Un bicchiere con Oscar Montani


Oscar Montani, pseudonimo dello scrittore toscano Marco Santoni, è un autore ancorato e molto legato ai luoghi in cui vive: Monte Varchi, dove ha ambientato parecchi tra romanzi e racconti. E’ anche il curatore di un blog, SoftBoiled, con il quale NoirItaliano collaborerà per parlare di detective e cibo. Ascoltiamo la sua opinione su noir e scrittura.

Noir Italiano: Ciao Oscar, benvenuto. Che ci beviamo? Io vado di Negroni sbagliato. Tu?

Oscar Montani: Buona sera. Allo chalet “da Pippo” nella pineta di levante a Viareggio lo servono “sbagliato due volte”. Qui non credo lo conoscono, è un segreto che ha importato Corto (il mio detective viareggino) da una sua crociera a Porquerollles. Mi accontento di un prosecchino.

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

OM: Il discorso si potrebbe far complicato e anche polemico. Il “termine” noir è usato sconsideratamente dalla stampa, senza nessun rispetto per i quattro moschettieri (James Mallahan Cain, Cornell Woolrich, Dashiell Hammett e Raymond Chandler) per non parlare di Izzo, che niente hanno a che fare con Malvaldi, Camilleri o la Bartlett. Il mio ultimo romanzo La ragazza dello scambio è un noir: più attenzione al contesto sociale che all’assassino, violenza sorda, mutamenti nel personaggio narrante, … Ma, ripeto, lasciamo agli accademici le tassonomie e le classificazioni. Io scrivo romanzi gialli cavalcando i sottogeneri, tra cui il noir.

NI: Cosa rende la Toscana una regione da noir?

OM: Io sono convinto che in Italia il noir sia credibile in provincia, non nelle città, che poi, ad essere generosi, sono tre: Roma, Milano e Napoli. Cito dei nomi: Garlasco, Cogne, Erba, Ascoli, Perugia… La Toscana è una grande provincia, Firenze è stata segnata dal “Mostro”, la Versilia dalla Circe, Viareggio dal caso Lavorini, tanto basta a renderla adatta come location di delitti immaginari, ma subito credibili. Ma a voler esser sinceri: io uso location toscane perché le conosco bene: mai scrivere di posti e cose che non si conoscono: il ridicolo, come un avvoltoio, si posa subito sulla tua spalla!

NI: Quando scrivi parti da una scaletta predefinita oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

OM: Parto da una storia che mi sono “raccontato” durante le mie passeggiate a piedi o in bici, da dei personaggi abbozzati e da un contesto molto ben definito. Poi seguo l’evoluzione della storia ascoltando le decisioni dei personaggi che, immancabilmente, crescono e si fanno conoscere di pagina in pagina. Mi piace, soprattutto, farli parlare. Dai loro dialoghi li capisco meglio e do spazio a quelli che “funzionano” meglio.

NI: La tua musica per scrivere?

OM: Silenzio assoluto: se no, come farei ad ascoltare la voce dei miei personaggi?

NI: Parliamo di noir in sè stesso. Credi che si tratti solo di letteratura d’evasione o sia un modo che gli autori hanno per mostrare verità ritenute scomode?

OM: La letteratura d’evasione la fa l’autore, non il genere. Mi piace il giallo perché impone un seria disciplina all’autore. Ci sono regole di trama e struttura che non puoi ignorare. Questo ti forma. Il resto è talento. Può venir fuori una cosa leggera o letteratura: dipende solo dal carattere e dalla maestria di chi scrive. Izzo, un maestro assoluto, nella sua trilogia parla di Marsiglia e della mala del porto. Parla di persone in un contesto ben definito cercando d’essere credibile e di raccontare fatti reali. E’ bravo a scrivere, domina le parole e i suoi sono capolavori.

NI: Molti autori amano il “fremito creativo” che accompagna la scrittura ma odiano la parte della revisione. Tu come l’affronti?

OM: Non distinguo le due cose. Mi piace molto il “montaggio”. E’ quando monto le scene e aggiusto i dialoghi che il romanzo prende finalmente forma. Conosco degli autori che considerano finita l’opera dopo la prima stesura. Mi sembrano sarti che non stirano i vestiti che hanno confezionato. farebbero meglio a smettere. Ci sono anche alcuni che rifiutano di avere a che fare con un editor. Io rifiuto gli editori che non hanno editor.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

OM: Eccetto l’estate, che dedico a presentazioni e piccole cose, quando scrivo faccio una media di cinque ore al giorno per sei giorni. La domenica vado al cinema. Se un giorno prevedo di poterci dedicare meno di tre ore non mi ci metto neppure: sarebbe tempo perso. Ho una scrittura ciclica e in due ore faccio appena in tempo ad aggiustare le pagine stese il giorno prima.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

OM: «Io ho ucciso per denaro… e per una donna. E non ho preso i soldi… e non ho preso la donna». Non è mia, la pronuncia il protagonista de La fiamma del peccato, il noir più bello che sia mai stato girato. Ma da Billy Wilder, Raymond Chandler e J.M. Cain che ti aspetti, se non un capolavoro assoluto?

Non siete contenti? Be’, allora vi saluto con una mia:

“Un lenzuolo bianco copriva parzialmente il corpo. Si vedeva la testa immersa nell’acqua coi capelli lunghi, scuri che galleggiavano intorno come alghe lacustri. Le braccia allargate anch’esse erano abbandonate a mollo nel pantano. …”

E’ tratta da La ragazza dello scambio, il mio noir.

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