L’Italia e il noir delle verità_Parte 4


Parte 4: Sbatti il mostro in prima pagina

Sono rimasto colpito da un intervento di Massimo Carlotto sul fatto che in Italia ci sia così un gran can-can mediatico su alcuni delitti. Vengono realizzati speciali, dirette, collegamenti dai tribunali, reportage, interviste e lunghe interviste a esperti che sanno tutto e mettono in mostra quanto, secondo loro, la polizia italiana sia incapace. Il delitto viene mostrato, sviscerato, gli indagati messi alla gogna, tutto è spettacolarizzato. Perché? Per l’audience, direte voi. Vero, fino a un certo punto. Carlotto invece lancia una provocazione. Non sarà che vogliono distrarci dalle verità scomode? Parlare dei delitti perpetrati nelle famiglie, nel torbido mondo della prostituzione o del vizio, serve a nascondere il vero crimine. Quello organizzato, che avanza e infiltra ogni cosa. E’ più facile parlare di un omicidio di una ragazzina innocente e andare avanti per mesi, creando un’aspettativa di scoop all’americana da parte dell’opinione pubblica, che raccontare che a Desio (città della Brianza a due passi da Monza), la giunta comunale si è dimessa per evitare l’infamante scioglimento per infiltrazioni mafiose. Cosa che non è accaduta a Ventimiglia, dove la giunta è stata sciolta e indagata.

La libertà, anche quella d’espressione, è divenuta un male, poiché permette al cittadino di pensare, ragionare, allenare la mente. Un cittadino ignorante è un cittadino che non da fastidio, poiché non si pone delle domande. Per ignoranza non intendiamo la mancanza di scolarizzazione bensì la mancata conoscenza dei fatti. “Se non si sanno le cose, non se ne può parlare” è il sunto della questione. Ed è contro questo teorema che si muove il noir d’inchiesta: risvegliare le coscienze. Il problema sta nel fatto che la flessibilità mentale si può colpire sia negando l’informazione anche con l’esatto opposto, ovvero “l’eccesso di informazione”.

“Sbatti il mostro in prima pagina” è il titolo di un film del 1972, con Gian Maria Volontè. Nella pellicola il direttore di un grande quotidiano veicola le notizie affinché la colpa di un omicidio a sfondo sessuale ricada su un importante esponente della sinistra extraparlamentare. Non è molto diverso da ora. Basta vedere i tg o leggere i quotidiani: c’è la settimana in cui si parla degli stupri compiuti dagli extracomunitari, la settimana dei furti nelle ville, il mese nel quale sembra che tutti siano pedofili e la settimana dopo è come se tutte le coppie sposate si uccidessero tra loro. E’ quindi possibile, attraverso l’eccesso di notizie su delitti e crimini, portare l’opinione pubblica ad assuefarsi e a giustificare tali fatti? Questa la risposta di Tersite Rossi:

Difficile rispondere riguardo al tema della comprensione e della giustificazione. Per quanto concerne, invece, l’assuefazione, possiamo dire con cognizione di causa da giornalista e “ex” giornalista che la spettacolarizzazione della “nera” crea sia assuefazione che, allo stesso tempo, dipendenza morbosa al crimine di sangue. Quando i mass media si crogiolano nel servire in vetrina il delitto, calcando la mano sui particolari più cupi e tragici, fanno vera e propria pornografia. Allo stesso modo si comportano gli sceneggiatori e i romanzieri che dalla prima all’ultima scena o pagina sguazzano nella violenza fine a se stessa, magari risolvendo il tutto dietro l’alibi della follia, che da eccezione del comportamento umano diventa inverosimilmente la norma. Quando i professionisti dei mezzi di informazione o i narratori indagano il crimine non dovrebbero mai dimenticare di ricercare e denunciare i perversi meccanismi di potere e di sopruso sociale che muovono il crimine stesso. Tutto il resto assomiglia un po’ alla spazzatura e ne mantiene l’odore acre. 

Il noir d’inchiesta dunque si deve porre in contrapposizione a questa tendenza di spettacolarizzazione dei delitti e della violenza. Ma qual è la ricetta affinché anche il noir d’inchiesta non si banalizzi?

“Continuando a tenere presente che i media hanno cancellato l’agire della criminalità organizzata. Basta “ascoltare” il territorio, monitorare gli indicatori, seguire le cronache e chiedersi continuamente “perché accadono certe cose?”. Il romanzo poi è una forma narrativa straordinaria per miscelare realtà e finzione e far capire al lettore cosa si vuole raccontare.”

E’ di Massimo Carlotto, per cui, cari autori che avete voglia di “sporcarvi le mani”, non potete far altro che farla vostra!

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