Un calice con Giuseppe Previti


Giuseppe Previti è il curatore dell’antologia Toscana in Giallo e del festival letterario “Pistoia in giallo”. Quindi un gran conoscitore del noir italiano e del suo “stato di salute”.

Noir Italiano: Buongiorno Giuseppe e benvenuto. Io vado per un Sangiovese, tu?

Giuseppe Previti: un Chianti classico

NI: Cosa significa per te noir?

GP: Significa venire meno al rigore logico dell’inchiesta, evidenziare invece i caratteri di chi commette il crimine ed eventualmente della vittima,mentre il detective tradizionale ha sempre meno ruolo. Il noir prosegue la strada del giallo descrivendo la vita cruda e violenta della società odierna in tutti i suoi mali e descrivendo in aggiunta i recessi più oscuri dell’animo umano, in somma una forma letteraria che si avvicina molto alla società odierna.

NI: La Toscana è una regione noir? Perché?

GP: La Toscana può essere considerata una regione noir perché tutte le sue province offrono nel campo degli effetti criminosi numerosi fatti e tante tematiche
che non i corre mai il rischio di essere ripetitivi.Addirittura molti misteri non cessano di essere tali anche quando sono risolti,figurarsi i casi irrisolti. Il toscano polemizza per natura,all’insegna del motto “gli è tutto sbagliato,tutto da rifare…”

NI: Hai curato un’antologia di racconti noir toscani. Quali sono le caratteristiche di un racconto che merita di venir pubblicato?

GP: Un racconto deve essere ben costruito,ricco di suspense, inventiva e fantasia,deve rispettare i canoni della letteratura poliziesca,ma deve anche stimolare
il lettore all’approfondimento di quanto viene scritto.

NI: Ti colpisce di più l’ambientazione, la trama o lo stile con cui è scritto il romanzo?

GP: N on essendo un fanatico dell’ambientazione,sono più attento alla trama e al suo evolversi,il tutto sempre a condizione che sia ben scritto.

NI: Perché il noir ha un buon successo tra i lettori italiani?

GP: Per la modernità e l’attualità delle situazioni narrate, ma possiamo anche aggiungere che gli investigatori della letteratura noir soffrono essi stessi di turbe e traumi vari. Sono figure assai meno rassicuranti dell’investigatore classico,metodico e razionale,colpiscono perché
risolvendo le psicosi altrui finiscono per risolvere pure le proprie.Un sistema di indagare che entra in noi stessi,

NI: In cosa il noir italiano è inferiore al noir estero?

GP: Non parlerei di inferiorità, semmai di diversità di stili e situazioni, direi che il “giallo”italiano è stato per lunghissimo tempo inferiore se non altro da un punto di vista quantitativo. Le stagioni del noir, certo più recenti, hanno contribuito quasi a un ribaltamento della situazione..

NI: Cosa invece gli autori stranieri potrebbero apprendere dai giallisti italiani con i quali hai avuto a che fare?

GP: La c.d. letteratura di genere è stata “riletta”in Italia con molta passione, in  ultima analisi i co0nfini tra il giallo e il noir sono molto sfumati,spesso il giallo si mescola con il noir de il noir racconta storie gialle. I nostri giallisti hanno praticato quasi una contaminazione di vari generi, dal nero al giallo,,dal romanzo di avventure al thriller ricco di intrighi,dal romanzo storico a quello sociale,sino quasi al feuielleton. Una somma di generi che ha incontrato molto e che i nostri scrittori giallisti hanno saputo ben praticare. In questo senso gli autori stranieri,ben più  rigidi e schematizzati su una linea base,possono avere molto da apprendere

NI: il consiglio che dai a un autore che volesse cimentarsi con il noir?

GP: Di partire da uno studio della società e degli individui che la compongono,non avere remore nel raccontare paure,tensioni,crudeltà, violenze,però sempre rispettando i canoni classici della letteratura gialla e, ancora più fondamentale, curare il proprio stile narrativo.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir

GP: “…Per il momento al Vierux-port ,sulla terrazza della Samaritaine, ci beviamo fino all’ultimo minuto, spensieratamente come sempre, la splendida luce autunnale che piove dal cielo fin o alle cinque del pomeriggio.Non capirete niente di questa città  se rimanete indifferenti alla
sua luce. Marsiglia è città di luce e di vento……”(Jean-Claude Izzo).

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