Il Duce non leggeva i gialli_Parte 3


I gialli “fascisti”

Premessa: Questo articolo non ha alcuna connotazione ideologica o politica. E’ solo un approfondimento su un aspetto della storia del romanzo poliziesco italiano. Qualunque commento sgradevole o di carattere politico verrà bloccato. Lo dico perché so che la mamma dei cretini è sempre incinta.

 

Il giallo di regime. Fu questa la carta che il fascismo adoperò per “purificare” e rivalutare il romanzo poliziesco italiano. Proponendo romanzi infarciti d’ideologia e di situazioni banali, che servivano solo a glorificare il fascismo e il suo Duce.

Due gli esempi più importanti. Si tratta di due autori e dei rispettivi personaggi che ormai sono dimenticati, per non dire “epurati”, dalla storia del giallo all’italiana.

Il primo è il commissario Orazio Grifaci del Servizio Speciale della Polizia Criminale, creato nel 1939 da Carlo Brighenti nel romanzo “L’assassino del Campione”

Chi è Orazio Grifaci?

L’autore ce lo presenta come “un uomo sulla trentina, bruno, alto, dal viso intelligente” che è entrato in polizia per “desiderio di bene”, poiché, “si chiese un giorno il nostro giovane, quale missione più bella di difendere l’uomo dal Male? Questa tremenda domanda se la rivolsero tanti uomini e furono dei santi, furono dei missionari, furono dei martiri”.

L’autore mette in bocca a Grifaci frasi del tipo:

 “Un vero poliziotto, non potrà mai compiere grandi cose, se non si sentirà milite di un apostolato”, oppure, “La bufera, placatasi miracolosamente nelle trincee, era esplosa nelle vie, ed i giovani, i giovani sani intendiamo, ne erano abbacinati. Illuminata di riflesso per più di tre anni dalla immensa luce della guerra, la gioventù italiana, improvvisamente, si ritrovò avvolta dalle fiamme della rivoluzione fascista. Quali fati propizii ebbe subito questa Rivoluzione! Un capo e dei Martiri! Orazio fu così fascista! Ne è passato di tempo da quel 1920! Albe nuove sono sorte dopo notti di tempesta!”

Un altro esempio di giallo di regime sono le opere di Romualdo Natoli, che vedono come protagonista l’ispettore Schurke della polizia tedesca. Un ispettore di chiara impronta nazista, capace di affermare cose del tipo:

“Un ebreo è come una macchia d’olio. Se si adopera subito la benzina, vi è qualche probabilità di cancellarla, ma quando le si lascia il tempo di incorporasi, essa ricomparirà sempre, per quanti tentativi si facciano per eliminarla”

“Ma…Schurke!” gridò Jourdan

“Questo lo ha detto Nietzsche, il creatore del germanesimo integrale” spiegò Schurke sorridendo.”

Un uomo duro, ariano, esemplare altero ed eroico della perfezione teutonica e della sua supremazia razziale sugli impuri. In un passaggio di un romanzo, Natoli fa dire a Schurke:

Avete sempre fatto i corruttori, voialtri, e avete sempre distrutto quello che vi era di buono negli uomini e nelle donne della mia razza che hanno avuto la sciagura di incappare nei vostri invisibili lacci. Ma ora è finita per voi…Tempi nuovi, coscienze nuove! Ora è il nostro tempo, Lowenthal: quello dei veri tedeschi!”

 Questi romanzi gialli non ebbero molto successo poiché supportati da una trama banale e scontata, pretesto esclusivo per elogiare le caratteristiche del regime e i suoi successi. I dialoghi sono stereotipati, infarciti di citazioni ai discorsi e ai successi di Mussolini o di Hitler, manca la componente psicologica dei personaggi e una vera e propria indagine poliziesca.

NB:Per approfondire la questione vi consiglio di leggere il bell’articolo di Marco Sangiorgi dal titolo “Il poliziotto fascista” 

 L’insuccesso di questo tipo di letteratura esasperò i rapporti tra regime e romanzo poliziesco. L’occasione per troncare definitivamente i rapporti venne da un gruppo di ragazzi milanesi che nel 1940 entrarono in una casa, rubarono oggetti di valore e percossero la cameriera. Dei dilettanti allo sbaraglio, acciuffati dalla polizia poche ore dopo il delitto. Per difendersi, i giovani delinquentelli dissero di avere preso spunto dalla lettura dei romanzi gialli.

Fu questo il pretesto che il regime cavalcò per chiudere i conti con il romanzo poliziesco italiano.

Se l’argomento t’interessa allora dai un’occhiata a:

Il Duce non leggeva i gialli (parte 2)

Le origini del poliziesco italiano

I gialli Mondadori

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3 risposte a “Il Duce non leggeva i gialli_Parte 3

  1. Bellissimo pezzo, Omar! Credo che sia uno dei più originali che abbia letto sul web… A dimostrazione che la letteratura è sempre figlia della sua epoca.
    A presto

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