donne cominciavano a chiaccherare in un angolo e, della loro conversazione, si sentiva tra l’altro: “Mi sono sempre chiesta come lo fate.” Si trattava del pollo servito durante il pranzo.
La signora Pardon continuava: “Ha un gusto delicato, appena percettibile, che è la cosa più buona e non arrivo però ad identificare.” “Ma è semplicissimo….Immagino che voi aggiungiate, al momento opportuno, un bicchiere di cognac.” “Di cognac o di armagnac, quello che ha sottomano…” “Eh! Bè, nonostante non sia ortodosso ci metto della prunella d’Alsazia…Ecco il segreto… >>
(Una confidenza di Maigret)
Mi sembra che Simenon sia stato più un raffinato assaggiatore, che un cuoco. Lui elenca, evoca, non insegna. Ben più raffinato ed esigente sembra essere Nero Wolfe, famoso personaggio scaturito dalla penna di Rex Stout. Ma il merito è di Fritz Brenner, il cuoco di Nero. Ne parliamo alla prossima.
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