Il Duce non leggeva i gialli_Parte 4


Fermate il poliziesco, è un ordine

Premessa: Questo articolo non ha alcuna connotazione ideologica o politica. E’ solo un approfondimento su un aspetto della storia del romanzo poliziesco italiano. Qualunque commento sgradevole o di carattere politico verrà bloccato. Lo dico perché so che la mamma dei cretini è sempre incinta.

1941. L’Italia è in guerra da un anno. La situazione si è già dimostrata catastrofica per il regio esercito. La guerra alla Grecia, che Mussolini voleva rapida e vittoriosa, si è rivelata una disfatta di sangue e fango, arrivando addirittura a mettere a rischio la dominazione italiana sull’Albania. Solo l’intervento delle truppe tedesche porterà a “spezzare le reni alla Grecia”.

In questo clima nel quale le notizie sono annacquate, rivisitate e addolcite dalla censura, il romanzo poliziesco soffre il colpo finale, che porterà alla sua eliminazione dalla vita degli italiani.

Un’ordinanza del MilCulPop del ’41 dispone:

“Il ministero della Cultura popolare ha disposto, per ragioni di carattere morale, che la pubblicazione di libri gialli, sia sotto forma di periodici, sia di dispense, venga sottoposta alla sua preventiva autorizzazione. Il Ministero ha disposto inoltre che vengano ritirati dalla circolazione non pochi romanzi gialli già pubblicati e che giudica nocivi per la gioventù. L’incarico di ritirare tali libri è stato affidato agli editori stessi”

La serie dei Gialli Mondatori venne sospesa. L’ultimo romanzo pubblicato fu “La Casa inabitabile” di D’Errico. Poi il nulla. Solo case editrici come Sonzogno proseguirono nella pubblicazione di romanzi polizieschi, cosa che dev’essere costata non pochi grattacapi ad autori ed editore.

Complice la guerra e le disfatte in Russia e in Africa, i romanzi gialli persero la presa sul pubblico e finirono nel dimenticatoio. I giornali stessi erano razionati e uscivano in maniera scostante, a volte con un’unica pagina. Pubblicare romanzi, e di carattere poliziesco per giunta, era impensabile.

Fu allora che il 1 Giugno 1943, il fascismo tirò la staffilata decisiva al cuore del poliziesco italiano:

“Il Ministero della Cultura popolare dispone il sequestri di tutti i romanzi gialli in qualunque tempo stampati e ovunque esistenti in vendita”

Basta. Nessun romanzo giallo, edito in ogni tempo e in ogni dove, poteva circolare liberamente, pena la detenzione. Il veto rimase fino alla caduta del fascismo. Poi, finita la guerra, rinacque la passione italiana per il poliziesco, che ci avrebbe dato autori come Scerbanenco, Macchiavelli e Carlotto, ma questa è un’altra storia.

Rimane il fatto che il romanzo poliziesco italiano nacque sotto una “cattiva stella”, osteggiato dal regime eppure così amato dal pubblico. Il nocciolo della questione si può riassumere in questi termini: il noir ha lo scopo di risvegliare le coscienze, far riflettere il lettore e instillare in lui il seme del dubbio. E questa natura sarà sempre invisa dai regimi, di qualunque estrazione, colore e provenienza, che vogliono impedire al popolo di ragionare con la propria testa.

Se l’argomento t’interessa allora dai un’occhiata a:

Il Duce non leggeva i gialli (parte 3)

Le origini del poliziesco italiano

I gialli Mondadori

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