La donna dei fiori di carta


Autore: Donato Carrisi

Tipologia: Romanzo

Luogo: Monte Fumo – prima guerra mondiale

Filo conduttore: Tre domande

Ambientazione: La grotta di una trincea

Protagonista: Jacob Raumann medico austriaco, Guzman

Narrazione: Onniscente

Cosa impari dopo averlo letto: che per raccontare una storia bisogna riuscire a far viaggiare la fantasia

Giudizio nero:  Una piacevole conquista (Guida ai giudizi)

“La donna dei fiori di carta” non è un noir, ma essendolo il suo autore non potevamo non parlarne. Dopo il successo de “Il suggeritore” e de “Il tribunale delle anime” la pausa dalle ambientazioni thriller spiazza un po’, ma l’effetto è solo passeggero. Questa volta Carrisi gioca a creare la suspance attraverso un processo cognitivo alternativo a quello dei thriller. Tutto nasce da tre domande: Chi è Guzmann, chi è il prigioniero catturato dagli austriaci, e chi era l’uomo che fumava sul Titanic. Ma non è con la voglia di avere delle risposte che Carrisi afferra il lettore e lo trascina dentro questa storia. La capacità di narrare ti accoglie piacevolmente e poi ti trascina senza via di scampo. Non riporterò la trama, non proverò a spiegare i personaggi, dico solo che quella scritta abilmente da Carrisi è una storia dalla quale farsi avvolgere e lasciare trasportare con la mente libera attraverso le vite dei protagonisti. Nel libro si racconta di tabacco, fumo, montagne, viaggi e nomi. Il nome delle persone, il nome dei luoghi, il nome del prigioniero. Si tratta di una storia per tutti i gusti, non c’è genere quando si racconta una storia, ci sono solo parole, chi le racconta e chi le ascolta, perché mentre si legge si percepisce appunto la sensazione dell’ascolto, è come se le frasi anziché essere scritte, uscissero dalle pagine con una di quelle voci calde, profonde, tipiche delle voci narranti. Una piacevole conquista è il mio giudizio inevitabile, come inevitabile è il piacere di queste pagine.

Perchè leggerlo: perché è una vera storia e non una storia vera.

Perchè non leggerlo: non si può non leggerlo (a prescindere dai gusti letterari).

Cos’ho pensato quando l’ho finito: una gran bella storia.

Contributo a cura di Marco Ischia

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