Il noir in Autogrill


Agosto, tempo di vacanze, esodi e controesodi. Io questo mese l’ho passato in tresferta, facendo la staffetta tra Cremona, Terni, Brescia e Monza, per vari progetti su cui sto lavorando. Questo ha significato uno spostamento quasi continuo per la rete autostradale italiana e numerose soste in Autogrill. Solo e rigorosamente stazioni di servizio Autogrill, perchè il mio titolare è un tipo attaccato alle tradizioni. Quando ci fermiamo per un caffè, di solito mi metto a spulciare la montagna di libri in offerta che l’Autogrill propone. Si passa dai libri che t’insegnano la vita (“Smetti di fumare”, “Impara ad amare”), libri di diete, romanzi degli scrittori più famosi, corsi d’inglese in sette lezioni. Questo mese ho scoperto che veniva “leggermente” sostenuto un romanzo noir di un’autrice anglossassone. Lo trovavo dappertutto. Alle casse, sugli scaffali, all’uscita, su un mobiletto all’ingresso dei bagni degli uomini. Mi sono chiesto più volte quante persone comprano i libri in autogrill e quali campagne pubblicitarie (e quali costi) vengono sostenuti dalle case editrici per martellare i viaggiatori e spingerli all’acquisto. Il noir fa cassa e fa gola ai lettori, tanto da rendere noir persino una Rustichella?

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Sui premi letterari noir italiani, di Marilù Oliva

Il noir è provinciale?

Lettera aperta agli scrittori esordienti, di Eliana Corrado

La solitudine dello scrittore

Il noir e la realtà

Gli scrittori noir (non) sono seri

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