Noir Italiano incontra Michele Riondino


Michele Riondino è un attore giovane (classe 1979) e talentuoso. Dopo aver esordito in “Distretto di polizia” è divenuto il volto del commissario Montalbano. E Zingaretti, direte voi? C’è ancora. Riondino ha interpretato una serie tv incentrata sulle vicende del giovane Montalbano. Ora è anche il testimonial del concorso noir della Rabarbaro Zucca “Spirito noir”. Per noi è un piacere averlo come ospite a NI.

Noir Italiano: Ciao Michele e benvenuto. Ci beviamo un bicchierino di Rabarbaro, che dici?

Michele Riondino: Volentieri.

NI: Cosa significa per te “noir?”

MR: Il noir è un genere in cui quando le cose prendono una certa piega, non possono più tornare quelle che erano. E’ la realtà che si modifica.

NI: Tu sei nato a Taranto, per cui ti chiedo: cosa rende la Puglia un luogo noir?

MR: Non riesco a figurarmi la Puglia come uno scenario noir, fatta eccezione per l’impianto Ilva a Taranto: le fiamme e il fumo che circondano le ciminiere, il grigio delle lamiere…quello sì che è noir.

NI: Calarsi nei panni di un personaggio da noir implica (oltre al talento) un notevole studio. Come affronti la cosa?

MR: Il mio trucco è quello di non giudicare mai i personaggi che interpreto: che siano oscuri o dannati, il mio asso nella manica è quello di non condannare i loro atti criminali ma renderli umani. In questi casi non serve fare i moralisti, è controproducente.

NI: Vestire i panni del commissario Montalbano, dopo il successo dell’interpretazione di Zingaretti, non dev’essere stato facile…

MR: Non è stato facile dire di sì. Ma una volta messa in moto la macchina, il personaggio ha preso forma e la mia identità come giovane Montalbano si distaccata da tutto il resto.

NI: Spesso chi ha già letto un libro rimane deluso dalla sua trasposizione cinematografica. Che ne pensi?

MR: Sì, spesso è così. Proprio di recente mi è capitato di vedere il film “Molto forte, incredibilmente vicino”, tratto dal romanzo di Jonathan Safran Foer. Il libro era delizioso, la pellicola a dir poco imbarazzante.

NI: Il luogo migliore per ambientare un film noir in Italia?

MR: Mi viene in mente il Medioevo umbro, Perugia in primis, anche a causa degli inquietanti eventi di cronaca degli ultimi anni. E a proposito di ambientazione, essenziale è la notte, come ho suggerito ai concorrenti del “Premio Zucca – Spirito Noir Collection”.

NI: La pellicola noir italiana che consiglieresti a tutti di vedere?

MR: Tra i più recenti ho apprezzato moltissimo “L’ultimo extraterrestre” di Gianni Pacinotti, specie per l’ambientazione surreale.

NI: Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a diventare testimonial del concorso noir di Rabarbaro Zucca?

MR: Nutro profondo interesse per i personaggi oscuri, dalle psicologie complesse. Mi affascina il “thriller psicologico”, ciò che ha a che fare con le deviazioni.

NI: Cosa potranno trovare gli aspiranti “Scerbanenco di domani” partecipando a questo concorso?

MR: Di certo una giuria competente, che saprà valutare al meglio i loro lavori. E poi lettori attenti, amanti de genere.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

MR: “…ma lo sappiamo bene che qui uno vive e uno muore, e certo io riesco ancora ad infilare un piccolo respiro dietro l’altro. Fa male, ma ci riesco”. E’ una frase tratta dal mio prossimo spettacolo, “Siamosolonoi”. Che non ha niente a che fare con Vasco Rossi

Se l’argomento t’interessa allora dai un’occhiata a:

Intervista ai creatori del concorso “Spirito Noir”

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