Un amaro con Alessandro Berselli


Alessandro Berselli, bolognese, è un autore che ama mescolare e cimentarsi con generi diversi. Pulp, noir, racconti dark influenzati dal rock. Non ha paura di raccontare e di colpire il lettore (sto leggendo un suo libro in questo momento e devo ammettere di essere rimasto impressionato). Intervistarlo, per chiedergli di parlarci del suo modo di vivere e vedere il noir e la scrittura, è stato un piacere.

Noir Italiano: Ciao Alessandro e benvenuto. Io prendo un mirto, che questo caldo mi fa venire nostalgia della Sardegna. Tu?

Alessandro Berselli: Negroni. L’aperitivo non è uno sport per signorine.

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

AB: Stare dentro il cervello dei personaggi. Giocare con la loro psicologia. Mi capita spesso di dibattere con amici scrittori su cosa sia più importante in una storia. Il plot. I personaggi. Lo stile. Secondo me la caratterizzazione dei personaggi è fondamentale. E’ lì che ti giochi la possibilità di creare il patto con il lettore. Cosa sarebbe Il silenzio degli innocenti senza Hannibal Lecter?

NI: Io ho conosciuto il lato oscuro di Bologna tramite i romanzi di Macchiavelli. Cosa rende questa città un luogo noir?

AB: E’una città di contrasti, quindi una buona location per storie nere, ma non credo Bologna abbia prerogative particolari. Qua si è creata una scuola di scrittura nera e quindi nell’immaginario adesso Bologna è una città noir. In realtà è solo una città con molti scrittori noir, che hanno aderito a una sorta di paradigma del noirismo bolognese (taglio non investigativo, attenzione alla dimensione psicologica, personaggi borderline). Tutto qua

NI: Bologna è una tra le città più prolifiche in quanto autori noir. Si può parlare di una vera e propria “scuola” del noir bolognese? Perché secondo te molti autori hanno sentito la necessità di raccontare il lato nero della città?

AB: vedi sopra

NI: Come nascono i tuoi romanzi?

AB: in modo casuale e con dinamiche sempre diverse. A volte un fatto minimale che evoca mondi, altre un fatto di cronaca. A volte nulla di tutto questo, un film, della musica. Non ci sono regole

NI: Quando scrivi parti da una scaletta ben precisa o ti fai guidare dalla scrittura?

AB: Scaletta mai. I libri e i personaggi una volta creati cominciano a muoversi in modo autonomo, vivono di luce propria. Dai loro un LA e vedi da che parte ti portono. A volte provi a guidarli ma non sempre ci riesci. Le storie e i personaggi sono più potenti della volontà dello scrittore, noi siamo solo i loro biografi

NI: : Il noir è solo una letteratura d’evasione oppure può aiutare a far luce su misteri e pecche della nostra società, aiutando il lettore a ragionare sui fatti?

AB: La due. E’ una letteratura non egoriferita che prende le mosse da quello che ci sta intorno e usa un espediente narrativo per raccontarci cose. Non parlo di letteratura pedagogica, non credo alla letteratura che insegna o ci spiega la realtà. Ma a una letteratura che fotografa e ce la fa vedere quella realtà, sì!

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

AB: Dipende. Ho periodo di assenza e altri che scrivo in modo compulsivo. Non sono un disciplinato e nemmeno un impiegato della scrittura. Scrivo quando ne ho voglia. Quando una storia e i suoi personaggi decidono che è arrivato il momento per farlo

NI: Una volta lo scrittore veniva considerato un intellettuale inarrivabile. Ora, grazie alla rete, ai social network, le distanze tra lettore e autore si sono accorciate, anzi, molti autori sondano gli umori del pubblico prima di iniziare una storia. Quant’è importante il rapporto con i lettori per te?

AB: Fondamentale. Hai il feed back sulle cose che scrivi e soprattutto trasformano il lettore da estraneo ad amico. Una volta andavi alle presentazioni, stringevi le mani, e poi non sapevi più nulla. Adesso si creano network, forum, dibattiti. E le bacheche diventano salotti

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

AB: Passo. Sono troppo atipico come scrittore noir per regalare una frase noir. Però cito una frase di Carver su come deve essere la scrittura: “Se una cosa puoi dirla con 10 parole, non usarne 15 o 20. Usane 10”. L’essenzialità. Scriviamo e leggiamo libri corti, evitiamo zavorre

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