Ma chi me l’ha fatto fare?


Sabato 2 Luglio sono andato alla Fiera Genova Mundi, ovviamente nel capoluogo ligure. Qui ho conosciuto Carlo Frilli, il titolare (insieme al fratello) della casa editrice Fratelli Frilli. Una casa editrice molto attiva e presente in Liguria, con ottimi titoli e qualche autore davvero interessante.

Parlando con Carlo però ho scoperto che la realtà è ben diversa e meno rosea. Le librerie hanno problemi di liquidità, la grande distribuzione si occupa solo di case conosciute e potenti mentre non prende in considerazione le piccole realtà, i clienti (tra cui, per fare un esempio, i quotidiani, che fanno uscire molti romanzi come allegati al giornale) non pagano oppure lo fanno a scadenze lontanissime, senza preoccuparsi minimamente delle fatture arretrate e insolute. Una realtà con cui Carlo deve fare i conti e che gli procura non pochi fastidi. Eppure lui, così’ come i titolari delle altre quasi cinquemila case editrici italiane, continuano nel loro lavoro, dando spazio ad autori che non troverebbero voce presso case più quotate, scommettendo su giovani promettenti e continuando a far circolare idee, cultura.

E’ vero, è il mercato a dettare le regole e non viceversa. Un editore lavora per guadagnare e mica lo fa “amoris dei”. Se punta e decide di pubblicare un esordiente, lo fa pensando che gli possa portare guadagno, non certo perchè gli sta simpatico. Si chiama imprenditoria. Però penso che Carlo e parecchi editori si siano chiesti, nei momenti di scoramento, “ma chi me l’ha fatto fare?”. Così come se lo saranno chiesti molti degli autori che ho conosciuto e che rubano ore alla famiglia, al lavoro, ai divertimenti, al sonno, pur di scrivere, per poi ritrovarsi sbattuti nella fossa dei leoni dell’offerta letteraria del nostro paese, molti senza pubblicità nè adeguato supporto. E se lo saranno chiesto anche molti blogger, come me e meglio di me, che passano notti a scrivere articoli, a inseguire autori da intervistare o che prendono un treno per presenziare a un evento, un festival, una fiera.

Persone che si sbattono, che fanno le cose per passione, ben consapevoli che la letteratura non permette di mangiare nè tantomeno di camparci. Eppure vanno avanti. Nonostante la crisi, le tasse che tolgono il 70% del guadagno, gli insoluti, i problemi logistici, nonostante tutto. Finchè ci saranno loro, editori, autori, blogger, il potere culturale del noir italiano continuerà a vivere e permetterà ai lettori di passare un’ora di godimento, di relax o, addirittura, di pensare.

Potranno chiedersi mille volte “ma chi me l’ha fatto fare?” ma finchè andranno avanti, noi non saremo un paese finito.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Sui premi letterari noir italiani, di Marilù Oliva

Il noir è provinciale?

Lettera aperta agli scrittori esordienti, di Eliana Corrado

La solitudine dello scrittore

Il noir e la realtà

Gli scrittori noir (non) sono seri

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