Il segno dell’untore


Autore: Franco Forte

Tipologia: Giallo storico

Luogo: La Milano del 1576

Filo conduttore: Indagine sull’omicidio di un importante membro dell’Inquisizione

Ambientazione: la città meneghina durante l’epidemia di peste

Protagonista: Niccolò Taverna, notaio criminale

Narrazione: In terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che il mondo ha sempre girato allo stesso modo

Giudizio nero: Una piacevole conquista (Guida ai giudizi)

Niccolò Taverna è un investigatore, detto notaio criminale, che si trova a indagare sula morte, misteriosa e apparentemente insensata, di un alto esponente della “nomenklatura” meneghina. La novità? E’ che siamo nel 1576 e a Milano imperversa la pestilenza. La vittima è Bernardino da Savona, importante papavero dell’inquisizione spagnola e Taverna si ritroverà a indagare nel torbido dei difficili intrighi tra potere temporale, chiesa e inquisizione.

Il primo plauso a Franco Forte va per la ricostruzione storica. La città, gli usi e i costumi, i difficili equilibri di potere, le malefatte e l’apocalisse della peste sono descritti in maniera particolareggiata ma soprattutto vera. Niccolò Taverna si muove in una città devastata, con i lazzaretti traboccanti, percorsa dai carretti dei monatti e dal fumo acre dei cadaveri bruciati nei fopponi. Ma non è solo questo a colpire. Gli equilibri e gli intrighi tra Ducato milanese, curia e inquisizione sono rappresentati con efficacia e capacità e non differiscono poi tanto dalle moderne beghe politiche nostrane.

Il secondo plauso va per la struttura della vicenda investigativa. Durante lo svolgimento della trama, Niccolò Taverna si ritrova di fronte a tantissime ipotesi e soluzioni del caso, dove ognuna contraddice la precedente senza però confutarla. In questo modo Forte destabilizza il lettore che a più di metà del romanzo ha in mano una moltitudine di soluzioni, tutte valide e plausibili.

“Il segno dell’untore” rimane dunque un romanzo divertente e intrigante dal punto di vista del romanzo giallo ma anche un’ottima testimonianza di una “Milano che fu”. Un testo dunque che i milanesi potrebbero usare anche per conoscere un aspetto storico della città poco curato. E’ una cosa importante, si badi bene, perché, come dice la Teresa dei Legnanesi, “un popolo che non c’ha mica di memoria, non c’ha mica di storia”

Perchè leggerlo: Per la ricostruzione storica e la vivacità del racconto

Perchè non leggerlo: Nessuna controindicazione

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Se Milano ha superato una pestilenza così, supererà anche la crisi.

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