Un caffè con Marilù Oliva


Marilù Oliva, bolognese, è l’autrice che ha inventato il personaggio della Guerrera, al secolo Elisa Guerra, salsera appassionata di criminologia. E’ inoltre una scrittrice infaticabile: infatti ha all’attivo, oltre a quello personale, un blog in cui parla di libri ed è la curatrice della rubrica “il Bugiardino” sull’Unità, nella quale recensisce i romanzi come fossero farmaci. In effetti è quello che devono fare i libri, cioè allievare i dolori dell’anima. Beh, per il noir non è proprio così ma è meglio se lo chiediamo direttamente a Marilù.

Noir Italiano: Ciao Marilù e benvenuta. Ci beviamo un caffè?

Marilù Oliva: La Guerrera ti direbbe invece che preferisce il rum, meglio se liscio e invecchiato.

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

MO: Innanzitutto il dato cromatico. Un colore – il nero, appunto – che deve coprire la storia e che, dalle vicende, si deve dilatare alla tecnica.  Il sapore noir è dato dalle atmosfere non rassicuranti, dal fatto che il mistero cala sullo sfondo e risaltano le persone, coi loro imbrogli, i loro rovelli e le loro vicissitudini. È uno sguardo cupo – se vuoi di denuncia – su una realtà che non si vorrebbe tale, che magari non esiste direttamente, ma in maniera traslata sì.

NI: Cosa rende Bologna una città da noir? Quasi tutti gli autori bolognesi che ho intervistato mi hanno consigliato di fare una passeggiata sotto i portici per capirlo…

MO: Oltre ai portici, che sicuramente meritano di essere attraversati – e oltre ai suoi bassifondi misteriosi – Bologna è come una ragnatela: la sua planimetria medievale fa irradiare le vie – strade dritte ma anche labirinti e stretti cunicoli – dal centro alla periferia e l’anello dei viali è – ma solo in apparenza – la circonferenza conclusiva di quella tela. Insomma: hai sempre la sensazione che sbuchi all’improvviso un ragno gigante.

NI: Com’è nato il personaggio della Guerrera?

MO: Nasce dall’esigenza di creare una donna lontana dai cliché fisici e caratteriali di alcune donne che la letteratura (così come la televisione) propone. La volevo imperfetta, non bellissima ma capace di manifestare la seduzione nei dettagli, sicura di sé, un po’ viziosa, disillusa, dotata di un carattere difficile, un po’ maschiaccio, immersa in una solitudine che è sia rifiuto degli altri, sia anelito verso un mondo più giusto. Ogni tanto qualcuno mi chiede cosa ci sia di me, in lei. Io rispondo poco. Fisicamente siamo entrambe piccoline. Caratterialmente abbiamo la stessa passione per la salsa, per Dante e per le patatine fritte. E la stessa insofferenza verso le ingiustizie. Crediamo inoltre negli stessi ideali, con la differenza che io nutro ancora qualche speranza

NI: Cosa fai quando sei a caccia di nuove idee?

MO: Non sono mai a caccia di nuove idee, nel senso che ho la fortuna di essere dotata di una fantasia vivace, forse anche troppo. Quindi il problema non è pescare nuovi spunti, è piuttosto trovare il tempo per scrivere i progetti che mi passano per la testa.

NI:Un noir è soprattutto verosimiglianza e documentazione. Come affronti la cosa?

MO: La documentazione la affronto sostanzialmente via web, andando in biblioteca, facendo interviste o affidandomi ad esperti (nel caso ad esempio, delle parti di anatomia patologia o alchimia). Per quanto riguarda la verosimiglianza… io credo che non sia possibile scrivere seriamente un noir (o un altro genere) se non si è capaci di osservare, di guardarsi attorno, di bere la realtà circostante e provare empatia. L’empatia non è un trucco e si ottiene a fatica, sulla propria pelle.

NI: Lo stereotipo del noir vede le protagoniste femminile relegate al ruolo di femmes fatales. Come può un’autrice superare il clichè e presentare qualcosa di nuovo?

MO: In tanti modi. Invertendo i ruoli: la donna non più raccontata come oggetto o aiutante o antagonista o desiderio, se vengono inoltre bandite le divisioni in buoni/cattivi ogni attore del romanzo diventa portatore di luci ed ombre. Questo sul piano della costruzione. Sul piano della scelta iconografica, invece, sarebbe molto più originale presentare donne normali, o dotate di una bellezza particolare che non è più quella stereotipata. Noir a parte, parlo in generale: sono molto annoiata dalle bellocce di turno. Lasciamole alla televisione.

NI: Una domanda che può apparire stupida ma alla quale pochi sanno rispondere: perché scrivi?

MO: Perché posso tenere al guinzaglio e tentare di far passare per forma artistica la schizofrenia che mi costringe a vivere in mondi paralleli.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

MO: “La gente scruta attraverso la penombra. La Guerrera è sotto osservazione: i ballerini vogliono vedere se stanotte se ne starà zitta e triste in un cantuccio o se ballerà con chi vorrà chiederglielo. La prova del nove, il termometro del suo lutto: non capita tutti i giorni che l’uomo che ti porti a letto venga infilzato con un candelabro negli occhi”.

Se l’argomento t’interessa allora dai un’occhiata a:

Tu la pagaras!

Fuego

Sui premi letterari noir di Marilù Oliva

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...