Ambrosio indaga


Autore: Renato Olivieri

Tipologia: Racconti gialli

Luogo: Milano

Filo conduttore: Le indagini del commissario Ambrosio nell’arco di un anno

Ambientazione: I piccoli crimini di persone comuni

Protagonista: Il commissario Giulio Ambrosio della mobile di Milano

Narrazione: In terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che si può raccontare l’immensa banalità del male attraverso una prosa asciutta

Giudizio nero:  Amaro noir(Guida ai giudizi)

Il commissario Ambrosio è un uomo particolare. Uno sbirro particolare. Non è un accanito difensore della legge come Duca Lamberti, né un questurino con tanta passione ma poca propensione come Sarti Antonio. Ambrosio è un milanese che si muove nella “Milano bene”, la società dove il vizio, il tradimento, il delitto, sembrano parole aliene e così lontane.

Ambrosio si muove lungo quindici racconti che coprono un intero anno, un anno nella “Milano da bere” degli anni ’80, quella dei “danee”, degli yuppies, delle modelle, della giunta socialista e dell’apparire come forma di vita, come unica filosofia possibile. Non ci sono criminali ma solo vittime dei propri stessi crimini. Mariti traditi, donne impaurite, omosessuali repressi, giovani sbandati, madri apprensive, tutte figure per evidenziare la banalità del male, l’assurdità del delitto compiuto per salvare qualcosa che, in realtà, era già stato distrutto: l’apparente sicurezza delle loro esistenze.

I racconti hanno sempre lo stesso filo conduttore, l’interrogatorio o l’indagine di Ambrosio, che parla con i possibili colpevoli quasi in tono amichevole, costringendoli poi a confessore con un dialogo serrato fatto di botta e risposta e di colpi di scena che spiazzano non solo il criminale ma anche il lettore.

“Ambrosio indaga” è un bellissimo affresco di una Milano che non esiste più e della sua umanità attaccata al denaro, all’apparenza e al dogma del “fare i soldi”. Ed è un bell’esempio di come Milano possa essere triste, così triste e banale da poter dire “Lei non sa com’è facile uccidere la moglie, commissario. Un attimo ci vuole, un attimo”.

 

Perchè leggerlo: Per la malinconia insita nella scrittura e l’assurda banalità degli omicidi perpetrati all’interno della cosiddetta “normalità”

Perchè non leggerlo: Nessuna controindicazione, anzi

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Milano è triste e malinconica, alle volte

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