I primi echi di noir mediterraneo: Helena e Manchette


Ogni movimento, sia intellettuale, politico o spirituale, non nasce per caso di punto in bianco, bensì è sempre il risultato d’idee precedenti, che sono state raccolte e sviluppate da persone capaci di comprenderne il messaggio. Questa considerazione vale anche per il noir mediterraneo. La stagione del noir mediterraneo è frutto del lavoro di alcuni autori precedenti, che ne hanno gettato le basi, sia come “messaggio” sia come caratteristiche.

Il primo fu André Helena. Il romanziere francese, talmente prolifico dall’aver pubblicato quasi duecento romanzi, ha cominciato a pubblicare nella Francia del secondo dopoguerra. Discostandosi dal filone alla Simenon, quello del giallo fine a sé stesso, ha preferito raccontare la realtà, nella sua forma più cruda e spietata. Il mondo delle carceri, le profonde contraddizioni di una nazione impoverita dalla guerra, lo strapotere della polizia. Nel suo romanzo “Gli sbirri hanno sempre ragione” viene trattato un tema caro a molti autori della futura generazione del noir mediterraneo: la prevaricazione dell’ordine costituito nei confronti dei detenuti. Nella vicenda in questione il protagonista, ex galeotto, viene incarcerato solo perché “capace del fatto”, anche se non vi sono prove a suo carico.

André Helena è stato dunque capace di gettare il seme per un differente tipo di romanzo poliziesco, con un fine che non fosse il semplice intrattenimento del lettore, bensì il risveglio della sua coscienza. Il noir come stimolo per raccontare il marcio del mondo.

L’eredità di Helena venne raccolta da un’altro autore francese, Jean-Patrick Manchette. Fortemente critico nei confronti della società francese degli anni ’70, del perbenismo dilagante e delle ipocrisie della società civile, Manchette si caratterizza per uno stile di scrittura “jazzistico” (infatti è un musicista di jazz be-bop) che saltella da scene di piatta descrizione a vivaci scontri a fuoco. Con i romanzi “Il caso N’Gustro” e “Nada”, l’autore francese svela i misteri e gli intrighi sociopolitici che si nascondono sotto la facciata della democrazia francese.

Questi due autori sono certo importanti ma hanno una caratteristica che li rende lontani dal noir mediterraneo propriamente detto: le loro storie sono storie di città (soprattutto parigine). Biosgnerà attendere le opere di Fuscoe Montalbàn per spostare l’obiettivo dalle città al mare.

E voi, li avete mai letti questi due autori? Che ne pensate?

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Il Mediterraneo come unità criminale

L’eredità di Izzo di Piergiorgio Pulixi

L’Italia e il volto noir della verità

The black album, con Massimo Carlotto

Intervista a Massimo Carlotto

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