Izzo e la nascita del noir mediterraneo


Jean Claude Izzo è universalmente riconosciuto come l’autore fondatore del noir mediterraneo. Raccogliendo l’eredità dei vari Helena, Manchette e delle esperienze di Fusco e Montalbàn, Izzo ha saputo creare un genere nel quale la bellezza del Mediterraneo striderà con la ferocia e la profondità del crimine che ne popola i bordi.

Nella sua trilogia marsigliese (Casino Totale, Chourmo e Solea) Izzo racconta le profonde contraddizioni e la vastità del fenomeno criminale che è ormai giunto a impadronirsi di ampi strati della società (ignara). Da vita al personaggio di Fabio Montale, delinquente potenziale e amico di delinquenti, passato per puro caso dall’altra parte della barricata, divenuto uno sbirro che non dimentica i luoghi, gli odori e le durezze del quartiere da cui proviene. Marsiglia è un enorme calderone di etnie e provenienze. Lo stesso Montale è figlio d’immigrati italiani. Poi ci sono i “pied noir”, gli immigrati delle colonie africane francesi, gli arabi, armeni, spagnoli scappati dal regime franchista, tedeschi rimasti dall’ultima guerra, rifugiati politici corsi, cinesi e turchi. Un composto di religioni, culture e modi di vivere pronto a esplodere. Marsiglia è stata contagiata dalla coglionaggine parigina. Sogna di essere capitale. Capitale del Sud. Dimenticando che quel che la rendeva una capitale era il porto. Incrocio di tutte le mescolanze umane. Da secoli. Da quando Protis ha posato il piede sulla spiaggia. E sposato la bella Gyptis, principessa ligure.”

E poi c’è lui, il mediterraneo, il mare aperto che incanta e cattura. La Marsiglia di Izzo non è una città turistica. Non c’è niente da vedere, fotografare, visitare. E’ una città che non offre nulla s enon la possibilità di schierarsi, prendere posizione, essere e vivere in fondo le proprie convinzioni. Marsiglia, porta d’Oriente. Altro luogo. Avventura, sogno. I Marsigliesi non amano i viaggi. Tutti li credono marinai, avventurieri, con padri e nonni che hanno fatto il giro del mondo, almeno una volta. Al massimo, sono stati fino a Niolo, o a Cap Croisette. Nelle famiglie borghesi, il mare era proibito ai bambini. Il porto permetteva gli affari, ma il mare era sporco. Da lì veniva il vizio. E la peste. Appena arrivava le bella stagione ci si spostava a vivere all’interno. Aix e la sua campagna, i mas e le bastide. Il mare veniva lasciato ai poveri.”

A leggerlo, Izzo appare pervaso da un profondo pessimismo. I suoi personaggi sono tutti vessati o sconfitti dalla vita (si pensi ai protagonisti di un altro romanzo marsigliese “Marinai perduti”), catturati da una città cattiva e sporca, che tutto ingurgita e distrugge. In realtà, al contrario dei romanzi di Manchette, i personaggi di Izzo sono l’emblema di una continua lotta contro lo stato delle cose e contro quel “giallo infinito” che è la vita.

“Questa era la storia di Marsiglia. La sua eternità. Un’utopia. L’unica utopia del mondo. Un luogo dove chiunque, di qualsiasi colore, poteva scendere da una barca o da un treno, con la valigia in mano, senza un soldo in tasca, e mescolarsi al flusso degli altri. Una città dove, appena posato il piede a terra, quella persona poteva dire: «Ci sono. È casa mia»”

E voi, l’avete mai letto Izzo? Che ne pensate?

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Un’introduzione al noir mediterraneo

L’eredità di Izzo di Piergiorgio Pulixi

L’Italia e il volto noir della verità

The black album, con Massimo Carlotto

Intervista a Massimo Carlotto

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