Un bicchiere con Vito Bollettino


Noir Italiano: Ciao Vito, benvenuto a Noir Italiano. Per me un calice di Chianti e per te?

Vito Bollettino: Caspita come è scuro qua dentro… non male, però. Vada per il chianti. Ci facciamo anche due o tre costolette di maiale, una bistecca di manzo al sangue annaffiata da una bella bottiglia d’ Aglianico del Vulture nero come la pece? Mi pare adatto al tema della nostra chiacchierata e, magari, un po’ ‘mbriaco dico pure delle cose interessanti.

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

VB: Principalmente è un’etichetta utile ai lettori per orientarsi tra gli scaffali delle librerie. Ma è anche lo stato d’animo, la condizione mentale ideale di cui ho bisogno per costruire una storia dove il bene e il male combattono la loro lotta eterna. Mano a mano che vado avanti nello sviluppo, però, sento il bisogno di allontanarmene, per poi ritornarci e così via più volte. Forse perché non amo le cose troppo pure, preferisco che siano contaminate, imbastardite.

NI: Cosa rende la Toscana una regione da noir?

VB: La presenza dell’uomo, come ogni altro angolo della terra.

NI: Quando scrivi parti da una scaletta predefinita oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

VB: Vorrei essere più professionale e organizzare il lavoro fin dall’inizio, ma ancora non ho imparato, forse perché, in fondo, sono convinto che la scrittura mi porterebbe dove gli pare anche se tentassi d’incanalarla dentro un alveo preciso.

NI: La tua musica per scrivere?

VB: Non ascolto musica mentre scrivo, preferisco il silenzio. Ho delle suggestioni musicali che arrivano nella testa mentre creo le situazioni o i personaggi, ma cambiano di continuo. L’ultima, e sta durando anche un po’ di più delle altre, è il tango. Il tango è forte, quasi quasi lo eleggo colonna sonora della mia scrittura.

NI: Parliamo di noir in sè stesso. Credi che si tratti solo di letteratura d’evasione o sia un modo che gli autori hanno per mostrare verità ritenute scomode?

VB: Discorso complesso e rischieremmo di svuotare fiaschi di vino, anziché due bicchieri per approfondirlo. Sintetizzando, diffido sempre delle verità, scomode o meno che siano, raccontate in chiave romanzata e quindi vale anche per il noir. Non mi piace, però, nemmeno l’idea del noir come letteratura d’evasione, preferisco che sia onesto, che mi dia lo spunto per delle riflessioni su un dato argomento senza la pretesa di raccontarmi la verità. Ad ogni modo, molto dipende dalle intenzioni dell’autore e dalla sensibilità del lettore.

NI: Molti autori amano il “fremito creativo” che accompagna la scrittura ma odiano la parte della revisione. Tu come l’affronti?

VB: La revisione è dura e noiosa, ma fondamentale, necessaria e io cerco di affrontarla con la massima serietà e pazienza.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

VB: Non so quantificarlo, ma sicuramente poco, purtroppo. Il lavoro mi porta via molto tempo e, spesso, in modo inaspettato, tanto altro tempo lo prende ( e io lo cedo volentieri) la famiglia. Alla scrittura gli restano le briciole… e gli tocca pure rubarle, se no le prenderebbe il divano (bella invenzione).

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

VB: Grazie a Noir Italiano (Italiano, come suona bene!). Una frase noir? Ne ho una, ma non so se considerarla un regalo. Sono le parole pronunciate anni fa da un vecchio detenuto che, già ultrasessantenne, aveva ammazzato la moglie. Lo incontrai per ragioni di lavoro quando aveva quasi ottant’anni e, probabilmente, ha finito i suoi giorni in carcere. Dopo aver parlato d’altro, così, per pura curiosità, gli chiesi della moglie e lui disse: ” Ispetto’, vorrei che mia moglie tornasse a campare”. Parlò tenendo gli occhi bassi e, ricordo, pensai che il rimorso lo stesse punendo più di quanto facesse la pena che gli aveva inflitto il giudice. Poi, mi fissò dritto negli occhi e aggiunse: “così potrei ammazzarla un’altra volta”.

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