Un aperitivo con Laura Vignali


Pistoiese doc, Laura Vignali è un’autrice molto attaccata alle sue origine e alla sua città. L’abbiamo invitata per farci raccontare dalla sua viva voce il suo modo di vivere la scrittura e il noir in generale.

Noir Italiano: Ciao Laura e benvenuta. Io prendo uno spritz, gradisci un aperitivo?

Laura Vignali:  Un aperitivo? Ah, sì grazie …  Ma che cosa beve una giallista noir? Forse … un Mojito Nero alla liquirizia? No, fa troppo esotico! Allora che ne dici di … un  Bloody Mary? Scontato, eh? Via, facciamo un Negroni! Va bene, ho capito: posso avere un po’ di Ferrarelle con una buccia di limone? Così cercherò di accreditare un’immagine di me un po’minimalista e ordinaria, sul tipo … “la giallista della porta accanto”.

NI: Cominciamo. Cosa significa per te noir?

LV: Per me una storia noir è innanzitutto una storia che offre spunti di riflessione non solo sull’ambiente nel quale si svolgono le vicende delittuose ma anche sulle zone più oscure e insondabili della psiche umana. E’ quindi un pretesto per indagare sulle pulsioni misteriose e irrazionali che spingono certi individui a compiere azioni che possono essere anche molto efferate.  In questo senso, se il giallo classico ci offre sempre una spiegazione razionale e ci consegna un colpevole ripristinando quello che è l’ordine originario, il noir non è altrettanto rassicurante. Tanto più che spesso il narratore utilizza non il punto di vista dell’investigatore( o comunque del personaggio positivo) bensì quella del colpevole. In tal modo la storia si colora di tinte torbide e spesso inquietanti. Nei miei romanzi filtro spesso la realtà dal punto di vista dell’assassino e devo ammettere che è un’operazione estremamente interessante, anche se non è affatto facile. L’importante è evitare di cadere nello stereotipo. Devo però ammettere che, usando spesso il registro comico, talvolta rischio di stemperare un po’ troppo la tragicità dei miei “cattivi” di turno.

NI: Pistoia è una città noir?

LV: Direi che Pistoia, nonostante ostenti un po’ compiaciuta la sua tranquillità provinciale, talora offre di sé un’immagine piuttosto noir. Questo alone di mistero un po’ truce le viene forse da una serie di eventi tragici legati al satanismo che hanno turbato la vita di una comunità solo apparentemente poco incline al fascino dell’irrazionale. Non bisogna dimenticare che, prima delle misteriose sparizioni legate alle messe nere di oggi, la nostra città è stata spesso teatro di fatti di sangue , come attestano le antiche cronache dal medioevo in poi.

NI: Donne e noir. Un connubio valido ma molto spesso sottovalutato da critica e lettori. Cosa ne pensi?

LV: Quello del noir al femminile è un argomento estremamente interessante. E’ facile legare l’immagine delle donna perversa a quella del crimine e la storia (scritta dagli uomini) è ricca sia di subdole avvelenatrici che di pericolose fattucchiere. In questo senso molti personaggi femminili di  storie noir presentano aspetti di indubbio fascino e appaiono decisamente ben riusciti. D’altra parte, se è’ vero che in letteratura l’ universo femminile è sempre stato oggetto di indagine, bisogna notare che oggi più che mai le donne non si limitano a farsi scrutare e raccontare dagli uomini ma si raccontano da sole. In questo senso l’ottica di una narratrice è abbastanza diversa da quella di un narratore e il proliferare di una narrativa gialla e noir al femminile è un fenomeno di indubbio interesse.

NI: Come nascono i tuoi romanzi? Pensi “vorrei scrivere una storia che parli di…”, oppure lasci che sia la scrittura a guidarti?

LV: Sinceramente, il più delle volte i miei romanzi  nascono istantaneamente,  guardandomi intorno. Come per una sorta di magia. All’improvviso, un personaggio( quasi sempre ispirato a qualche amico o conoscente) mi bussa alla porta del cervello e si impone con forza alla mia attenzione. Una volta che è riuscito a suscitare il mio interesse e a far breccia nella mia immaginazione, fa di tutto per essere raccontato: parla e si muove come se fosse vivo e, soprattutto, pretende che io racconti la sua storia, magari dal suo punto di vista. Allora incomincia il divertimento e sono io a entrare nel suo mondo e a partecipare alle sue vicende.

NI: Il tuo delitto perfetto?

LV: Non so se esiste un delitto perfetto. Solo soltanto che, per me, raccontare un delitto è un pretesto per penetrare nell’intimità dei personaggi, per cercare di svelare le ragioni che li hanno spinti a compiere determinate azioni .E’ una scusa per far rivivere atmosfere a volte dimenticate ed evocare sensazioni che mi hanno colpito. Mi piace osservare e descrivere ambienti  e situazioni reali, magari filtrati attraverso una lente un po’ deformata o grottesca. E poi c’è il piacere del narrare. Un piacere davvero esaltante e difficile da spiegare.

NI: Il noir è un genere che necessita di accurate ricerche per risultare credibile. Come affronti la cosa?

LV:E’ vero, in certi casi l’approssimazione può risultare fatale. Quando si racconta una storia si deve necessariamente seguire una logica, anche se la storia si tinge di aspetti surreali. Occorre documentarsi e dimostrare una sufficiente conoscenza di luoghi, periodi storici e personaggi. In particolare, credo che sia importante calarsi fino in fondo nell’epoca in cui si svolgono le vicende narrate e per far questo occorre usare un linguaggio convincente che non appaia anacronistico o artefatto. E questo è, secondo me, il compito più arduo. Se oggi è relativamente semplice documentarsi, grazie anche a Internet ,  calarsi in un personaggio che appartiene ad altri tempi e a contesti  diversi dai nostri presuppone una conoscenza e un’interiorizzazione che non nascono certo  da uno studio superficiale.

NI: Scerbanenco sosteneva che un autore noir deve ambientare le sue storie noir nel luogo in cui vive. Sei d’accordo?

LV: In un certo senso direi che ha ragione. Innanzitutto perché l’autore noir non si limita a costruire una trama ma si sofferma sulla descrizione degli ambienti, sconfinando spesso nell’indagine sociale. E’ chiaro che, se non  si vogliono creare degli stereotipi, occorre conoscere i luoghi dove sono ambientate le storie che si raccontano. D’altra parte l’interesse per la realtà non può e non deve limitare la fantasia e la creatività di uno scrittore. Personalmente parlo di personaggi che si ispirano a individui reali e di luoghi che conosco, anche se non sono necessariamente quelli nei quali vivo abitualmente. Mi capita spesso di raccontare storie ambientate nella mia città ma non disdegno neppure di far comparire realtà diverse con le quali sono venuta a contatto. L’importante è che senta questi luoghi come familiari e non mi limiti a rappresentarli come nelle cartoline.

NI: Il noir è solo una letteratura d’evasione o può aiutare anche a un “risveglio delle coscienze” raccontando lati della nostra società che si cerca di nascondere?

LV: E’ chiaro che il piacere di raccontare non è mai fine a se stesso. Ogni storia, anche quella meno didascalica, nasconde una “morale” o meglio esprime una visione del mondo e un giudizio di valore. Certe volte ha semplicemente la funzione di suscitare domande e perplessità, altre ha la presunzione di fornire delle risposte. In ogni caso, non credo alla neutralità dell’autore e alle pretese di oggettività di stampo verista. Per questo ritengo che il noir possa essere anche uno strumento per indagare la realtà e per denunciarne ingiustizie e storture. Uno strumento che sappia suscitare interesse nel lettore ma che lo faccia anche riflettere.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

LV: Qui è peggio che con l’aperitivo… Non vorrei dire una banalità. Forse sarebbe opportuno far notare al lettore che il nero a volte non è proprio nero ma sfuma nel grigio o addirittura si confonde con il bianco. Insomma, se tutto fosse semplice da decifrare non ci sarebbe bisogno di sforzarsi a capire. Come diceva uno che se ne intendeva più di me : << Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante non ne sogni la tua filosofia …>>

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8 risposte a “Un aperitivo con Laura Vignali

  1. Ho letto con interesse l’intervista, come con altrettanto piacere ho letto i tuoi romanzi. Condivido in pieno l’idea che narrare una storia, nel momento stesso che scelgo di raccontare quella piuttosto che un altra, mando un messaggio ben prerciso.
    In bocca al lupo! Egidio Manna

  2. Anche se ho letto poco di te mi permetto una mia modesta considerazione : riesci sempre a esprimere nella tua accurata analisi dei personaggi il “noir” dell’animo umano , ma sai anche fare vedere che nella vita vi è sempre ” un bicchiere mezzo pieno ” .
    Grazie Loletta 43

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