Un caffè napoletano con Diana Lama


Napoletana, Diana Lama è un’autrice estremamente prolifica. Ha all’attivo numerosi romanzi e racconti di stampo noir e una bella collezione di premi (tra cui il premio Tedeschi del ’95). Fondatrice del movimento Napolinoir, nel quale cerca di raccogliere il pensiero e l’attività di molti autori gialli partenopei, è quindi una profonda conoscitrice del lato nero della vita. Per questo la invitiamo a parlarci di scrittura e noir, gustandoci un buon caffè napoletano!

Noir Italiano: Ciao Diana e benvenuta. Ci beviamo un bel caffè napoletano, con la moka?

Diana Lama: volentieri, il caffè mi piace forte e nero. A volte eccedo e ne prendo anche dieci al giorno!

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

DL: dipende: nell’accezione più ampia per me è una modalità dell’animo, una predisposizione a guardare la vita da una particolare prospettiva. Come giallista però sono ortodossa. Per me il noir è una sotto-sezione, per quanto eccellente, di un genere letterario. Le sue origini si possono ricondurre a Hammett, Chandler, Woolrich e ha prodotto molti figli e figliastri, ma per indicare la totalità di questo genere, in Italia io preferisco il termine giallo, omnicomprensivo, che affonda le radici nella nostra storia, e comprende tutte le sfumature del thriller e  del suspence, passando per il romanzo di indagine, il noir, il legal thriller etc etc

NI: Noir e Napoli, qual è il filo che lega la città e questo genere letterario?

DL: Napoli è una città molto nera e, al di sotto dell’immagine oleografica e scintillante da pizza, camorra & mandolino. Poi non dimentichiamo Napolinoir, di cui sono uno dei fondatori e presidente. E’ un’associazione che riunisce scrittori napoletani di questo genere, e che è credo la più longeva di Italia. Siamo legati da amicizia oltre che dagli stessi gusti in fatto di scrittura, abbiamo un sito www.napolinoir.com, tra l’altro appena rinnovato, un concorso letterario riservato alle scuole, ParoleinGiallo che è alla quinta edizione, e varie altre attività.

NI: Il luogo più noir di Napoli?

DL: il cimitero delle Fontanelle, una serie di antri cavernosi dove centinaia e centinaia di teschi vecchissimi ammucchiati gli uni sugli altri ti fissano con le loro orbite vuote! Scherzo, purtroppo la periferia di Napoli offre un’infinità di luoghi molto più tristi, neri e desolati. In alternativa, la Cappella del Principe di Sansevero è un luogo denso di misteri e suggestioni tenebrose e inquietanti. E infine, ci sono vicoli strettissimi nel ventre della città vecchia in cui ci si può ritrovare in un assolato pomeriggio di estate completamente soli al mondo e disperati.

NI: Cosa fai quando sei a caccia di nuove idee?

DL: guardo e ascolto. Sono una specie di cannibale emotivo, traggo ispirazione dalle persone attorno, soprattutto un volto sconosciuto in metropolitana, un atteggiamento, l’espressione di un viso, oppure qualche parola sentita per caso, il comportamento di una persona nota che mi induce a riflettere e immaginare qualcosa, Se un dettaglio stimola la mia fantasia lo incamero, nella testa o nel computer, per cacciarlo fuori al momento opportuno.

NI: Secondo te il noir è solo un genere d’evasione o può essere uno strumento di denuncia e di risveglio delle coscienze?

DL: rivendico assolutamente il mio diritto a essere uno scrittore di evasione, Sono un lettore bulimico prima che uno scrittore, leggo per vivere e respirare, e considero la lettura uno dei doni più grandi che l’essere umano abbia a disposizione. Un libro deve emozionare, incuriosire, far ridere o piangere, impaurire, scioccare, irritare, innamorare, divertire, stuzzicare, anche istruire, se l’autore è esperto di qualcosa in particolare, ma comunque sempre intrattenere e se è possibile affascinare. Sono sospettosa come lettore e quindi come scrittore verso chi mi denuncia qualcosa o vuole risvegliare la mia coscienza e la mia indignazione. Sono capacissima di farlo da sola. J

NI: Un consiglio che daresti a un autore che volesse cimentarsi con il noir?

DL: leggere molto e amare il genere. In giro vedo molti che parlano di giallo e noir senza conoscerlo veramente e soprattutto senza averlo amato. Solo dopo averlo rimasticato, digerito e metabolizzato ci si può cimentare, e casomai anche cercare di trascenderlo. Tutto nasce dalla passione, lo dice anche Hannibal Lecter: cosa fa il serial killer per prima cosa? Desidera. E poi inventa.

NI: Donne e nori, un binomio che nel nostro paese è molto forte (ho incontrato molte scrittrice “nere”) eppure la critica e l’editoria non sembra valorizzarlo appieno. Cosa ne pensi?

DL: purtroppo è vero, ma solamente in Italia, dove le donne, in questa come in altre professioni, sono considerate meno degli uomini e valutate di conseguenza. Nel resto del mondo per fortuna è diverso, in particolare nei paesi anglofoni che sono la patria del genere, le scrittrici sono state le pietre miliari del thriller. Penso a P.D. James, Ruth Rendell, Elisabeth George, Mo Hayder, Kathy Reichs, solo per citare alcune di quelle ancora in azione. Ma possiamo ricordare Doris Miles Disney, Dolores Hitchens, Martha Grimes, Dorothy Sayers, Mary Higgins Clark, Josephine Tey, Patricia Highsmith, e tante altre ancora senza scomodare Lady Agatha.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

DL: grazie a te. Una frase noir? Oddio non mi viene nulla in mente! J Diciamo: la verità è la figlia del tempo, tanto per citare quello che è considerato universalmente uno dei più bei romanzi di indagine di tutti i tempi, tra l’altro scritto da una donna. Può non sembrare una frase noir a prima vista, ma quello che fa uno scrittore di gialli è proprio esplorare e inventare quello che succede nella frazione di tempo che intercorre tra una morte e una verità. Una delle tante verità possibili.

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