Un caffè con Alfredo Colitto


Alfredo Colitto, bolognese, è tra i massimi esponenti del thriller storico in Italia. E’ l’inventore della figura letteraria del medico medioevale Mondino dè Liuzzi e ha pubblicato finora 4 romanzi, che hanno ottenuto un gran successo in Italia e all’estero. Averlo come ospite a Noir Italiano è un gran onore.

Noir Italiano: Ciao Alfredo, benvenuto a Noir Italiano. Posso offrirti un caffé?

Alfredo Colitto: Sì, grazie. Non dico mai di no a un buon caffè.

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

AC: E’ un discorso complesso, sul quale sono già state spese molte parole. Semplificando al massimo, direi che per me “noir” indica quel tipo di narrativa della tensione che non si focalizza solo sullo scoprire chi ha commesso un delitto (come nel giallo classico, ad esempio) ma anche e soprattutto sulle motivazioni che spingono i personaggi ad agire.

NI: Cosa rende Bologna una città da noir?

AC: La sua calma e paciosità apparente. Come dice anche la saggezza popolare, le acque chete sono le più pericolose.

NI: Come nascono i tuoi romanzi?

AC: In genere da un’idea di base che mi può venire in qualsiasi momento e luogo. Poi la esamino nei particolari, faccio qualche ricerca preliminare e l’idea prende corpo. A volte ho l’idea di una storia e immagino i personaggi che potrebbero svilupparla al meglio, altre volte penso a un personaggio particolare e gli costruisco la trama intorno. Non ho una regola fissa.

NI: Ambientare un romanzo nel passato richiede uno studio e una documentazione non indifferente. Tu come affronti la cosa ?

AC: Con passione e divertimento. Scavando nel passato si scoprono una quantità di cose interessanti. La ricerca in parte è preliminare, e in parte è contemporanea alla scrittura, perché mentre la storia prende corpo saltano fuori idee per sottointrecci, per scene o episodi o anche per nuovi personaggi, che richiedono ricerche “ad hoc”.

NI: Nell’ambientare un romanzo storico ci si deve attenere alla perfezione alla realtà dell’epoca oppure è possibile usare anche la fantasia?

AC: Ogni scrittore fa come meglio crede, immagino. Io cerco di essere rigoroso nelle date, nella ricostruzione dell’ambiente e degli oggetti d’uso quotidiano, eccetera, ma saenza appesantire il romanzo con troppe spiegazioni. E uso la fantasia per tutto il resto. Altrimenti non avrei mai potuto mettere un personaggio storico come Mondino de’ Liuzzi davanti a un mistero alchemico che coinvolge anche i templari…

NI: Durante la fase di ricerca storica, consulti anche degli esperti?

AC: Certo. Negli anni scorsi mi ha aiutato molto il Professor Rolando Dondarini, medievista dell’Università di Bologna.

NI: Il consiglio che dai a un autore esordiente che volesse avvicinarsi al noir?

AC: “Scrivi quello che ti attrae, non quello che pensi possa indurre un editore a pubblicarti.” E’ un consiglio che ripeto spesso, perché molti esordienti cadono in questo errore.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

AC: Non lo saprei quantificare. Per me scrivere non è solo stare davanti al computer. Quando sono immerso in un romanzo, non stacco mai la spina. Anche mentre leggo un libro, guardo un film o faccio la spesa al supermercato, una parte della mente è sempre collegata alla storia, e nota le cose che potrebbero venire utili. Perciò direi che nel mio caso la scrittura è inseparabile dallo scrittore.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

AC: La prendo da Loriano Macchiavelli, amico e maestro scrittore: “Non saranno i nostri romanzi a cambiare le cose del mondo, in questo dannato paese”. Più noir di così…

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

La trilogia di Mondino de Liuzzi

Il romanzo storico secondo Franco Forte

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