Un giorno in libreria


Propongo un contributo dai toni eloquenti di Eliana Corrado, titolare della casa editrice Scrittura&Scritture, sul mondo dove finiscono i romanzi che tanto ci appassionano: le librerie. Un pamphlet appassionato sulle difficoltà che oggi come oggi incontrano le piccole realtà. Chi ha da dire qualcosa a riguardo, è il benvenuto su NI.

Sono entrata in un libreria cosiddetta “indipendente” del centro. Sono stata per un po’ di tempo lì dentro, ho sfogliato più di qualche libro, ho letto un bel po’ di quarte di copertina, mi sono interessata ad uno o ad un altro libro.

Ma la verità è che i libri, almeno in quel momento, non mi interessavano affatto, la mia era solo finzione allo stato puro. Ciò che mi interessava davvero era piuttosto la gente che come me guardava, sfogliava, toccava i libri. Mi interessava cercare di carpire il loro comportamento verso quegli oggetti che per noi di Scrittura & Scritture sono la nostra ragione di vita, quegli oggetti che un editore contribuisce a creare, a dare loro una forma, un colore, uno “spessore”, per poi affidarli ad un altro, fondamentale ma non ultimo, anello della “catena culturale” che provvede poi ad allinearli sugli scaffali della propria libreria, sistemarli in pile e pile, dare loro una collocazione piuttosto che un’altra, “settorializzarli” o semplicemente “classificarli”.

Ma è questo ciò  che fa un libraio? O forse questo è solo l’ultimo dei suoi “compiti”?

Un libraio è una persona che ogni mese ha letto e valutato le schede delle prossime uscite di centinaia di titoli, che ha scelto quali titoli ospitare nella sua libreria, e soprattutto in che quantità, un po’ seguendo i suoi gusti personali, un po’ quelli della sua clientela; un libraio è una persona che dà anche consigli ai potenziali lettori, e non ripetendo le “proposte d’acquisto” che qualcun’altro fa o ha fatto prima di loro… ma…

…ma questa è solo una bella fiaba… la realtà è ben diversa…

… la realtà è fatta in maggior parte di librerie omologate, di luoghi in cui l’offerta culturale è sempre uguale, dove la quantità di libri da ospitare è decisa solo dalla metratura di spazio disponibile… per cui “sapete, la mia è una piccola libreria, non ho spazio per tutti…” però poi non si capisce come mai ci siano centinaia di copie dell’ultimo best seller di turno che arrivano fino all’ingresso del negozio e zero quantità di centinaia e centinaia di titoli che nessuno mai leggerà perchè nessuno mai vi si imbatterà…

… la realtà è fatta di scaffali pieni di copie singole di titoli che il libraio prende solo perchè tanto poi la può rendere come e quando vuole…senza pagarci nessuna spesa: un contentino per l’editore “locale”, per l’amico scrittore, per l’agente simpatico… e poi perchè, in fondo, “non si può mai sapere… passasse uno che vuole proprio quel libro…?!”

…la realtà è fatta di librai che sempre più diffusamente organizzano nelle loro librerie dei piccoli “ghetti” in cui sistemano degli scaffali su cui campeggia la dicitura EDITORIA LOCALE… ma che in pochi poi, vanno a guardare perchè, in fondo, che significa EDITORIA LOCALE? Libri di editori di quel luogo? o piuttosto libri su quella località? e i libri di narrativa con ambientazione regionale dove andranno cercati?… ma i libri non andrebbero “sistemati” solo in base ad una classificazione di genere, o in ordine alfabetico per autore, e/o per “fascia d’età” (libri per bambini/ragazzi)??

…la realtà è fatta, nella maggior parte, di librerie dalle vetrine sciatte e polverose, con libri accatastati a casaccio e senza molto gusto estetico, come se il libro non sia un “prodotto” allettante o che meriti una qualche attenzione e che, invece, se esposto in un certo modo, potrebbe avvicinare…

…la realtà è fatta di libri che pur riportando sulla copertina la scritta “romanzo” o “racconto” finiscono nel settore ESOTERISMO solo perchè “il distributore di cui si serve quella casa editrice tratta PREVALENTEMENTE quel genere”…

…la realtà è fatta di librai che se l’autore non è del luogo, o se l’ambientazione non è locale, allora non lo prendono perchè “alla gente non interessa”… bè allora com’è che le librerie sono stracolme di autori stranieri o di libri ambientati nelle più svariate parti del mondo???

…la realtà è fatta di risposte simili a ritornelli di un disco inceppato: “la gente non li vuole questi libri!”…

Sono stata molto tempo a “spiare” le persone che per tutto l’arco di tempo del mio “appostamento” sono entrate e uscite dalla libreria, quasi sempre portando via con sè qualcosa…beninteso sempre dopo essere passati per la cassa a pagare… e sono arrivata ad una felice conclusione: nella maggior parte dei casi le persone che sono entrate non cercavano nulla di particolare, erano solo spinte dal desiderio di trovare qualcosa che soddisfasse una preferenza, un gusto, un piacere, personale o di qualcun’altro, magari spinti da un istinto momentaneo o da una precisa preferenza per un genere. E allora mi sono chiesta: se il potenziale acquirente/lettore avesse trovato tra quelle pile di libri, tra quelle copertine così in bella mostra nei reparti più centrali della libreria i libri di una casa editrice piccola e (semi)sconosciuta, o di un autore esordiente (o quasi) piuttosto che quelli più reclamizzati e “urlati” dalle pagine dei principali quotidiani e settimanali, non li avrebbero forse scelti lo stesso? E per il libraio cosa sarebbe cambiato se alla cassa avesse passato un codice a barre generato con sogno e passione all’interno di una piccolissima “realtà editoriale” piuttosto che da una “industria libraria”? Perchè non ci si imbatte mai (o quasi mai) in un libraio “coraggioso” che nella parte più visibile della sua libreria metta anche una bella pila di libri di cui non ha letto da nessuna parte, di cui nessuno sa niente ma che ha consapevolmente scelto da “operatore culturale” quale è? Perchè non fare una turnazione dei libri da mettere in bella mostra, includendo fra i “mostri sacri” dell’industria libraria anche qualche piccolo editore che per un motivo qualsiasi lo ha attirato per qualcosa? Nessuno mai che voglia sovvertire o infrangere o almeno provare ad incrinare leggi non scritte (ma più pesanti e più “vincolanti” di queste ultime) che lo “vietano”?

Il coraggio dei piccoli editori (editori puri e non a pagamento) avrebbe voglia di essere condiviso, incoraggiato e sostenuto dal coraggio dei librai.

I libri sono libri, possono piacere oppure no, possono essere lasciati a metà o essere riletti, recensiti o stroncati, vincitori di premi altisonanti o solo di gradimento del pubblico, ma la scelta ultima, il vero successo lo decreterà sempre il fondamentale, e questa volta sì, ultimo, anello della catena: il lettore. Lasciamo, allora, a lui il piacere e l’onore di scegliere liberamente, offrendogli una gamma quanto più vasta possibile di sogni da compiere tra le pagine di un libro…

A noi, che operiamo alla base del “monte cultura” è affidato il compito di operare le nostre scelte solo in base ad un unico criterio: la QUALITA’ , tutto il resto è falsa demagogia.

Eliana Corrado

Scrittura & Scritture

Se l’argomento t’interessa allora dai un’occhiata a:

Re di bastoni in piedi, di Francesca Battistella

Lettera aperta agli scrittori esordienti di Eliana Corrado

Vademecum per scrittori esordienti – Il mondo dell’editing

Vademecum per scrittori esordienti – Presentarsi alle case editrici

Vademecum per scrittori esordienti – L’editoria e gli aspiranti scrittori

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2 risposte a “Un giorno in libreria

  1. L’unico modo per superare i limiti delle librerie è un incremento della vendita di libri online, che permette anche di ridurre i costi. Sarò pessimista ma non credo che le librerie cambieranno mai modo di fare. Ma credo anche che siamo in una fase di transizione, in cui la rete avrà sempre maggiore importanza; e la rete non è facilmente controllabile come un quotidiano di proprietà e altri media “passivi”. Speriamo che la rete favorisca la qualità, a prescindere dal nome (dell’autore e dell’editore).

  2. Purtroppo continuo ad avere la sensazione che sopravvalutiamo la rete. Librai e distributori strozzano il mercato dell’editoria perso, com’è, dietro al concetto di “bottega” nell’inutile tentativo di “fare concorrenza” ai supermarket del libro. Il destino della libreria come l’abbiamo conosciuta da ragazzi, è segnato per sempre, le librerie sono come i mammut o gli pterodattili o come i litopterni, le ricorderemo come i giornali di carta, il grammofono a manovella e il telefono a disco. La GDO ha reso obsolete le librerie creando spazi di lettura e di ritrovo che i librai avevano dimenticato, trasformando così i loro “discount” in luoghi di fruizione del prodotto editoriale senza però strizzare l’occhio alle meritorie iniziative delle “piccole case editrici” sempre più marginalizzate.
    Cosa sarà del futuro? Non lo so. Il peccato mortale del mondo del libro è la crescente concentrazione di potere nelle mani dei soliti editori che impongono prodotti costruiti in batteria come vini in brick, come ricotta fatta con la panna e non con il siero, olio reso verde addizionando clorofilla e bresaola da cosce di zebù surgelato e lavorato in Italia.
    Cosa devono fare gli autori? Continuare a scrivere e credere nel lavoro appassionato, sanguigno e passionale di uomini e donne coraggiosi che cercano di mettere la loro faccia sul prodotto che pubblicano, sperando di trovare sul loro cammino un libraio capace di far sentire il profumo di stampa, di innamorarsi del carattere di una copertina e soprattutto di trasmettere questo loro amore, capaci di parlare, di spiegare, di vivere il libro. Cose che la rete non può fare. Ecco perché occorrono idee vecchie, perché quelle nuove sono già state “assorbite” dalla GDO che ripetono: “Noi siamo i Borg, l’esistenza come voi la conoscete è terminata, assimileremo le vostre peculiarità biologiche e tecnologiche alle nostre. La resistenza è inutile”

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