La trilogia di Mondino dè Liuzzi


Un contributo di Marco Ischia, che ringrazio con immensa gratitudine. Un giorno saprò sdebitarmi a modo.

Di thriller storici ne sono pieni gli scaffali e le vetrine delle librerie, segno di una moda e di un genere che piace. Forse perché le vicende narrate si svolgono lontano da noi, forse perché storia e mistero stanno bene a braccetto, o forse ancora perché arcano, esoterismo e misticismo hanno sempre affascinato l’uomo. Nel thriller storico possiamo trovare un po’ di tutto ciò, basti pensare al boom nato sull’onda del successo avuto da Dan Brown, con la popolarità che hanno conquistato i suoi libri.

Ma è di qualità che vorrei parlare, di quella che alcuni scrittori italiani hanno ormai dimostrato da tempo di avere. Per fare questo ho scelto di parlare della trilogia di Alfredo Colitto edita da Piemme, e per farlo inizierò dicendo che è con il thriller storico che Colitto tira fuori il meglio di sé. Di lui credo di aver letto quasi tutto, partendo da “Café Nopal” fino a “Il candidato” passando per “Duri di cuore”, ma come ho preso in mano il primo volume della trilogia ho subito capito che quello era il suo pane.

Cominciamo dall’inizio, più precisamente dalla Bologna del 1311 e dalla comparsa sulle pagine di “Cuore di Ferro” del Maestro, medico e anatomista Mondino de’ Liuzzi. La vicenda si apre con la scoperta di un cadavere, morto di una morte orrenda con il torace squarciato e il cuore trasformato in un blocco di ferro. A portare il cadavere da Mondino è un suo
studente, che si rivelerà anche un seguace dell’ordine dei Templari. La necessità della conoscenza pervade Mondino che rischiando in prima persona cercherà di scoprire chi e cosa ha trasformato quel cuore. Gli ingredienti ci sono tutti, ma vicende narrate a parte, prevale il modo di narrarle, e quando parlo di modo, non intendo solo la tecnica narrativa, ma il cuore (in questo caso non di ferro), la passione e la perizia, che l’autore mette nel descrivere i personaggi, i luoghi e i modi dell’epoca.

Numerose sono le rievocazioni, con sapienti e puntuali dettagli che però vengono inseriti con agilità nella trama dimostrando la conoscenza del tema trattato. L’intrigo è sempre presente, trasferendo al lettore la voglia di sapere come andrà a finire, e ulteriore merito, il tema trito e ritrito dei Templari è solamente accennato, come fosse un dettaglio quasi trascurabile. L’epilogo è degno dell’intera lettura che lo precede, e Colitto non scade mai nel banale, ma anzi
affina la plausibilità della vicenda con particolari che rendono l’opera completa.

Detto questo il problema nasce l’anno successivo, che se vogliamo è il 1312 per quanto riguarda l’ambientazione storica, ma io mi riferivo all’uscita del secondo volume “I discepoli del fuoco”. Il problema? Che una volta toccato con mano Mondino de’ Liuzzi non riuscite più a farne a meno, che una volta assaporato il modo di scrivere di Colitto noterete la differenza, e quindi la lettura del secondo volume diventa quasi una necessità. Forse in parte sto esagerando, ma ricordo ancora con quanta trepidazione ne ho atteso l’uscita in libreria. Come dicevo la vicenda si svolge nel 1312 esattamente
un anno dopo le vicende del primo volume. Mondino si trova a dover affrontare su incarico del Podestà, la misteriosa morte di un membro del Consiglio degli Anziani. Il corpo è stato ritrovato semicarbonizzato su una sedia, anzi su un faldistorio. Anche in questo caso Colitto fin dalle prime pagine ci cattura dandoci da un saggio della ricercatezza e dell’attenzione dei particolari, ancora una volta accompagnando il lettore in un percorso reso agevole dal dipanarsi graduale della trama, con l’immancabile colpo di scena.

Ma è con il 1313 (alias 2011) che Colitto coglie i frutti di tante fatiche, ed è proprio con il terzo volume della trilogia “Il libro dell’Angelo” che, dopo le affermazioni conquistate con i due precedenti, si aggiudica il premio Azzeccagarbugli 2011. Il giusto riconoscimento per un libro che riesce a reggere e oserei dire a crescere sulla distanza, perché si sa, i sequel, non sempre mantengono la qualità della prima. In questo volume Mondino lascerà Bologna per una Venezia mistica e misteriosa, colma d’intrighi di corte e di poteri oscuri. A “costringerlo” a lasciare la sua città e la sua amata sarà una scelta di cuore, che metterà in discussione i propri sentimenti. Ma sebbene si possano leggere uno in forma indipendente dall’altro, i tre libri consiglio di leggerli in sequenza per poter meglio apprezzare i riferimenti contenuti ai precedenti. Riferimenti ai personaggi e ai fatti, personaggi che trovano una rilevanza nel mondo femminile. Nonostante il personaggio principale sia un uomo, in tutti e tre i libri le donne hanno un ruolo essenziale, donne forti, donne perseguitate, donne che si riscattano. Non mi dilungherò oltre per quanto riguarda la trama, o i personaggi, quello che ancora una volta ci tengo a sottolineare è la capacità espressiva, l’attenzione del particolare che Alfredo Colitto ha messo in questo lavoro, e a conferma della qualità (se ce ne fosse ancora bisogno) è arrivata la traduzione e l’esportazione all’estero in paesi come Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Brasile, e se volete saperne di più vi rimando al sito ufficiale dell’autore ( http://alfredo-colitto.com/ ), sempre pronti ad accogliere la notizia di una nuova uscita.

Ma prima di chiudere vi svelerò alcune curiosità come quella che Mondino de’ Liuzzi è veramente esistito, che alcuni trattati anatomici citati nei libri,  sono davvero opera del medico anatomista bolognese, che Alfredo Colitto ha anche avuto modo di conoscere un suo discendente, che nel secondo volume è nascosta una citazione di un autore molto noir del passato.

Mi fermo qui, e non fatevi impressionare dal fatto che si tratta di tre volumi, perché alla fine non ne avrete abbastanza.

Buona lettura a tutti.

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