Il Mediterraneo come unità criminale


Può il bacino del Mediterraneo venir rappresentato come un’unita criminale, nella quale si sviluppi una sorta di male oscuro, che corroda la società civile? La risposta è sì, poichè, nonostante le sfaccettature e le differenze culturali, sono parecchie le somiglianze che avvicinano le varie città che sono state protagoniste della stagione del noir mediterraneo.

Nel corso dei secoli, come scrive Sandro Ferri in un articolo intitolato “Azzurro e nero”, il Mediterraneo si è reso protagonista indiscusso della violenza e del crimine (sia reale che letterario). Basti pensare alle gesta degli eroi cantate nell’Iliade (una vera e propria “guerra mondiale” dell’antichità). Oppure collegarsi a crimini e omicidi illustri come quello nel quale venne coinvolto Giulio Cesare, ucciso per mano dello stesso figlio adottivo Bruto. La storia del bacino del Mediterraneo è segnata da scontri tra civiltà, dominazioni, soprusi e crimini mai dimenticati. E c’è anche un elemento culturale dominante: la faida.

Il termine faida deriva dal tedesco antico e descrive la possibilità per un uomo che ha subito un sopruso di vendicarsi attraverso l’uso indiscriminato della violenza. Traslato sotto il sole del Mediterraneo, il termine indica sovente quelle interminabili scie di sangue che caratterizzano i rapporti tra varie famiglie. Oggi la parola faida viene utilizzata per indicare le guerre che avvengono nella criminalità organizzata ma la pratica della “vendetta” è un uso diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo. La faida è un fenomeno che scaturisce da una forte denotazione culturale: il senso dell’onore. Il pastore che è stato derubato del bestiamo (abigeato), la donna violentata, l’uomo che è stato insultato, sono tutte situazioni nelle quali è giustificata (se non addirittura auspicata) la vendetta. L’onore è il valore più importante per una persona e anche solo la possibilità che questo venga infangato o messo in discussione rappresenta un’onta irreparabile, che può condurre all’infamia o all’allontanamento dalla comunità. Molto forte è l’immagine della donna corsa che affonda le dita nel corpo privo di vita del marito e che sporchi i visi dei figli con il sangue del padre morto, al fine di imprimere nelle loro anime il seme della vendetta. Che la si chiami “venganza”, “venditta”, “desamistade”, “eksichisi”, “vilanza” o “minditta” (rispettivamente in catalano, corso, sardo, greco, siciliano e calabrese) la sostanza non cambia. Si tratta della risposta violenza perpetrata da un uomo nei confronti di chi gli ha fatto un torto. Questo forte sentimento di “salvaguardia” dell’onore avrebbe portato, nei corso dei secoli, alla creazione di infinite e radicate faide familiari. A Creta, nella regione di Sfakia, nel sud dell’isola, è ancora viva un’antica faida tra le due famiglie più importanti del luogo e si dice abbia portato all’uccisione di quasi 900 persone!

 

Il fattore culturare della faida è ovviamente una questione del passato anche se ancora oggi è possibile ascoltare i canti sull’onore e sulla vendetta personale. Esemplare è la canzone “Vendetta”, del gruppo sardo tradizionale “Coro di Usini”, le cui parole (tradotte) recitano più o meno così:

“Il sangue sardo si ribella, io dovevo cercarlo e  compiere la mia vendetta. Aveva ucciso mio fratello, che era anche tuo figlio, o madre mia, l’assassino doveva pagare con la stessa moneta. Non si poteva sopportare tanto dolore, o madre mia. Io dovevo colpirlo malamente e l’ho massacrato barbaramente.”

Oggi la situazione è differente. Il mondo è globalizzato e anche il bacino del Mediterraneo ha stravolto le sue tradizioni e la sua cultura. Oggi il crimine principale non è la vendetta o gli omicidi d’onore, bensì si parla di sofisticazione alimentare, traffico di stupefacenti, prostituzione, inquinamento indiscriminato, sfruttamento del territorio e infiltrazione della criminalità nel tessuto sociale. Non ha caso il bacino del Mediterraneo è considerata la zona dove c’è il maggior riciclo di denaro sporco a livello mondiale. Il flusso del denaro è costante e questo porta alla presenza di un gran numero di entità organizzate. E dove c’è qualcosa di oscuro c’è anche un autore pronto a raccontarlo. Questo è dunque il sottobosco culturale e sociale che ha dato il via alla nascita del “noir mediterraneo”.

 

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Un’introduzione al noir mediterraneo

L’eredità di Izz di Piergiorgio Pulixi

L’Italia e il volto noir della verità

The black album, con Massimo Carlotto

Intervista a Massimo Carlotto

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