Il giallo storico secondo Franco Forte


Leggendo il romanzo di Franco Forte, “Il segno dell’untore”, ambientato nella Milano del 500, sono rimasto colpito dalla vivacità e dalla freschezza dell’ambientazione storica. Ho chiesto quindi a Franco di raccontarci qualche segreto su come documentarsi e strutturare un giallo storico. Cari “Scerbanenco di domani”, se il vostro sogno è un romanzo ambientato nel passato, prendete carta e penna e ascoltate cos’ha da dire Franco a riguardo.

Noir Italiano: Ciao Franco, sono felice che tu sia tornato da queste parti. Lascio perdere la birraia, che magari è un po’ indigesta. T’invito a un più semplice Aperol…

Franco Forte:grazie a te per lo spazio che mi concedi e… vada per l’Aperol.

NI: Sono rimasto colpito dal tuo romanzo “Il segno dell’untore” per l’efficace ricostruzione storica. Che tipo di lavoro di documentazione hai dovuto affrontare?

FF: Sono quasi trent’anni che studio, mi documento, approfondisco la storia della mia città, Milano, soprattutto in riferimento al 1500, un periodo molto importante, pieno di suggestioni e di personaggi di primaria grandezza, ma di cui si parla troppo poco. Le mie ricerche si sono diramate sia sui testi documentali, sia sul posto, oppure presso le principali biblioteche milanesi (prima fra tutte l’Ambrosiana, vero e proprio tesoro di testimonianze storiche sulla città), dandomi la possibilità di fare scoperte molto interessanti, come per esempio l’esistenza, nel 1500 milanese, delle figure dei notai criminali, funzionari del Tribunale di Giustizia incaricati di svolgere indagini su crimini efferati e ruberie. Personaggi di questo genere, così veri e così originali, non ne avevo mai incontrati, in nessuno delle migliaia di romanzi gialli, noir e thriller che ho letto, e questo, per uno scrittore alla ricerca di qualcosa di nuovo da raccontare, è un avvenimento estremamente prezioso.

NI: Ti sei rivolto anche a esperti nel settore?

FF: No, in realtà, veri esperti non ne ho incontrati. Del resto, il 1500 milanese non è argomento molto diffuso di studi, e forse, alla fine, sono io stesso uno dei principali esperti di questo periodo storico.

NI: Consiglieresti di utilizzare internet per effettuare una ricerca storica per un giallo?

FF: Assolutamente no. O meglio, solo in parte: Internet va bene per raccogliere notizie sommarie, farsi un’idea di un periodo storico e degli avvenimenti che lo hanno caratterizzato, ma niente di più. Poi bisogna trasformarsi in topi di biblioteca e affondare il naso nei testi, per andare alla ricerca di informazioni di valore, ben documentate e su cui non ci possano essere dubbi.

NI: Com’è possibile ricostruire il modo di pensare di un personaggio nel passato senza cadere nella banalità o nello stereotipo?

FF: Quello che può fare uno scrittore è immaginare, nient’altro. Ma anni di studio e di approfondimento, leggendo documenti dell’epoca, testimonianze, lettere e tutto quello che permette di capire in modo realistico gli atteggiamenti, gli usi e i costumi di un’epoca, consentono di immaginare con maggiore verosimiglianza, come ho fatto io nel momento di costruire il protagonista del mio romanzo, il giovane notaio criminale Niccolò Taverna, che deve non solo scoprire gli assassini di un Commissario Inquisitoriale, ma anche districarsi tra i poteri forti dell’epoca, che andavano dal Governatore di Milano al papato, dal Consiglio dell’Inquisizione spagnola all’arcivescovado, impersonato da un personaggio di primaria grandezza come Carlo Borromeo.

NI: Quali sono, secondo te, gli elementi che rendono un giallo storico ben ricostruito?

FF: Quando ci si aggira per un romanzo avendo la netta impressione di trovarsi trasportati nell’epoca descritta, senza chiedersi continuamente se qualcosa descritto sia vero o falso, allora l’obiettivo è centrato. Si tratta di ricostruire non solo ambientazioni e personaggi, ma anche rumori, odori, sensazioni ed emozioni che possano dare al lettore l’opportunità di compiere un viaggio nel tempo come per magia.

NI: Si deve per forza di cosa attenersi alla realtà storica oppure è concesso forzare la mano su alcuni aspetti storici, magari inventandoli, pur di rendere più funzionale la storia ?

FF: Il contesto e il substrato storico devono essere, a mio avviso, sempre attendibili, coerenti e documentati. Dopodiché, è ovvio che il narratore deve costruire un tessuto molto stretto, e per farlo ha bisogno della fantasia e dell’immaginazione per colmare le lacune della storiografia, calando però tutti i prodotti della sua verve narrativa all’interno di un contesto sempre veritiero e coerente.

NI: Quanto tempo ti ha impegnato la ricerca storica per il tuo ultimo romanzo?

FF: Come dicevo, “Il segno dell’untore” è il prodotto di moltissimi anni di studio della Milano del 1500, anche se in realtà è il secondo libro che scrivo ambientato in quel periodo. Il primo, “I bastioni del coraggio”, descrive gli avvenimenti di un gruppo di personaggi una quarantina d’anni prima del 1576, l’anno in cui si svolge “Il segno dell’untore”. E alcuni personaggi sono comuni a entrambi i romanzi, tanto che molti lettori mi chiedono di colmare il “buco” e scrivere un romanzo che descriva quello che è accaduto nel salto temporale che divide questi due libri. Chissà, forse un giorno lo farò…

NI: Ti ringrazio. Per concludere: alla luce del lavoro che hai svolto, riscriveresti un altro romanzo ambientato nel passato?Perché?

FF: Lo sto già facendo: sto scrivendo la seconda avventura di Niccolò Taverna, sempre ambientata nella Milano del 1576, piagata da una epidemia di peste di violenza inaudita. Il motivo? Perché mi diverto. E spero che lo stesso accada ai miei lettori

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