Un caffè con Tommaso Carbone


Tommaso Carbone, scrittore materano classe 1963, è un pedagogo con alle spalle una buona esperienza come autore noir. Ha infatti pubblicato già due romanzi e ha partecipato a prestigiose antologie di racconti, tra cui Carabinieri in giallo della Mondadori. E’ appena uscito il suo ultimo romanzo, “Niente è come sembra”, edito da Rusconi. Quale migliore occasione per fare due chiacchiere su noir e scrittura.

Noir Italiano: Ciao Tommaso e benvenuto. Posso offrirti un caffè?

Tommaso Carbone: Volentieri, purché non sia corretto con l’arsenico, ne bevo parecchi durante il giorno e non rinuncio mai a una tazzina di buon espresso.

NI: Cosa significa per te noir?

TC: Un genere capace di scandagliare a fondo nelle pieghe più nascoste dell’animo umano e che forse meglio di altri è riuscito a cogliere i rapidi mutamenti della nostra società mettendone in luce gli aspetti più crudi.

NI: Cosa rende Matera una città noir?  

TC: È una città molto bella con un centro storico stupendo, i famosi Sassi che la rendono unica. Ogni angolo, ogni piazzetta, ogni vicolo potrebbero essere il luogo ideale per un delitto, senza contare il paesaggio che le fa da contorno, con grotte scavate nella Murgia e bellissime chiese rupestri e

NI: Quando scrivi hai in mente la storia nella sua interezza oppure ti fai guidare dalla scrittura?

TC: Parto da un’idea e non so mai completamente come la storia si svilupperà. Nel mio ultimo romanzo Niente è come sembra, Rusconi Libri, per esempio, avevo in mente un finale completamente diverso. A volte ho come la sensazione che sia paradossalmente la storia a condurmi per mano e a portarmi dove vuole.

NI: Cosa vuoi trasmette al lettore attraverso i tuoi libri?

TC: Emozioni, sensazioni, una storia coinvolgente che faccia dimenticare per il tempo che dura la lettura tutti gli affanni quotidiani.

NI: Come ti comporti quando sei a caccia d’idee?  

TC:Non vado a caccia di idee. Come ti dicevo sono le idee che mi cercano. Quando bussa quella giusta mi metto all’opera.

NI: ll lettore non deve mai percepire il romanzo noir come una vicenda di fantasia, bensì come se fosse reale. Come affronti la questione della verosimiglianza delle tue storie?  

TC: Cerco di documentarmi su aspetti che conosco poco come la medicina legale, le leggi in genere, certi ambienti. Una volta chiesi a un capitano dei carabinieri di visitare i locali della Compagnia che comandava e di poterlo intervistare. Mi rispose che avrebbe dovuto chiedere un permesso al comando generale. Lasciai perdere e ne feci a meno. Ma preferisco sempre documentarmi. Mi risulta piuttosto difficile parlare di cose che conosco poco.

NI:La tua musica per scrivere?

TC:Preferisco scrivere in assoluto silenzio. Mi concentro meglio.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

TC: È così pieno di sospetti il delitto che si tradisce da sé per paura di essere scoperta. È una frase tratta dall’Amleto di William Shakespeare che ho scelto come epigrafe di mio romanzo.

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