Maria Elena Corbucci, vincitrice del premio Zucca Spirito Noir


Maria Elena Corbucci, viterbese trapiantata a Milano, esperta di oggetti d’arte, è la vincitrice del prestigioso concorso letterario della Rabarbaro Zucca “Spirito Noir”. Che sia lei la futura “Scerbanenco di domani” che NI sta cercando in ogni dove? Proviamo a scoprirlo…
Noir Italiano: Ciao Maria Elena e benvenuta a Noir Italiano. Ci beviamo un bicchierino di Rabarbaro, che dici?
MEC: Certo! Ci sta sempre bene una piacevole pausa Zucca!
Noir italiano: Cosa significa per te “noir”?
MEC:Il noir vive da sé e si nutre delle nostre paure. Il noir scandaglia il male, lo sviscera e lo interpreta. Il noir è il rapporto tortuoso con la morte, la realtà cruda che nessuno racconta e i pensieri oscuri che abitano gli animi umani. Il noir è in ognuno di noi, ecco perché ci affascina così tanto.
NI: Come ti sei avvicinata alla scrittura noir?
MEC:Sicuramente grazie a un lato del mio carattere, apparantemente solare ed estroverso, che ha influito sui miei gusti e le mie scelte. Questo lato del mio carattere, anzi questi, sono un’angoscia soffusa e una malinconia velata che non mi abbandonano mai. E’ stato poi  un accostarmi naturale a questo genere di scrittura, che troppo spesso rispecchia i miei stati d’animo e le mie atmosfere.
NI: Com’è nato il racconto “La notte del boia”?
MEC:Ho letto un articolo su un giornale del ritrovamento di alcuni diari di Anatole, figlio del mio protagonista Louis e ultimo boia ufficiale di Parigi, nei quali era annotata scrupolosamente ogni esecuzione compiuta. Mi sono allora soffermata a pensare a questa figura del boia, da sempre etichettata come disumana e bestiale: poi sono andata oltre immaginando  le sensazioni che si possono provare uccidendo migliaia di persone. Sono nate quindi delle domande: un boia si chiede se chi sta uccidendo sia colpevole o meno? Un boia avrà sensi di colpa? Chi è in realtà questo personaggio?  Poi la fantasia ha preso il sopravvento e ho scritto il racconto, a modo mio, di getto, in maniera impulsiva come tutte le mie azioni. I miei studi (storia della moda e del costume) e la mia passione per il passato,  hanno fisiologicamente prediletto la scelta di raccontare un personaggio strorico. E lo ripeto: è stato uno scrivere, un accostarsi, molto fluido.
NI: Per partecipare a un concorso letterario bisogna attenersi alle imposizioni stilistiche dettate nel regolamento. Trovi che sia una limitazione o uno stimolo per il lettore?
MEC:Bella domanda. In realta non credo ci sia una risposta corretta e una sbagliata. Penso che sia molto individuale l’approccio a un concorso, con le sue imposizioni e le sue regole e credo che si possa trovare lo stimolo anche con dei paletti da rispettare. Il confine tra limitazione e interpretazione della limitazione è molto personale e si può rischiare di andare facilmente fuori tema senza essere capiti. Se si riesce invece ad andare fuori tema in maniera originale e leggera, allora credo sia una soluzione vincente. E la limitazione diventa uno stimolo. So che ci sono state discussioni sul fatto che il mio racconto non  possa essere inserito  in una categoria noir: penso che i giudici abbiamo espresso meglio di me il perchè io abbia vinto.
NI: Perché un autore dovrebbe partecipare a un concorso letterario noir?
MEC:Solo ed esclusivamente per passione
NI: Come giudichi quest’esperienza?
MEC:Inaspettata sicuramente: è la prima volta che partecipo a un concorso ed è la prima volta che mi metto in gioco, facendo leggere a sconosciuti i racconti che scrivo, da sola, in genere per me. Accetto le critiche costruttive ma mi spaventa molto la cattiveria gratuita ( e non) perchè non riesco a gestirla . È per questo che ho aspettato quasi fino all’ultimo prima di decidermi a mandare il racconto al concorso. Ma ora sono felicissima ed è solo questa la cosa che conta.
NI: Progetti per il futuro?
MEC:Mi prenderò un po di tempo per metabolizzare questa esperienza, riflettere su quello che voglio fare veramente, su come questa vincita abbia influito sulle mie personali emozioni e poi…poi chissà…
NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…
MEC:La baciai. Un bacio lungo e violento. Perché la bimba non lo sapeva, ma era già morta, e in modo tale che non avrei potuto amarla di più. ”  L’assassino dentro di me, Jim Thompson.

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